Fontana

In questi ultimi giorni hanno destato non poco scalpore le dichiarazioni del neo ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana (Lega Nord). Stando a quanto dichiarato dall’Onorevole, che vanta tanti amici gay a Bruxelles, «l’unica famiglia è quella naturale» e dato il tasso di natalità particolarmente basso del belpaese è il caso di «potenziare i consultori per dissuadere le donne ad abortire».

Il neo ministro degli Interni Matteo Salvini è intervenuto bollando le dichiarazioni di Fontana come “opinioni personali” ininfluenti per l’attuazione del contratto di governo, che non prevede l’eliminazione dei diritti civili né la penalizzazione dell’aborto. Quindi niente paura, cittadini, per ora il contratto di governo non prevede improvvisi ritorni al Medioevo.

Le idee di Lorenzo Fontana

Sin dalle origini della sua carriera politica, l’unico intento di Fontana è parso quello di voler preservare il “suo popolo” dalle derive del fusariano turbo-capitalismo globalizzante.

L’idea di un attacco da parte di misteriose lobby ed élites pro-gender nei confronti della famiglia “naturale” è prerogativa dell’ex europarlamentare da almeno cinque anni. Nel 2016 infatti dichiarava:

«La famiglia naturale composta da uomo, donna e figli è sotto attacco. I gay vogliono dominarci e cancellare il nostro popolo».

A fronte di tali dichiarazioni datate potrebbe dunque risultare quantomeno interessante chiedersi quale sia la storia politica del ministro “più a destra” del governo Conte.

Lorenzo Fontana, veronese, classe 1980, fiero tifoso della curva sud dell’Hellas Verona e uditore alle riunioni dell’associazione Fortezza Europa, si fa notare sin da giovanissimo come consigliere comunale della Lega sino ad approdare nel 2009 all’Europarlamento.

A differenza del collega Salvini, la sua presenza al Parlamento europeo è notevole e connotata da diverse proposte degne di nota; tra queste la maggior parte sono legate all’eccessiva islamizzazione europea e alla lotta per l’abbattimento di una sempre più evidente cristianofobia.

Nel marzo 2016 brilla la proposta di Fontana per “l’equiparazione giuridica della compravendita di bambini attraverso la pratica della maternità surrogata alla tratta di esseri umani e di organi“. Ma, si sa, siamo pur sempre di fronte a opinioni personali.

Tuttavia, a partire proprio da queste personalissime opinioni, il politico favorisce l’avvicinamento della Lega al Front National di Marine Le Pen, conducendola ufficialmente nel 2014 all’interno del Gruppo ENF (Europa delle Nazioni e delle Libertà). Sostenitore della Russia di Putin e dell’Ungheria di Viktor Orbán, plaude alla difesa da parte di questi ultimi dei “valori tradizionali”, dichiarando guerra alla deriva globalista europea.

Un interessante sunto del pensiero di Fontana può essere rintracciato nella dichiarazione rilasciata dallo stesso nel 2016 durante un convegno dei ProVita (i cui legami con l’estrema destra sono noti):

«C’è una deriva nichilista e relativista della società occidentale, ma la Russia è l’esempio che l’indirizzo ideologico e culturale in una società si può cambiare […] La propaganda dominante mette in discussione e indebolisce la famiglia naturale, ecco che ci dicono che l’immigrazione serve per colmare il gap del decremento demografico. Ecco, dunque, da un lato l’indebolimento della famiglia e la lotta per i matrimoni gay e la teoria del gender nelle scuole, dall’altro l’immigrazione di massa che subiamo e la contestuale emigrazione dei nostri giovani all’estero. Sono tutte questioni legate e interdipendenti, perché questi fattori mirano a cancellare la nostra comunità e le nostre tradizioni. Il rischio è la cancellazione del nostro popolo».

Insomma, la civilissima Russia, che ha varato nel 2011 leggi limitanti l’aborto e nel 2012 quelle contro la propaganda LGBTQI nel Paese, ultimo baluardo dei veri valori tradizionali, è l’esempio da seguire per preservare la “nostra” ormai decadente società.

A tal proposito si può allora parlare di nazionalismo o sovranismo o fascismo o, ancora, di omofobia? A quanto pare no, perché sono opinioni personali – molto vicine a ciò che potremmo leggere in un volantino di Forza Nuova o CasaPound.

Un’ultima imperdibile affermazione del Ministro risale alla sua partecipazione alla Marcia per la vita tenutasi a Roma il 19 maggio scorso, durante la quale ha dichiarato:

«L’aborto lo si è fatto diventare ufficialmente un ‘diritto umano’: in realtà è uno strano caso di ‘diritto umano’ che prevede l’uccisione di un innocente […] Bisogna sostenere la Marcia per la Vita! Fino a quando ci sarà chi vuole eliminare la persona umana, scendere in piazza non solo è auspicabile, ma doveroso».

Al di là delle opinioni di Fontana

Ora con buona pace dei pentastellati e dei leghisti, che reputano inopportuno guardare al passato politico di un ministro che si appresta a cominciare il suo mandato, e di tutti coloro che reputano l’indignazione dell’opposizione fintamente moralista date le posizioni non proprio progressiste di alcuni ex parlamentari, sarebbe forse opportuno esercitare un po’ di sana coscienza critica.

Quella veicolata dal ministro Fontana non è una semplice “opinione personale”, quanto una ideologia palesemente nazionalista, parafascista e omofoba. La dialettica sempre negativa e bi-polare, all’interno della quale si situano i discorsi di Fontana, non fa che rinforzare una postura politica sempre più tendente all’esclusione e alla prevaricazione delle differenze.

Oltre la cortina di fumo innalzata dal salvifico “governo del cambiamento”, sembra esserci un’Italia che cambia davvero, che sceglie di non banchettare al tavolo di quella politica corrotta e malata di populismo, ma che sceglie di prestare servizio alla società civile al di là del proprio posizionamento politico/ideologico.

Si tratta di quella Italia rappresentata dai medici che non esercitano l’obiezione di coscienza, dai sindaci (anche pentastellati) che riconoscono sempre più bambini di coppie omogenitoriali, dai movimenti sociali che rivendicano il diritto al lavoro, che combattono il maschilismo e il dispotismo dello Stato sui corpi delle donne.

Sara Bortolati

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Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia presso l’Università degli studi di Padova. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.