scartellato napoletana
Fonte: https://www.fanpage.it/

Il 2020 è stato di sicuro un anno che ci ha colti impreparati su ogni fronte e che ci ha proposto una serie di sfide che non sempre sono state vinte. Il senso di impotenza e di frustrazione che ci ha invasi, ci ha spinti a riporre tutte le nostre speranze nel nuovo 2021 che abbiamo battezzato come anno del cambiamento, della risoluzione e del riscatto.
In questi giorni come non mai, il detto partenopeo “non è vero ma ci credo” tratto dalla commedia in tre atti di Peppino De Filippo (1942), sembra calzare a pennello per ogni scaramantico provvisorio o seriale che vorrebbe assicurarsi un po’ di fortuna in più.
Per la nostra rubrica analizzeremo qualcuno tra i riti scaramantici più famosi della cultura napoletana, primo fra questi: la figura dello scartellato.

‘O scartellato (il gobbo) è simbolo di buona sorte già dal Medioevo, poiché si credeva che chi avesse una gobba pronunciata fosse stato sfiorato dalla mano di Dio. Di conseguenza, chiunque portasse tale menomazione non l’avvertiva come un pesante fardello ma come simbolo di fortuna: i gobbi erano in tal senso dei prescelti e non era raro che i passanti li toccassero per assicurarsi un po’ di felicità per il futuro. Per comprendere quest’alone di positività che circonda la gobba bisogna retrocedere ancora, ai tempi dell’antica Grecia.
Per gli abitanti di Neapolis infatti il kartos era il “cesto” e quindi etimologicamente lo scartellato è il “portatore del cesto”, costretto a curvarsi per il peso che gli grava sulle spalle.
Come per le cornucopie, anche i cesti colmi sono simbolo dell’abbondanza offerta agli dei o dagli dei. Il kartos è quindi simbolicamente pieno di cibo e di oggetti preziosi e, di conseguenza, toccarlo significava ottenerne almeno in minima parte.

Come spesso accade, con il passare dei secoli le motivazioni originarie sfumano ma permane il gesto propiziatorio che si spoglia della sua valenza pagana e si fortifica in un valore simbolico assoluto. Lo scartellato diventa nella cultura napoletana una figura curiosa e ben delineata: ha la funzione di scacciare via il malocchio e regalare fortuna a chi la tocca. Per questo motivo viaggia in coppia con il corno, un talismano indispensabile contro la malasorte. Il ruolo dello scartellato è talmente importante per i partenopei da comparire nella Smorfia sotto il numero 57 e assume le caratteristiche di un vero e proprio personaggio mitologico vestito con giacca nera, papillon rosso e un ampio cilindro nero in testa.
Per le strade di Napoli nessuno se ne lascia scappare uno e questo lo sa bene Giacomo Leopardi che, durante il suo ritiro partenopeo, fu purtroppo continuamente deriso come “‘O Ranuottolo” o come “’O scartellato” a causa della sua cifosi.

La tradizione napoletana dello scartellato ha in sé anche degli importanti tratti maschilisti.
La donna con la gobba infatti è simbolo di malasorte e quindi è da evitare a ogni costo. Le origini di questa credenza affondano le loro radici ancora una volta nel Medioevo, periodo in cui le donne con malformazioni erano mal viste e spesso etichettate come streghe. Di conseguenza la scartellata non è stata scelta da Dio ma dal Demonio, con il quale probabilmente aveva condiviso rapporti incestuosi.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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