Macerata 2018

A Macerata, ieri, un corteo di oltre 15.000 manifestanti ha sfilato in piazza. Migliaia di bandiere unite per esprimere un comune messaggio: il fascismo è un crimine, così come il razzismo.

Ricordiamo che la manifestazione nella cittadina marchigiana è stata la risposta al gesto fascista e razzista compiuto da Luca Traini, il quale qualche giorno fa a Macerata ha sparato su una folla di immigrati, ferendo sei africani e aspettando l’arresto (posizionato con tanto di saluto fascista) di fronte al Monumento ai Caduti. L’identità e l’ideologia di Traini sono desumibili dalla sua candidatura con Lega Nord nel 2017 e dalla sua vicinanza a movimenti come Casapound e Forza Nuova, che hanno addirittura rivendicato l’accaduto.

La manifestazione di ieri ha suscitato molte polemiche anche a livello istituzionale: dal Sindaco PD Carancini che ne aveva vietato lo svolgimento, alle minacce del Ministro Minniti: «Mi auguro che chi ha annunciato le manifestazioni accolga l’invito del sindaco, se questo non avverrà, ci penserò io ad evitare tali manifestazioni».

Insomma Minniti ha vietato di manifestare sia ai fascisti sia agli antifascisti, come se le due categorie fossero sullo stesso piano, come se lo Stato non riconoscesse il divieto di apologia di fascismo: un appello infondato, un appello che non ha visto un solo passo indietro da parte dei movimenti che ad oltranza hanno marciato pacificamente su Macerata.

In piazza c’erano movimenti come csa Sisma, Libera con la presenza di Don Ciotti, Anpi, Emergency, Rifondazione Comunista, l’ex Canapificio, Jè so pazz, Fiom e tanti altri movimenti accorsi da ogni parte d’Italia: non era difficile incontrare Adriano Sofri, Paolo Ferrero, Nicola Fratoianni e la senatrice Lidia Menapace (storica partigiana) che con i suoi 93 anni è rimasta alla testa del corteo fino alla fine della manifestazione.

macerata
Lidia Menapace

Non c’è stato bisogno dell’intervento degli agenti in assetto anti-sommossa e degli elicotteri della polizia che sorvolavano costantemente la folla, perché il tutto si è svolto pacificamente: strumenti di lotta sono state le parole, la determinazione, contenuti incisivi e democratici che hanno demarcato per l’ennesima volta la netta linea di confine tra la violenza neo nazista e la non violenza anti fascista.

Si potrebbe definire uno straordinario momento di solidarietà e di unità, il miglior antidoto contro il marciume sociale: tra i canti e i balli inscenati dagli africani al fianco degli italiani, tra gli inni storici come “Bella ciao” e motti liberali era possibile scorgere la vera essenza della Resistenza moderna. Una Resistenza antifascista multietnica che troppo spesso viene offuscata da ondate di qualunquismo e di sfiducia, una Resistenza che si ribella alla violenza, alla sopraffazione, all’idea di “razza che divide”, alle ingiustizie: una Resistenza che in manifestazioni come quella di Macerata si riverbera in tutta la sua perfezione, senza errori.

La manifestazione di Macerata è stata l’esempio lampante che non solo la politica è in grado di influenzare il popolo, ma anche il popolo è in grado di influenzare la politica: la forte denuncia è stata un terremoto per le elezioni del 4 marzo, ha lasciato un segno indelebile nelle coscienze della popolazione che inneggiava alla lotta dai balconi delle proprie abitazioni e applaudiva con orgoglio all’eterna ribellione antifascista.

Melissa Aleida

Melissa Bonafiglia
Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.

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