Frammenti: «Rumore? La patina con cui il tempo custodisce i ricordi»
Fonte: Matilde Dischi

Nato all’incirca quattro anni or sono in una di quelle che si prospettava essere una serata qualunque in compagnia di amici di vecchia data a Conegliano (TV), Frammenti è un progetto artistico che racchiude in sé la commistione di stili tra loro apparentemente antitetici nonché le esperienze congiunte dei quattro componenti Alex Michielin (voce e basso), Mauro Serafin (voce e percussioni), Francesco De Ros (sintetizzatori e sequenze) e, dulcis in fundo, Andrea Cettolin (chitarra e voce).

Facendo leva su strumentali impreziosite da intarsi vocali di primissima fattura nelle quali l’impiego del sintetizzatore e della grancassa elettronica distorta in 4/4 fa da padrone, canzone dopo canzone la band trevigiana riesce a ritagliarsi lo spazio che merita nel variegato panorama indipendente nostrano dando prova di una tecnica affinata e di tutta la propria poliedricità. Reduci dalle pubblicazioni di svariati singoli precedenti, i Frammenti hanno da poco annunciato l’uscita di un nuovo inedito dal titolo “Rumore”, disponibile a partire dal 18 settembre su tutte le piattaforme streaming.

Sogna di fermare il tempo,

basta solo restare in silenzio

ascoltare le note del vento

Congelare il tempo per assaporare all’infinito ogni lampo benevolo di vita è un desiderio atavico che chiunque, almeno una volta nel corso della propria esistenza, ha nutrito. Rompere le tre dimensioni ed entrare in una dimensione eterna va al di là di ogni capacità umana: il tempo scorre inesorabilmente non lasciandoci alcuna possibilità in tal senso. Come dimostrato dai Frammenti nel loro ultimo brano, rifugiarsi in piacevoli reminiscenze, perché no di un’estate non da molto trascorsa, può essere la giusta escamotage per affrontare il fragore di una realtà che non lascia alcun spazio alle flautate melodie dei sogni.

Ecco quanto rilasciato dal complesso musicale veneto ai nostri microfoni:

Ciao ragazzi, lieti di avervi qui con noi. Per chi non avesse ancora avuto modo di ascoltare la vostra musica, chi sono i Frammenti e come si sono conosciuti?

«Frammenti è un progetto musicale di quattro ventenni nato in forma embrionale in palestra al liceo e poi via via consolidatosi tra garage e retrobottega, luoghi dove avvennero le nostre prime prove.»

Dal momento che ognuno di voi dimostra differenti attitudini e approcci musicali, sarei curioso di conoscere in quale maniera avviene il processo creativo per la produzione dei vostri brani. Seguite una metodologia fissa di produzione o varia a seconda delle vostre esigenze?

«Come giustamente hai sottolineato, i nostri stili sono differenti sia per quanto riguarda la formazione tecnica (classica quella di Francesco e Antonio, moderna quella di Alex e Mauro), sia a livello di ascolti (Antonio è un grande patito della canzone d’autore, Francesco gradisce maggiormente la musica elettronica strumentale, Mauro è un fan sfegatato del contemporary R&B, mentre Alex è cresciuto a pane e alternative rock inglese). Visti i nostri rispettivi background, non è mai facile far combaciare i pezzi del puzzle in fase di composizione ma è proprio questo che ci stimola. Scriviamo a otto mani, delle volte riuniti nella stessa stanza, delle altre passandoci a turno le bozze. Ciascun membro dei Frammenti riarrangerà poi il brano estraendo in ultima fase gli elementi salienti. Spesso si finisce con litigare; se non succede significa che il pezzo non è abbastanza forte. Ci teniamo molto alla cura meticolosa di ogni singola tranche del processo creativo, dalla fase di ispirazione e successivo arrangiamento, alla scrittura ed infine alla parte finale, ossia la produzione. Ciò comporta in molti casi il non avere risultati allineati allo standard che propone l’industria musicale odierna; poco importa: il nostro intento è definire sonorità che sentiamo nostre, non adeguarci a schemi prestabiliti

Veniamo al vostro nuovo singolo, “Rumore”. Il termine utilizzato dalla vostra band come titolo della canzone assume una duplice accezione in base al contesto di riferimento: nella rievocazione delle memorie della passata estate rimanda al rumore delle onde che si infrangono sulla battigia o agli schiamazzi dei bambini; rimanendo ancorati invece alla vita di ogni giorno all’inquinamento acustico del traffico, al suono della stampante in ufficio, al fragore delle presse in fabbrica, tanto per fare esempi pratici. Alla luce di questo, quale significato era vostra intenzione attribuire al vocabolo?

«Non ce ne voglia George Orwell e l’avversione per il bipensiero, il nostro scopo era proprio quello di esprimere contemporaneamente i concetti da te descritti. Fortunatamente la musica assomiglia molto alla poesia, entrambe si nutrono dell’ambiguità. Il rumore è la patina con cui il tempo custodisce i ricordi, celando alcuni particolari ed esaltandone altri; è questa velatura che volevano raccontare, non l’opera restaurata.»

A differenza della memoria, il ricordo ha una parte costituita dall’oblio oltreché un’implicazione di cuore: il ricordare ci consente di tornare indietro, quando ne sentiamo la necessità, a luoghi vissuti, a persone con le quali siamo stati in contatto e ad eventi che ci hanno coinvolto (come ad esempio una vacanza in riva al mare), senza rimanere intrappolati nel passato. A vostro parere, la proprietà di essere distanti dal presente – seppur soltanto con la mente e per un lasso di tempo breve – aiuta ad affievolire la durezza del quotidiano?

«Questo è un quesito interessante dato che ci consente di manifestare il personale punto di vista di noi Frammenti. Secondo la nostra opinione, fuggire dal presente non è del tutto possibile: il ricordo ci trasporta altrove, ci fa semplicemente vivere il quotidiano in maniera alternativa. Chissà, forse potremmo rimanere intrappolati nelle nostre rimembranze oppure magari ravvivarci nelle nostre azioni quotidiane. Noi cantiamo la nostalgia come un sentimento del contemporaneo, si vive qui e adesso. Fermare il tempo è soltanto un sogno, meraviglioso e al contempo irrealizzabile.»

A seguito dell’uscita di “Rumore”, avete chiesto agli ascoltatori di associare un piccolo ricordo formato video della loro estate. Come è scaturita tale decisione? Quanto è importante per una giovane band coinvolgere il proprio pubblico in simili iniziative?

«L’idea ci è venuta vedendo i primi fans taggarci sui social in ricordi delle passate ferie. Non avendo ancora pensato ad un videoclip vero e proprio, ci è parso carino unire foto ed immagini in un unico video. Coinvolgere gli ascoltatori è importantissimo, soprattutto per un gruppo ad inizio carriera come il nostro. Condividere con gli altri i propri successi ed insuccessi – per fortuna o purtroppo esistono anche quelli – aiuta a creare legami autentici e per nulla effimeri. Abbiamo sempre creduto che la nostra mission sia scrivere con il pubblico e non per esso. Come già detto in precedenza, il fine non è creare un prodotto standardizzato e su misura per chi lo ascolta (siamo musicisti, non sarti). Tener conto anche degli stimoli altrui è la chiave per creare un qualcosa di attuale e, quanto più possibile, veritiero

Vincenzo Nicoletti

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