Louise Glück: premio nobel per la letteratura 2020
Fonte: https://www.inquirer.com/philly/entertainment/20130307_Poet_Louise_Glck_embraces_genuinely_simple_speech.html

Contro ogni previsione, la scelta dell’Accademia di Svezia per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2020, è ricaduta su Louise Glück per la sua «inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale», sedicesima donna quindi – dal 1901 – ad ottenere un Premio Nobel per la Letteratura.
Anders Olsson, presidente del comitato dell’Accademia, ha definito Louise Glück come una «voce minimalista, schietta e intransigente, piena di umorismo e di arguzia pungente».

Louise Glück: Premio nobel per la letteratura 2020
Louise Glück riceve da Barack Obama la medaglia di National Humanities Fonte: seattletimes.com

La poetessa – nata nel 1943 da una famiglia di immigrati ebrei ungheresi e cresciuta a Long Island – è tutt’ora docente di letteratura e poesia a Yale. Non è un volto noto nella poetica mondiale, ma è da sempre molto stimata in patria: la Glück ha infatti ricevuto diversi premi, a partire dal Pulitzer per la poesia del 1993 con la sua raccolta The wild Iris, tradotta in Italia da Massimo Bacigalupo ed edita da Giano nel 2003, con il titolo “L’Iris selvatico”. Nella raccolta, conferisce la parola alle piante e ai fiori che coltiva – pazientemente – nel suo giardino nel Vermont, che spesso paragona ad un domestico specchio dell’Eden.
Il suo debutto si ha, però, qualche anno prima, nel 1968, con la pubblicazione di Firstborn: in questa raccolta le sue poesie parlano di lande desolate, vite perdute di storpi, disperati e senza amore; eppure i suoi paesaggi hanno una bellezza severa, una dimensione mitica che si profila dietro la quotidianità. Aride, spietate, pungenti, ma piene di vita, queste sono poesie sorprendentemente originali, ricche di autobiografia celata dietro a tratti universali.
La sua è una poetica molto diversa da quella moderna americana, decisamente lontana da quella controversa del vincitore Premio Nobel del 2016, Bob Dylan; ma anche da quella di Selma Lagerlöf, prima donna vincitrice del Nobel per la letteratura nel 1909; a cui il premio fu conferito per «l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere.» La narrativa della Lagerlöf era, di fatti, principalmente incentrata sulla vita, gli usi, i costumi e le tradizioni di una Svezia d’altri tempi.

Quella di Louise Glück, è invece una poetica ricca di riferimenti al mondo classico e ai miti greco-romani, decisamente più vicina alla poetessa Wislawa Szymborska, nona donna ad aggiudicarsi il premio Nobel per la letteratura nell’anno 1996, di origine polacca e da espedienti quali l’ironia e il paradosso per la resa di tematiche filosofiche.
Questo stile classico ricco di elementi raffinati, miscelato a temi come l’infanzia, la solitudine, la famiglia, la morte e il viaggio interiore, portano alla luce la tenacia e la volontà d’animo che da sempre contraddistinguono Louise Glück. Ha infatti dovuto lottare contro l’anoressia fin da giovanissima: una battaglia ardua, che la costringerà più volte ad interrompere gli studi, ma che riuscirà a vincere.

Ad oggi, sono 12 le raccolte di poesie pubblicate, il cui fulcro è sempre rivolto al connubio tra sogni umani e delusioni. Purtroppo, di queste dodici soltanto due sono approdate in Italia: oltre a The wild Iris, solo ‘Averno‘ è stato tradotta e pubblicata dalla casa editrice campana Dante & Descartes. Una magistrale riscrittura del mito di Proserpina, la figlia della dea Cerere, rapita dal dio Plutone che la trascinò con sé negli Inferi. Partendo da alcune credenze popolari d’epoca romana, secondo cui uno degli accessi agli Inferi fosse nell’Averno – ora un lago vulcanico nel comune di Pozzuoli -, la poetessa conferisce questo titolo alla sua decima opera.

Louise Glück: premio nobel per la letteratura 2020
Fonte: thewellesleysnew.com

Una volta riferitole che le era stato assegnato il premio, la reazione della Glück è stata, come suo solito, molto pacata e riservata, ma al contempo sorpresa ed estremamente felice.
Le sue prime parole sono state «adesso potrò comprarmi una casa in Vermont», reazione simile a quella che ebbe Selma Lagerlöf, che con il denaro del premio potè riacquistare e ristrutturare la sua vecchia casa familiare a Mårbaka, venduta anni prima dal padre per problemi finanziari.
Magari la Glück riuscirà a ritornare in quella stessa casa i cui fiori in giardino le hanno dato la possibilità di scrivere quella prima trasognante raccolta di poesia che l’ha poi portata verso la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura.

Chiara Primouomo

Chiara Primouomo
Classe '99, napoletana di nascita ma figlia del mondo, costantemente in viaggio e alla ricerca di meraviglie nascoste. Studentessa di Cinema all‘Accademia di Belle Arti di Napoli. Appassionata d’arte e di fotografia, divoratrice di pellicole cinematografiche e libri d’ogni genere. Trovo che il cinema e la scrittura siano le migliori macchine creatrici di mondi da esplorare, al di fuori di ogni immaginazione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui