Botteri: il body shaming non fa ridere nessuno
Fonte: ilfattoquotidiano.it

Sullo sfondo di una Pechino moderna e illuminata, Giovanna Botteri si presenta così: semplice, essenziale, ma soprattutto competente. Racconta a milioni di italiani preoccupati e ormai impazienti l’andamento dell’epidemia da Covid-19 nel luogo in cui si è originata, aiutandoli a tirare le somme di un tempo futuro che in Cina è già presente. Una laurea in filosofia con il massimo dei voti, un dottorato alla Sorbona e una serie di storici eventi internazionali vissuti in prima linea come corrispondente: Botteri è balzata agli onori della cronaca nel corso degli ultimi giorni non per il suo encomiabile curriculum vitae, bensì per la sua messa in piega. Proprio così: una pluripremiata giornalista che in periodo di guerra dà notizie dal fronte, diventa l’ultima vittima (solo in senso cronologico, si intende) di body shaming.

È una pratica sempre esistita quella della derisione del “diverso” che, tuttavia, nel corso dell’ultimo decennio ha trovato sfogo in nuovi canali di comunicazione, primo fra tutti i social network. Nella società dell’immagine, dei filtri e delle app rimuovi-imperfezioni, nell’era in cui la bellezza è il risultato di una serie di precisissime istruzioni codificate, non poteva passare inosservata l’immagine – di un’autenticità quasi disturbante – di una giornalista che veste sempre di nero e che, superando la stigmatizzazione del processo di invecchiamento del corpo, non prova vergogna nel mostrare al pubblico i propri capelli bianchi. Pane fragrante per i denti degli hater, il popolo degli odiatori professionisti che su Twitter denunciano l’aspetto di Botteri come una trascuratezza imperdonabile, meritevole della gogna mediatica e, per l’appunto, di body shaming.

Triste ma vero: l’odio condensato in commenti velenosi e spregiudicati è ormai uno degli ingredienti standard della comunicazione sui social media, un po’ come il pepe che accende i sapori ma che non deve arrivare a coprirli. Influencer e grandi aziende vedono negli hater un sintomo di successo e di popolarità, come se al giorno d’oggi sembrasse innaturale essere apprezzati senza essere anche odiati. La psicologia ha individuato nei cosiddetti  “leoni da tastiera” persone insicure che hanno paura del diverso inteso come non strettamente omologato allo standard di riferimento. E quindi il diverso non è solo lo straniero, non è solo chi professa un credo diverso dal proprio, ma anche chi non ha una forma fisica adeguata; è la donna che taglia i capelli corti come quelli di un uomo, è Giovanna Botteri che piuttosto di approfittare della visibilità televisiva per fare mostra di sé, sceglie di mimetizzarsi con il chroma key background di Pechino, perché protagonista non è lei ma i suoi messaggi dal fronte che devono arrivare potenti e incisivi ai telespettatori italiani.

Quello che forse non ci si aspettava è che la gogna mediatica si espandesse al punto tale da interessare la televisione, un terreno in passato neutro ma ormai sempre più colonizzato dai trend e dalle logiche del digitale, perché fare audience vale più di calpestare i sentimenti altrui. Sono le venti e trenta circa e mentre le famiglie italiane si preparano alla cena, la TV è animata dallo stacchetto delle Veline di Striscia la Notizia. Tra i consigli per impiegare al meglio il tempo da trascorrere a casa, la satira politica e qualche commento pruriginoso sulle Istituzioni Pubbliche italiane, viene lanciato un servizio su Botteri che risponde, così dicono i conduttori, alle tante segnalazioni ricevute dal pubblico del programma. Così la televisione si fa eco dell’odio del web e la voce divertita di Michelle Hunziker commenta lo stato dimesso del look della giornalista del Tg1 con quei modi da scherzo innocente tipici del programma satirico.

Sulla vicenda, Striscia si difende appellandosi al fenomeno delle fake news: “Ecco un esempio di fake news. Striscia fa un servizio a favore di Giovanna Botteri, ma molti commentatori da bar che esprimono opinioni per sentito dire scrivono che ce la siamo presa con lei”, risponde il Tg satirico in una nota.

Che si sia trattato di un grosso malinteso oppure di un epic fail, il servizio di Striscia non è di certo passato inosservato, ma ha richiamato l’attenzione e la solidarietà delle principali associazione e sigle di settore, come la Commissione Pari Opportunità di FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) , USIGRAI (Unione Sindacale Giornalisti RAI) e l’Ordine dei Giornalisti nazionale, oltre che ‘Giulia Giornaliste’, che criticano aspramente Striscia la Notizia e invitano alla riflessione sul pericolo subdolo di una pratica come il body shaming che troppo spesso viene spacciata per pettegolezzo frivolo o per scherzo fine a se stesso, ma che invece ha un forte carattere di derisione e di ridicolizzazione.

Giovanna Botteri, dimostrandosi superiore alla seduzione dell’odio e della polemica velenosa, nella lettera aperta pubblicata sul sito del sindacato dei giornalisti RAI mostra di essere piuttosto preoccupata per il più ampio fenomeno di cui la propria vicenda è solo una delle migliaia di manifestazioni:

Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne“.

Neanche a dirlo, la ricerca dimostra che a essere derise in rete sono soprattutto le donne. Cosa viene criticato? Le gambe (non si può pensare di metterle in mostra se non hanno una circonferenza da sfilata), la pancia, il fondoschiena, ma anche le braccia. Una vivisezione virtuale, insomma, che porta con sé degli effetti psicologici drammatici che non hanno nulla a che vedere con quelli di un amichevole sfottò: il body shaming abbatte l’autostima, determina stati d’ansia e scoraggia chi sta provando a mantenere una dieta sana ed equilibrata per tornare in forma. Per chi è più fragile, inoltre, subire attacchi relativi alla propria fisicità è particolarmente rischioso, in quanto spinge all’adozione di rimedi “malati”, come regimi alimentari scorretti che possono sfociare in un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare.

E allora, che la vicenda Botteri possa essere di lezione per tutti: non è solo un commento innocente se può fare del male a qualcuno.

Roberta Cammarota

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