Frah Quintale, «Banzai (Lato Arancio)»: la faccia lucente della medaglia
Fonte: Undamento

Radicato nel rap ma sostanzialmente pop, policromo e dilettevole con, allo stesso tempo, un gradevole retrogusto emotivo agrodolce che, in dosi non massicce come in questo caso, non guasta: l’uscita del suo terzo lavoro in studio da solista, vale a dire “Banzai (Lato Arancio)”, ha rappresentato per Frah Quintale un’altra occasione propizia per dar voce e sostanza a nuove idee, a fondamenti di verità autobiografica che, malgrado appaiano all’ascolto semplici ed immediati, presentano una carica poetica da non prendere sotto gamba.

Se nella prima parte del progetto, concretizzatasi all’incirca un anno fa con la pubblicazione di “Banzai (Lato Blu)” , il cantautore e rapper bresciano è apparso agli occhi – o meglio alle orecchie – dei propri ascoltatori meditativo e attento a parentesi introspettive circa le relazioni umane, oggi Frah Quintale parrebbe aver riscoperto il piacere di accudire sé stesso e quello di vivere esperienze inedite; il risultato è un disco meno legato alle influenze musicali del passato e, di conseguenza, maggiormente sperimentale rispetto alla precedente uscita discografica; in sintesi i due album possono considerarsi due opposti della stessa facciata.

La scelta di adottare un colore caldo come l’arancio non è per nulla casuale: risultato della mescolanza del rosso e del giallo, è un potente catalizzatore di energie in grado di fornire una nuova carica vitale. Stimolando il moto, l’arancione è un prezioso alleato per quanti sono desiderosi di intraprendere un percorso di crescita e rinascita, lasciandosi alle spalle paure, fobie e frustazioni che ci attanagliano il cuore.

All’indomani della pubblicazione di “Banzai (Lato Arancio)” per l’etichetta discografica Undamento, la nostra redazione ha contattato Frah Quintale per parlarne direttamente con lui. Di seguito l’intervista completa:

In “Sì può darsi”, perfetto assaggio della tua più recente fatica discografica, direi che hai esposto in maniera netta la tua personale percezione del sano concetto di libertà. Ritieni di viverne all’insegna o ti senti costretto in una morsa?

«La libertà alla quale mi riferisco nella canzone è un qualcosa di profondo, che nasce come parte inscindibile del proprio Io. Essere libero, sia per Francesco Servidei che per Frah Quintale, ha una connotazione legata a ciò che si è veramente: se non facessi quanto desidero (ovviamente tenendo conto che non solo solo al mondo), amassi, esprimessi le mie emozioni, non lo sarei nel pieno delle mie facoltà. Ogni volta che mi sono allontanato dalla mia vera natura, negandomi ad essa o soffocandola mantenendo rapporti logoranti, ho perduto la possibilità di vivermi veramente; riflettendoci sopra, ho rivisto le mie priorità rispetto ad allora.»

Facendo un paragone con a quanto ci avevi abituati in precedenza, mischiando il gusto per la melodia alla freschezza dei testi, “Banzai (Lato Arancio)” presenta un mood meno affine. Frah, come sei riuscito a dar vita a canzoni che si prestano a un così alto tasso di creatività?

«Ti ringrazio per le belle parole spese! Il mio auspicio è di essere riuscito a creare un prodotto discografico quanto più eterogeneo, pur mantenendo a braccetto l’attitudine che mi caratterizza: l’ambizione dietro al progetto era proprio quella di ricercare costantamente la novità sonora, al fine di dare colore e combattere la monotonia alla quale siamo stati soggetti. Ho sempre sostenuto che fare quanto nelle proprie corde, in termini di musica, sia decisamente più appagante dell’essere l’artista che “funziona” sul mercato per gli anni a venire. »

Tanti hanno tentato invano di tratteggiarla, pochi sono riusciti a trarne un ritratto lucido: la leggerezza è, spesso ed ingiustamente, fraintesa per frivolezza o superficialità. In quale misura questo stato dell’animo, di cui tanto parla l’ultimo album di Frah Quintale, può essere intravisto come una chiave per vivere la vita ed interpretarla al meglio nelle sue contraddizioni?

«L’essere leggero viene visto come un aspetto negativo, associato a faciloneria, ma si tratta di fatto di una considerazione fuorviante che non risponde all’essenza più pura del termine. Spogliarsi di pesi inutili e pensieri paralizzanti e godere di ciò che la vita offre, può essere un’escamotage da adottare nel nostro quotidiano: lasciar correre il superfluo o ciò che appartiene al passato, aiuta a trovare la libertà di essere sé stessi.»

Ponendoti la finalità di annunciare il disco ai tuoi fan, ad aprile hai cosparso Milano di fiori – guarda caso – dal colore arancione. Cos’altro dobbiamo aspettarci da Frah Quintale?

«Ad essere sincero, non è stato un gesto studiato a tavolino ma spontaneo. Al di là di fini prettamente promozionali, alla luce dei poco rassicuranti dati inerenti l’andamento della pandemia di Corona Virus in Regione Lombardia, mi è parso carino ridonare al capoluogo quel pizzico di colore che andava scemando. Attualmente non ho in programma nient’altro se non una serie di date in tutta Italia, partendo l’8 luglio dall’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS) sino a chiudere l’11 dicembre al Teatro Palapartenope di Napoli (NA), alle quali siete invitati a partecipare numerosi!»

Vincenzo Nicoletti

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