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Un successo importantissimo ed estremamente simbolico quello delle quattro atlete italiane ai Giochi del Mediterraneo, che hanno trionfato nella staffetta 4×400 con il tempo di 3’28’’08, regalando al nostro Paese un oro che vale la medaglia numero 156.

Uno schiaffo in faccia a quei leoni da tastiera che ogni giorno infestano i social con le loro idee retrograde e colme di odio. L’immagine delle quattro ragazze che indossavano il tricolore è diventata subito virale sul web. A incrementare gli hashtag e la sana satira social ci ha pensato il destino che ha voluto far trionfare queste atlete, tutte di origine straniera, proprio nel giorno del raduno di Pontida.

Il successo delle atlete italiane vince il razzismo

Ne sono derivati una serie di post e memes che hanno suscitato grande ilarità. Ma, satira a parte, il trionfo di Raphaela Luduko, Maria Benedicta Chigbolu, Libania Grenot e Ayomide Folorunso oltrepassa il mondo dell’atletica e arriva fino alla politica, riuscendo per la prima volta negli ultimi anni a mettere d’accordo unanimemente tutti i partiti almeno su un punto: “siamo tutti orgogliosi del successo azzurro”.

La vittoria dell’integrazione

È stata la vittoria dell’integrazione sull’ignoranza, la vittoria su chi resta chiuso nella propria caverna a contemplare una serie di ombre che assume come realtà. Il platonico mito della caverna, in questo frangente, è stato superato: l’Italia esce dalla propria campana di vetro in un momento storico determinante e capisce quanto sia importante una corretta integrazione.

E lo fa attraverso uno dei pochi, se non l’unico, strumento di coesione che questo popolo conosce: lo sport. Lo sport che parla con i fatti e racconta la vita di ragazze che seppur dotate di un eccezionale talento hanno deciso d’intraprendere parallelamente percorsi culturali impegnativi come università, esercito eccetera.

Chi sono le quattro atlete italiane

Raphaela Luduko è nata ad Aversa da famiglia sudanese ed è cresciuta a Modena. Lei è uno dei tanti esempi dei cosiddetti “italiani di seconda generazione”, che oltre e essere diventata meritatamente una stella dell’atletica internazionale si impegna anche molto sui libri. Studia infatti per laurearsi in Scienze Motorie.

Ayomide Folorunso è nata in Nigeria, ma si è trasferita in Italia fin da bambina. Oltre a diventare nel tempo campionessa europea under 23 nei 400 ostacoli, studia per diventare pediatra.

Maria Benedicta Chigbolu ha madre italiana e padre nigeriano, è laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione. È membro dell’esercito italiano. Oltre ad aver conquistato il bronzo europeo nel 2016, ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai giochi di Rio dello stesso anno.

Libania Grenot è cubana, la più anziana del quartetto, è stata naturalizzata italiana nel 2008 ed è stata una delle punte di diamante della nostra atletica, conquistando un oro europeo nel 2016 e correndo addirittura la finale di Rio nello stesso anno. È proprio lei a sostenere il tricolore in maniera tanto orgogliosa nella foto.

I brevissimi cenni biografici su queste ragazze danno l’idea normalità, tanto che stupisce come abbiano fatto a far coincidere i tanti impegni sportivi con quelli studenteschi o lavorativi – uno stupore che affiora anche nel caso di altri atleti che hanno svolto percorsi simili. Ed è giusto celebrare la normalità, oltre che l’evidente eccezionalità, di queste atlete che con impegno e sacrificio sono riuscite a portare a termine un risultato storico per la nostra atletica.

L’Italia che risponde all’Italia

Questa foto, che è diventata per alcuni un vero e proprio strumento politico, può essere letta come un momento storico per il nostro Paese. Un po’ come quando, girando per qualche città italiana, capita di imbattersi nelle foto di Grosso e degli altri componenti della nazionale di calcio campione del mondo nel 2006, che tuttora ci riempie il cuore d’orgoglio.

Quella è stata una vittoria verso chi vedeva il nome “Italia” come un sinonimo di corruzione e malaffare. Questo è un successo verso chi associa la nostra nazione al razzismo e verso quegli “itagliani” che, spinti dalla loro pochezza culturale, professano fantomatiche nozioni puristiche su quella che considerano “italianità”.

È una risposta, o meglio un insegnamento, che l’Italia dà a sé stessa. Ad un mese dagli striscioni e dalle critiche contro Balotelli, arriva la risposta migliore. È questo il vero cambiamento. La celebrazione del successo di Libania, Maria Benedicta, Ayomide e Raphaela non si può ridurre a semplice spot antirazzista, perché non sarebbe giusto nei loro confronti.

La loro vittoria è l’esaltazione totale dell’essere italiani, della nostra Costituzione e della nostra Repubblica che non conosce differenze e che ci rende tutti allo stesso modo cittadini di questo Paese.

Giovanni Ruoppo

Fonte immagine in evidenza: www.corriere.it