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Dopo Napoli lo scorso anno, Caserta nel 2016 e ancor prima Benevento, è Pompei quest’anno la città scelta dalle associazioni LGBT della Campania per ospitare il Pride regionale, che si terrà il prossimo 30 giugno. Un appuntamento che ci ha dato l’occasione e lo spunto iniziale per intervistare Eddy Palescandolo, presidente del Coordinamento Campania Rainbow.

Sarà Pompei quest’anno ad ospitare il Pride regionale. Come mai questa scelta?

La scelta di Pompei parte da lontano e cioè dal Salerno Pride del 2012 e dall’intento di spostare il pride regionale fuori da Napoli, nelle altre province e nelle periferie, in luoghi che presentano problematiche sociali e dove è necessario dare la parola alle associazioni che ogni giorno si occupano dei diritti civili. Vedi ad esempio anche il Mediterranean Pride di Bagnoli nel 2016, fatto per stare al fianco delle cittadine e dei cittadini che lottavano per le problematiche del territorio di Bagnoli, tra l’altro non ancora affrontate del tutto.

Una scelta che oltretutto ha già fatto discutere. Il sindaco di Pompei ha detto di non aver mai autorizzato nessuna manifestazione e Fratelli d’Italia ha parlato di offesa ad un luogo sacro.

Il sindaco ha partecipato con un suo rappresentante all’assemblea del 3 febbraio, confermando che darà il patrocinio. La stampa ha un po’ cavalcato la polemica, ma in realtà al sindaco non garbava la modalità dell’annuncio via stampa, anche se così non è perché tre giorni prima gli è stata inviata una pec. Voglio precisare che al sindaco va chiesto il patrocinio, ma non l’autorizzazione che spetta alla questura.

Quali sono i principali punti del manifesto politico di questo pride?

Pompei è un luogo importante del vesuviano, territorio problematico, che racchiude quasi tutti i problemi di cui soffre la Campania: altro numero di extracomunitari, sfruttamento del lavoro, arretratezza culturale e sociale, malavita, camorra, carenza di lavoro, abbandono scolastico. Queste sono tematiche che trasversalmente toccano anche la comunità LGBT con episodi di bullismo, di stigma sociale, di prostituzione. I punti di forza della programmazione politica riguardano proprio queste tematiche. Si potevano scegliere altri paesi vesuviani, ma per l’importanza culturale e religiosa che racchiude Pompei un pride qui avrà risonanza nazionale.

Qual è la situazione attuale del movimento LGBT in Campania? Quali sono le istanze da portare avanti, i punti più urgenti su cui intervenire?

La situazione LGBT in Campania è sicuramente una situazione politicamente alquanto organizzata, anche grazie al Coordinamento Campania Rainbow che rappresento e che racchiude quasi tutte le associazioni LGBT campane, un luogo dove è possibile confrontarsi, organizzarsi e portare avanti delle istanze tutti insieme. Quest’anno la stagione dei pride partirà il 17 maggio da Avellino, per la giornata contro l’omotransfobia, una manifestazione regionale in una città che non ha mai manifestato pubblicamente istanze LGBT di grande portata. Poi sarà la volta di Salerno, il 25 e 26 maggio, con due giorni di confronto e dibattiti su varie tematiche che riguardano la nostra comunità, Caserta il 16 giugno con un pride cittadino, Pompei e infine Napoli, che il 14 luglio manifesterà sotto l’effigie della fraternità visto che il 14 luglio è la data storica della rivoluzione francese. Certo, abbiamo ancora tanto da lavorare per tutte le problematiche relative alle persone trans e per la legge contro l’omotransfobia, anche se in regione è già stata presentata una legge a tal proposito ed è già passata una legge sul bullismo, con particolare attenzione al bullismo omotransfobico, infatti verranno finanziati dei progetti nelle scuole, che seguiranno Arcigay Caserta, Napoli e Salerno.

Non hai l’impressione che dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili il movimento si sia in un certo senso fermato, che abbia perso di vigore?

La legge sulle unioni civili è stata una grande vittoria del movimento. Certo è una legge tronca sotto l’aspetto della stepchild adoption, ma abbiamo visto che anche il movimento presenta delle contraddizioni a tal proposito. Ci sono battaglie grosse ancora da affrontare, ma bisogna trovare interlocutori istituzionali e politici che portino avanti tali istanze. La politica è orfana di grandi politici. Ci sono persone che arrancano per la poltrona e per la percentuale di voto, un appiattimento culturale, sociale e politico. Per cui non sono pronti ad affrontare certe tematiche o meglio strategicamente preferiscono non toccarle.

Tempo di elezioni, domanda necessaria: Secondo te quale lista sposa di più la causa LGBT?

Non vi sono rappresentanti specifici che hanno nel loro programma istanze LGBT, per cui il movimento sceglierà di cogliere trasversalmente, nei vari collegi, il rappresentante che più si ritiene opportuno votare. A volte capita di sentire attenzioni verso la comunità anche a destra, sembrerà strano ma è così. La Bonino è l’unica che si è esposta. La campagna elettorale è povera di contenuti e quei contenuti sono spesso populisti per raccogliere quanti più voti possibili. Se tutti facessero coming out i politici capirebbero le vere percentuali della nostra comunità e cambierebbero idee e programma.

Giulia Tesauro

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