Tre manifesti a Ebbing Missouri: una critica sociale che porta il nome del film diretto da Martin Mcdonag, il quale si presenta alla notte degli Oscar per agguantare la statuetta del miglior film

Nella notte del 4 marzo il Gotha del mondo del cinema e dello spettacolo internazionale sarà chiamato a presiedere la serata degli Oscar, la quale sembra aver ridestato l’interesse, assopito nelle passate edizioni dalla presenza di film che dall’altra parte dell’oceano vengono definiti catch-all, di un pubblico quantomai interessato agli esiti di questa competizione.

Uno dei motivi di questa nuova vita della passerella più famosa di Hollywood risiede nella presenza di diverse pellicole che hanno catturato l’attenzione del pubblico grazie alle loro tematiche, che in maniera personale rispecchiano l’empatia sociale del nostro periodo. Una di queste pellicole è “Three bilboards outside Ebbing Missouri”, Tre manifesti a Ebbing Missouri, film che ha meritato ben sette nomination agli Oscar, tra cui quella della categoria miglior-film.

La sceneggiatura pensata e messa in atto pratico nella regia di Martin McDonagh riesce a raccontare e farti entrare nella vita dei personaggi che mette in scena in questa tragedia quanto mai moderna. La protagonista, interpretata da Frances McDormand, è la fotografia di una madre divorata dal dolore di aver perso una figlia e di non essere ancora riuscita ad avere giustizia dalle autorità. Il simbolismo dell’azione, del gesto ispirato dalla disperazione risiede nell’atto stesso di questa madre nel voler denunciare pubblicamente, tramite l’affissione di tre cartelloni lungo una via che porta alla cittadina dove abita, i problemi di una burocrazia e un sistema sociale non all’altezza delle necessità dei cittadini e dei suoi impiegati statali. Questa presa di posizione, che potremmo descrivere come ideologica, è la rappresentazione del distacco sociale che si è venuto a creare nella società contemporanea negli strati che rispettivamente erano rappresentati dai cittadini. Dal loro rapporto di fiducia con lo Stato nel senso intrinseco di autorità garantita da un servizio sociale e politico che dovrebbe erogare.

Ma le numerose pieghe di questo film verteranno sopratutto a una critica tout court della condizione sociale in cui la nostra società si è ritrovata. Per esempio, in uno dei passaggi del film si avrà un distacco dalla figura della Chiesa, come organizzazione ritenuta colpevole anch’essa di questa perdita di ideologia che si sta verificando ai nostri tempi, a causa delle contraddizioni interne e di un sistema gerarchico antico sia nei mezzi che nella forma.

Tutto ciò sullo sfondo di un messaggio che arriva subito al pubblico, il quale recita come un paradigma ideologico e che a parere di chi scrive, rende meritevole di un Oscar questo film: il fatto che l’ideologia risiede tutt’ora nei folli. Nei gesti di follia, di fuga dalla realtà troviamo al disperazione di una società arresa all’evidenza di essere stati resi impotenti. Vorrei specificare qui doverosamente l’intenzione di definire follia nei termini di un contesto foucaultiano della materia, ovvero la caratteristica in questo caso dell’individuo che non si arrende alla realtà ma è disposto a qualsiasi cosa pur di portare a termine il suo desiderio.

E sono proprio queste manifestazioni di follia che rappresentano il desiderio deleuziano in Tre manifesti a Ebbing Missouri, istintualità innata del’essere umano, mai sepolto all’interno della nostra coscienza ma assopito e narcotizzato dai costumi del consumismo e del populismo di massa. Tendiamo a quel sentimento di libertà e giustizia, ma le uniche aperture verso l’esterno di questa bolla culturale che è il capitalismo vengono identificate come atti di rabbia, atti che vanno contro l’etica e la moralità e colgono il punto debole del nostro essere. Tutto questo rappresentato senza fretta, in un film che scorre a ritmi non serrati ma che riesce a catturare l’attenzione del pubblico con intelligenza, facendo porre domande ai propri osservatori e sbattendogli in faccia la propria realtà.

Oltre alla meritata nomination agli Oscar, non è da sottovalutare la prestazione di Frances McDormand, la quale si cala nella parte di questa donna forte, che porta avanti le sua battaglia con la spinta insaziabile del dolore. Tuttavia, non c’è da meravigliarsi se avete letto nelle liste delle nomination il nome di Sam Rockwell che in compagnia di Woody Harrelson rappresentano la polizia locale della cittadina di Ebbing.

L’immenso Woody Harrelson presta il volto allo sceriffo Bill Willoughby, malato di cancro e capro espiatorio della polemica rivoluzionaria di Mildred; è uno dei personaggi più interessanti della storia, il quale riesce a far risaltare ancor di più la figura di Sam Rockwell nel ruolo di eroe dolce amaro della storia del film “Tre Manifesti a Ebbing Missouri“.

Il film diretto da Martin McDonagh si candida dunque ad un posto di rilievo in quella che il 4 marzo si prospetta una combattuta nottata degli Oscar.

Tre Manifesti a Ebbing Missouri riesce a far riflettere ed emozionare, senza mai staccarsi dalla realtà e dalle polemiche sociali alle quali una notte degli Oscar dovrebbe riuscire a dare risalto e il merito che si hanno dimostrato con questo progetto cinematografico.

Niccolò Inturrisi  

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