Ophelia Lia, i passi stremati verso l'apice dell'amore
Fonte: Sollevante Press Office

Dopo il singolo “Vado giù”, pubblicato lo scorso maggio, Ophelia Lia regala al suo pubblico un nuovo inedito, dal titolo “Everest”, che va ad aggiungersi a cinque brani prodotti in maniera del tutto indipendente.

Tu sei l’Everest

E ti ho scalato a mani nude

Ti ho dato tutta la mia voce

Non mi è rimasto più niente, più niente

La cantautrice biellese ha confermato di essersi calata appieno nel progetto recentemente intrapreso, dando prova, ancora una volta, delle sua spiccata personalità e doti artistiche: la linea melodica di “Everest” è inizialmente lenta, per poi progredire man mano in un crescendo che raggiunge il suo culmine nel ritornello.

L’amore è per Ophelia Lia una grande scalata che non tutti sono disposti ad affrontare. Il più nobile tra i sentimenti resta la principale democratica fonte di felicità e di dolore, rendendo uguali gli uomini: i dubbi, le contraddizioni e la precarietà rappresentano fattori di rischio che possono minare la stabilità del percorso di coppia intrapreso. A dispetto delle incertezze, il restare saldi nel difendere il rapporto affettivo che la vita ci ha portato ad intrecciare è di vitale importanza, così come, in caso di intoppi lungo la strada, l’imparare con fiducia a riprendere la scarpata.

Ne abbiamo voluto sapere di più, coinvolgendo direttamente Ophelia Lia: quindi vi lasciamo alle sue parole.

Iniziamo con una domanda di rito: puoi raccontarci qualcosa del tuo percorso artistico? Come e quando hai deciso di metterti in gioco e calarti nelle vesti di cantautrice?

«Non potendo più ballare a seguito di un incidente, ho cominciato a cantare all’età di sedici anni, un po’ per gioco, un po’ per noia. Ho poi studiato jazz e composizione musicale, ma sentivo che mancava qualcosa a livello d’espressione. L’idea di comporre brani propri è arrivata negli anni, conoscendo Marco Vipiana, mio attuale produttore, che mi ha spronata a scrivere testi miei; da lì è iniziato tutto!»

Di recente è uscito il nuovo singolo di Ophelia Lia, vale a dire “Everest”. Dal punto di vista prettamente stilistico, il cantato segue una linea melodica lenta, poi aumenta d’intensità nel ritornello. A cosa è dovuta questa tua scelta? C’è una motivazione ben precisa che ti ha spinto ad adottarla?

«Cerco sempre di far sì che le melodie seguano il significato del testo, elemento per me fondamentale. Nelle strofe è presente una sorta di sofferenza e rassegnazione mista a dolcezza: queste componenti esplodono nel ritornello con una dichiarazione che è anche una forma di liberazione (“Tu sei l’Everest”); è come se, finalmente, riuscissi a dire in faccia all’interlocutore, ma soprattutto alla mia persona, ciò che penso e mi porto dentro.»

Gli stereotipi e la categorizzazione della realtà impongono un ordine utile alla gestione cognitiva dell’amore, ghettizzando, però, un certo tipo di sentimenti, discriminandoli e considerandoli sbagliati. Secondo il tuo parere di Ophelia Lia, in una relazione amorosa tra due individui, è meglio essere allineati al mondo circostante o essere felici nelle mille difficoltà?

«Penso che l’equilibrio, in tal caso, sia sempre la risposta più giusta: in primo luogo, conta il nostro benessere personale. Guardarsi dentro, spesso, è la cosa più difficile da fare, ma è anche la più grande responsabilità che abbiamo verso noi stessi. Personalmente, non ho mai dato troppo peso al mondo circostante, quando si tratta di relazioni, bensì a come mi sento dentro, se percepisco che una certa situazione venutasi a creare mi sta arricchendo. Le difficoltà, in un qualsivoglia rapporto, esistono: vanno affrontate senza mettere da parte sé stessi e la propria serenità; quando accade il contrario, è il momento di fare un passo indietro, anzi, un passo verso sé stessi.»

Come hai saputo dimostrare attraverso i tuoi brani, la musica ha un enorme potere nel plasmare l’animo umano e porci, quindi, a stretto contatto con le nostre emozioni più profonde. Delle volte, fa da cornice ai nostri traguardi mentre, in altre occasioni, può essere un supporto nelle situazioni avverse. Che cosa rappresenta, per Ophelia Lia, la sua arte?

«Per me la musica e la scrittura sono una vera e propria terapia senza le quali, probabilmente, sarei già finita in analisi da tempo. Ogni mio testo “parla” a qualcuno: scriverlo mi è servito per mettere nero su bianco le mie emozioni, fare ordine dentro di me, segnare una linea per poter ripartire. Scrivo prima di tutto per me stessa, anche se il sapere che qualcun altro potrà trovare un po’ di sé nelle mie liriche mi dà una gioia inspiegabile.»

Vincenzo Nicoletti

5 x mille Survival
Vincenzo Nicoletti, classe '94. Cilentano d'origine, bresciano d'adozione. Oltre che per la scrittura, coltivo una smodata passione per i viaggi e per lo stare all'aria aperta. Divoratore onnivoro di libri e assiduo ascoltatore di musica sin dalla più tenera età.

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