caffè napoletano

Il caffè napoletano è un modo particolare di preparare questa bevanda, legato tradizionalmente al capoluogo campano. Se l’espresso è la tipologia di preparazione più apprezzata in Italia, non mancano di certo le varianti anche nel nostro paese.

La caffettiera napoletana, in tal senso, non rappresenta solamente una antenata della più moderna moka, ma una alternativa vera e propria. Pur presentando una procedura più lenta e macchinosa, essa infatti propone una bevanda decisamente diversa e, per molti amanti del caffè, ancor più gustosa e apprezzabile.

In questo caso, andremo a ripercorrere la storia del caffè alla napoletana, cercando di capire come si prepara e, in termini di gusto e non solo, quali sono le sue principali differenze rispetto a preparazioni più classiche.

Differenza dal caffè normale

Di fatto, la grande differenza tra il funzionamento della moka, come visibile in questo articolo, e la caffettiera napoletana, è che nel primo caso la bevanda sale mentre nel secondo la stessa scende. Nel primo caso, la preparazione risulta decisamente più rapida, mentre nella seconda variante è più macchinosa.

La differente preparazione e la grana diversa della polvere di caffè, ovviamente, conferisce anche un sapore diverso alla bevanda finale. Va detto che qualunque tipo di affermazione in tal senso risulta abbastanza soggettiva anche se, generalmente, la preparazione del caffè alla napoletana viene considerata migliore per quanto concerne gusto e aroma della bevanda.

Come nasce il caffè napoletano

Nonostante il nome sembri collocare chiaramente questa tipologia di preparazione, in realtà le sue origini non sono né campane né italiane. A inventare questa procedura è stato infatti il francese Morize che ideò la preparazione nel 1819. A quanto pare, però, il caffè così preparato piacque parecchio ai partenopei che cominciarono ad adottare questo metodo.

Con la Moka, introdotta da Alfonso Bialetti nel 1933, la preparazione del caffè napoletano si è gradualmente ridotta. Lo strumento realizzato dall’inventore piemontese permetteva la preparazione del caffè in maniera più rapida e facile. Nonostante ciò, a distanza di tanto tempo dall’introduzione della Moka, il caffè alla napoletana resta ancora una tradizione piuttosto comune in Campania e non solo.

Per quanto concerne lo strumento in grado preparare il caffè alla napoletana, si parla di cuccumella. Tale termine napoletano è un diminutivo della parola “cuccuma” che va a definire un vaso di rame o di terracotta. Proprio il rame è il materiale con cui è realizzato l’oggetto utilizzato in fase di preparazione. Generalmente esso è costituito da tre parti:

  • il serbatoio dove si colloca l’acqua in fase di riscaldamento;
  • un contenitore per il caffè macinato, alla cui base è posizionato un filtro;
  • un altro serbatoio, quello in cui si accumula il caffè pronto per essere servito.

Come vedremo in seguito, la gestione della caffettiera napoletana risulta estremamente diversa rispetto a quanto avviene con la moka.

Come si prepara il caffè alla napoletana

Come si prepara dunque la bevanda seguendo questo metodo specifico? La caffettiera, ben differente dalla moka, viene riempita con acqua fino a sfiorare un piccolo foro utile per lo sfogo del vapore.

All’interno della macchina viene poi sistemato il caffè. A tal proposito, va sottolineato come questo risulti macinato con una grana decisamente più grossa rispetto a quello solitamente utilizzato nella moka. La polvere non va poi pressata e il filtro va sistemato senza intervenire manualmente sul caffè.

Filtro e contenitore vanno avvitati sul serbatoio dell’acqua in maniera che i due manici siano sovrapposti. Con la cuccumella pronta, è possibile posizionare la stessa su un fuoco piuttosto basso.

Il momento in cui l’acqua del serbatoio arriva allo stato di ebollizione, del vapore esce dal suddetto foro, segnalando il momento in cui è arrivato il momento di capovolgere la macchina. In questo modo, l’acqua si viene a trovare sopra il caffè macinato e va a scendere attraverso il caffè, passando attraverso il filtro e raccogliendosi nell’altro serbatoio presente.

Dopo questa fase di filtraggio, che può durare dai cinque ai dieci minuti, è possibile versare il caffè napoletano nelle tazzine per essere poi finalmente gustato.

Nonostante una qualità maggiore, però, la praticità della moka ha avuto la meglio a livello di mercato. E voi cosa pensate di questi due modi così diversi di gustare il caffè? Qual è la vostra preparazione preferita?

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