L’insonnia è un problema molto comune, ma spesso sottovalutato. Può presentarsi in qualsiasi periodo dell’anno ma tende ad accentuarsi soprattutto durante il passaggio dall’inverno alla primavera, quando le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e l’organismo deve abituarsi ai nuovi ritmi della natura.

Se è vero che ad aprile è dolce dormire, questo famoso proverbio può essere letto anche sotto un’altra ottica: capita spesso, infatti, che anziché riposare meglio in primavera si incontrino maggiori resistenze ad addormentarsi e si cominci a soffrire addirittura di insonnia, pur non avendo mai manifestato in precedenza questo tipo di disturbo.

Le maggiori ore di luce, i cambiamenti climatici e le allergie – responsabili di fastidiosi risvegli notturni – sono solo alcuni dei fattori che vanno a esasperare questa condizione. Anche l’umore può risentire del cambio di stagione e chi soffre per esempio di stress o ansia in questo periodo potrebbe fare fatica a mantenere il ritmo circadiano a un livello costante di benessere.

Non allarmiamoci se in primavera non sono tutte rose e fiori

Se con l’arrivo della primavera la maggior parte delle persone si sente assonnata, fiacca e spossata (la cosiddetta astenia primaverile), per altre determina una riduzione della qualità e della quantità del sonno. Nonostante il numero di ore di riposo sia soggettivo e vari da persona a persona, è comunque necessario dormire sempre tra le sette e le nove ore per notte.

Detto questo, quella che viene comunemente chiamata “insonnia primaverile” ha in genere una durata abbastanza breve e spesso si risolve spontaneamente non appena l’organismo si abitua alle nuove condizioni climatiche e ambientali. Pertanto, questa condizione transitoria non va confusa con l’insonnia vera e propria, che può protrarsi a lungo nel tempo e dipendere da patologie fisiche, fattori emotivi, disturbi psicologici o abuso di alcuni farmaci.

Perché in primavera si soffre di insonnia?

Come dicevamo, con l’arrivo della primavera alcune persone fanno fatica ad addormentarsi, altre si ritrovano già in piedi alle prime luci dell’alba e altre ancora trascorrono intere notti in bianco, tutte problematiche legate all’insonnia primaverile.

Anche se spesso ce ne dimentichiamo, il nostro organismo vive in simbiosi con la natura e quindi risente dei cambiamenti che si ripetono ciclicamente durante l’anno. L’aumento delle ore di luce, oltre a determinare difficoltà nell’addormentarsi, inibisce la produzione di melatonina da parte del cervello, ossia l’ormone che aiuta a mantenere e ristabilire il corretto ritmo sonno-veglia.

Di conseguenza, quando i suoi livelli sono scarsi, possono verificarsi episodi di insonnia, risveglio precoce e sonnolenza diurna. Quando poi subentra l’ora legale, il disturbo tende ad accentuarsi perché l’orologio biologico del nostro corpo deve allinearsi a quello solare, un processo lungo e complesso assimilabile a un vero e proprio jet-lag.

Ovviamente, il singolo episodio o il protrarsi del disturbo per qualche giorno non devono destare preoccupazioni, tuttavia se la situazione si protrae per più di un mese di fila sarebbe opportuno parlarne con il proprio medico o uno specialista per valutare l’opportunità di intraprendere un iter terapeutico adeguato.

Come liberarsi dell’insonnia primaverile

Sebbene si tratti di un disturbo temporaneo che, in genere, si risolve naturalmente nel giro di qualche settimana (giusto il tempo che l’organismo si abitui al cambio di stagione), dormire poco e male può ridurre la nostra capacità di concentrazione durante il giorno e renderci più irritabili. Per evitare ripercussioni sullo stato di salute generale dell’organismo, vale la pena mettere in atto una serie di comportamenti virtuosi che possano aiutarci a combattere l’insonnia e ripristinare velocemente il corretto equilibrio tra il sonno e la veglia.

Per conciliare il sonno, innanzitutto dimenticatevi della famosa conta delle pecore, che non aiuta a distogliere la mente dai problemi e dalle preoccupazioni che ci impediscono di dormire, e cerchiamo piuttosto di immaginare qualcosa di rilassante (come una spiaggia tropicale o una cascata immersa nella natura incontaminata), in modo da “scacciare” i pensieri negativi o ansiogeni.

Sarebbe opportuno anche evitare il tanto agognato pisolino pomeridiano, sostituendolo magari con una leggera attività fisica che permetta di allentare lo stress e le tensioni accumulate. È importante, poi, fare spazio sul comodino: dormire con un orologio o la sveglia accanto al letto amplifica la tendenza a controllare l’orario di continuo, aumentando di conseguenza l’ansia se non si riesce a prendere sonno.

Stesso discorso vale per i nostri “amici tecnologici”: la luce emessa da cellulari, tablet e computer non solo inganna la mente facendole credere che non sia ancora arrivata l’ora di dormire, ma inibisce la produzione di melatonina che regola il ciclo sonno-veglia. Un’altra buona strategia per favorire l’addormentamento è fare una doccia o un bagno caldo prima di mettersi a letto, in modo da stimolare la circolazione periferica e permettere al corpo di rilassarsi.

Infine, evitiamo pasti troppo pesanti o salati di sera per non svegliarci più volte durante la notte o incappare in fastidiosi mal di pancia notturni. Al bando anche caffè, tè e in generale tutte le bevande che contengono caffeina, perché si tratta di una sostanza stimolante che, al pari della nicotina delle sigarette, rende più difficile prendere sonno.

Greenpeace

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