Stati Uniti genocidio armeno
fonte: loccidentale.it

Il Presidente americano Joe Biden ha rotto col il passato, definendo sabato 1 maggio, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti con il termine genocidio le violenze perpetrate ai danni della popolazione armena verificatisi fra il 1915 e il 1916, sebbene i massacri compiuti dall’ Impero ottomano (oggi Turchia) fossero cominciati anni prima, per terminare solo intorno agli anni venti. La Turchia ha sempre negato la terminologia “genocidio armeno”, sostenendo che le violenze ai danni degli armeni si siano verificate nell’ottica del primo conflitto mondiale e in seguito a specifici atti rivoltosi messi in atto nei confronti dell’impero ottomano.

Gli Stati Uniti e la fine del silenzio permanente sul genocidio armeno

E’ una decisione sicuramente coraggiosa quella dell’amministrazione americana, considerata tale dal fatto che nessun altro presidente fino ad oggi era arrivato ad assumersi tale responsabilità. Barack Obama infatti, nonostante le promesse fatte durante la sua campagna elettorale nel 2008, nel corso dei suoi due mandati presidenziali si è espresso solo con termini convenzionali quali “atrocità di massa” ed “orrore” a proposito del genocidio armeno, dimostrando così quanto le pressioni di Erdoğan pesassero sulla politica americana. 

Nel corso della scorsa amministrazione, lo stesso Donald Trump aveva avvisato Erdoğan che avrebbe proceduto con il riconoscimento del genocidio attraverso una risoluzione al Congresso, se la Turchia avesse deciso di invadere la Siria settentrionale una volta che le truppe statunitensi si fossero ritirate. Minaccia diventata realtà con il voto bipartisan ampiamente favorevole ottenuto sia alla Camera che al Senato. Ciononostante, solo poche settimane dopo, temendo una reazione ostile dall’alleato turco, Trump aveva deciso di tirarsi indietro. Non a caso il governo turno investe ogni anno milioni di dollari per emettere pressioni sui funzionari e legislatori americani: quasi 12 milioni durante l’amministrazione Obama e quasi altrettanti durante la presidenza Trump.

Nel 2005 l’ambasciatore americano in Armenia John Evans aveva sostenuto che il genocidio armeno fosse ≪il primo genocidio riconosciuto del ventesimo secolo≫ e per questo era stato richiamato e costretto al pensionamento anticipato, dimostrando come la verità storica fosse ancora considerata insubordinazione.

Usa e Turchia: una situazione già molto tesa

Le dichiarazioni di Joe Biden si sono verificate in occasione del 106esimo anniversario dell’inizio delle violenze e sono arrivate in un momento di estrema tensione fra Washington e Ankara: in seguito all’acquisto turco nel luglio 2019 del sistema di difesa missilistica antiaerea russo incompatibile con la NATO, gli Stati Uniti hanno proceduto con l’approvazione di sanzioni economiche verso la Turchia. Quest’ultima, d’altro canto, è frustrata dal fatto che Washington dia sostegno ai combattenti curdi siriani e non permetta l’estradizione di Fethullah Gulen, accusato di aver organizzato il colpo di stato contro il Erdoğan nel corso del 2016 e residente in Pennsylvania dagli anni Novanta.

L’avvicinamento recente della Turchia alla Russia, ha ulteriormente inasprito i rapporti fra le due potenze: essendo un membro NATO infatti, Erdoğan potrebbe decidere di limitare l’utilizzo americano delle proprie basi sul territorio considerate essenziali per le operazioni in Medio Oriente.

Sebbene nel suo messaggio Biden abbia sottolineato che le sue intenzioni non fossero quelle di accusare nessuno, solo quelle di ≪affermare la storia, per essere certi che quanto accaduto non si ripeta mai più, le reazioni da Ankara non sono tardate ad arrivare. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato che questa dichiarazione apre ≪una ferita irrecuperabile nelle nostre relazioni≫. 

Negli Stati Uniti ad oggi vivono circa due milioni di armeni, la maggior parte dei quali discende proprio dai sopravvissuti del genocidio. Procedere con il suo riconoscimento possiede un enorme significato, fra cui il mantenimento della parola datada Biden durante la sua campagna elettorale.

Allo stesso tempo Biden è consapevole che la popolarità di Erdoğan stia calando: la Turchia ha bisogno degli Stati Uniti molto di più di quanto gli Stati Uniti necessitino della Turchia. Questo, insomma, non potrebbe essere un momento migliore per definire una politica di maggiore fermezza verso l’alleato ribelle, e Biden ha deciso di farlo riconoscendo davanti a tutti ciò di cui la Turchia di 106anni fa fu responsabile: il genocidio di più di 1,5 milioni di armeni

Giulia Esposito

Greenpeace

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