telelavoro, barriere

Nella società odierna la priorità di ognuno di noi è quella di essere qualcuno e di avere un’identità ben definita. E soprattutto, ognuno cerca di farlo valicando tutte quelle barriere che minano il percorso da compiere. Essere qualcuno in società significa anche ricoprire un ruolo lavorativo: raggiungere il luogo di lavoro o l’ufficio diviene una vera e propria impresa poiché bisogna percorrere le strade della città che sembrano dei veri e propri labirinti. Ciò non deve essere possibile, dato che tutti hanno diritto ad un lavoro. Non interessa come e dove lo si svolga ma l’importante è riuscire ad apportare il proprio contributo alla società, evitando pigrizia e nullafacenza.

Questi grandi rischi sono ovviati e evitati grazie all’occasione del telelavoro, che seguendo un po’ l’esempio delle università telematiche crea occasioni lavorative a tutti gli individui, in modo che questi diano alla società il giusto contributo. Il telelavoro però è un’arma a doppio taglio perché da un lato è una possibilità per chiunque voglia lavorare ma dall’altro ne limita una fisica interazione con i colleghi con i quali però si può stringere lo stesso un rapporto a distanza, reputatile come aspetto positivo per chiunque voglia essere un dipendente.

Svolgendo l’attività lavorativa a casa propria, inoltre, limita i contatti o raffronti con persone esterne, in cui potrebbero accentuarsi le difficoltà, creando maggiori sofferenze psicologiche all’individuo in questione. Inoltre altro vantaggio è il non dover per forza rispettare orari serrati e categorici, irripetibili se si convive con fisiche difficoltà, appunto barriere.

L’idea del telelavoro oltre ad offrire un’occasione lavorativa a chiunque, garantisce anche la possibilità di svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, senza esterne difficoltà.

Magari, potendo svolgere il lavoro dalla propria abitazione, si può decidere di intraprendere anche più attività lavorative, in modo che aumenti l’attivazione individuale, creando benefici e migliorie anche all’attenzione divisa che può un po’ affievolirsi quando non si ricevono gli stimoli giusti dalla società.

Finale aspetto positivo del telelavoro è che potendo offrire ad un disabile un’opportunità di lavoro in regola, come datore si può godere anche di vantaggi fiscali, un aspetto ormai da non sottovalutare più nella società odierna. Ma soprattutto gli si può regalare felicità, dopo avergli stretto la mano e dato il benvenuto in azienda, seppur da postazione telematica.

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.