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Alberto Bonisoli presta giuramento come ministro [Foto: Quirinale]

Una notizia sconvolgente: l’Italia ha un ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Sembra davvero stupefacente, considerando quanto il parlare incessantemente, oltre ogni ragionevole limite ed anche oltre il nostro interesse di Matteo Salvini e dell’impressionante mole di boutades da egli postate abbiano messo in ombra pressoché ogni altro argomento. Quasi, finché questi Mondiali senza Italia ma non senza sorprese o il possibile trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juventus ci hanno distratti almeno in parte dagli allarmi e dalle minacce, in larga parte immotivati, del ministro dell’Interno.

L’Italia ha un ministro della Cultura, dicevamo, e questo ministro risponde al nome di Alberto BonisoliNominato in quota M5S, già direttore della Nuova Accademia delle Belle Arti – università privata – di Milano, proprietario al 75% di una società di consulenza (Most Consult s.r.l.) e socio accomandante di una società di logistica merci (Most s.a.s. di Lucia Veleva e C.). Tutte occupazioni legittime, quelle secondarie, e forse anche coerenti per una persona esperta di moda e design benché laureata all’Università Bocconi. Un profilo più da gestore-amministratore che da decisore, in linea con la tecnocrazia sbandierata in casa pentastellata.

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La home page di beniculturali.it, il sito del MiBACT

Dal 1° giugno 2018, ovvero da quando il governo è in carica, abbiamo osservato tramite il sito istituzionale del MiBACT e tramite l’appositamente creato account Twitter del ministro Bonisoli – appena 9 tweet, tutti gestiti dallo staff di comunicazione M5S – che finora l’attività ministeriale si è basata esclusivamente su visite e incontri, escludendo la nomina del direttore del Padiglione Italia alla Biennale 2019 di Venezia.

Nessuna proposta legislativa, nessuna circolare interna, nessun regolamento. Il rapporto coi media? Quasi inesistente: tre sporadiche dichiarazioni, una sola intervista.

Valutando l’iperattività – solamente verbale – di Salvini, si può dire che Alberto Bonisoli abbia scelto la strada più semplice: una persona non può far danni, se non fa proprio nulla.
Sarebbe un conforto, se solo non fosse già pervenuta in Senato un’interrogazione
, da parte del PD: si chiede se, ed eventualmente quando, il governo abbia intenzione di promulgare i decreti attuativi per sbloccare i 300 milioni annui già stanziati per 2018 e 2019 per confermare il bonus 18app anche per i nati nel 2000 e 2001. Una mossa squisitamente politica, dato che la situazione poteva già essere risolta negli ultimi mesi della scorsa legislatura – salvo poi l’accusa/merito di aver tentato di “comprare” i voti dei nati tra gennaio e febbraio 2000.

Facendo riferimento al “contratto di governo, ben poco è previsto per la parte strettamente culturale: si parla di ragionamenti sul lungo periodo, con un’offerta più fruibile e la rinuncia a tagli lineari (ma non necessariamente, attenzione, la rinuncia ai tagli tout court) ed una revisione del Fondo Unico per lo Spettacolo – le parole del ministro lasciano intendere una stretta alla spesa per le fiction, che spesso non riescono a reggere la concorrenza delle serialità straniere, ed una maggiore attenzione verso il cinema.

Il ministro Bonisoli tra cultura e turismo

Ben più ampia, invece, la parte dedicata al turismo: innanzitutto si prevede nel corso della legislatura la possibilità di distaccare il Dipartimento del Turismo dal MiBACT e renderlo un ministero autonomo, possibilmente dotato di risorse proprie. Altri propositi messi in nero su bianco sono una riorganizzazione delle tasse legate al turismo – via la tassa di soggiorno, incassata dai Comuni, e dentro una tassa sugli operatori turistici web, oltre a una non meglio precisata lotta all’abusivismo –, ma anche una ristrutturazione degli istituti alberghieri e, soprattutto, un’integrazione dell’offerta culturale, enogastronomica e ricettiva dei territori attraverso un’informatizzazione che permetta al turista di prenotare tutto da casa, o addirittura dal tavolino di un bar tramite lo smartphone.

Di lavoro, dunque, per il ministro Bonisoli ce ne sarebbe a bizzeffe: per i musei, per le fondazioni, per gli eventi culturali – non solo per quelli legati a Matera capitale europea della cultura 2019, per i quali la macchina organizzativa si è avviata ormai da tempo –, per stimolare l’attrattività turistica italiana nei confronti dei visitatori esteri, ma anche dei tanti italiani che collezionano vacanze fuori dai confini senza aver colto la bellezza delle poco promosse aree italiane, e non parliamo solo delle città d’arte o delle rinomate località balneari e sciistiche ma anche di luoghi dove la cultura è un tutt’uno con il paesaggio, il cibo o i vini.

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Alberto Bonisoli (M5S, Cultura) e Barbara Lezzi (M5S, Sud) in visita a Matera

Va da sé che la digitalizzazione, che può essere aiutata dal ministero della Pubblica Amministrazione, debba anche trovare un buon sistema di trasporti, tanto aerei quanto ferroviari quanto stradali quanto navali, ed è dunque necessario l’aiuto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; e servirà dunque necessariamente anche una connessione internet stabile e moderna per le strutture museali e ricettive: qui sarebbe compito del Dipartimento delle Telecomunicazioni presso il ministero dello Sviluppo Economico.

Molte idee da concretizzare, non molte persone da mettere d’accordo, potenzialmente molto lavoro da creare: le potenzialità sono immense. Quello che manca è l’inizio di questo grande investimento su cultura, turismo e innovazione.

Occorre iniziare a mettersi al tavolo già adesso, ministro Bonisoli: posto che la legislatura non termini prima, tra 4 anni e mezzo si tornerà alle urne, e se nulla venisse realizzato l’Italia si troverebbe indietro di una vita.

Simone Moricca

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