Il cospirazionismo No Green pass come ideologia al tempo della pandemia
Fonte: www.open.online

Con oltre 38,9 milioni di italiani che hanno già completato il ciclo vaccinale, le piazze No Vax e No Green Pass sono una minoranza che – sottolineano investigatori ed esperti che monitorano il movimento – non va comunque trascurata. Con il passare del tempo, sta di fatto emergendo una crescente allergia preconcetta verso chiunque la pensi diversamente, che impone di interrogarsi su un così rapido slittamento verso l’aperta ostilità nei confronti dei vaccini, delle istituzioni, di chi sostiene la necessità di sottoporsi alla doppia iniezione per farla finita col virus e le sue stragi. La loro è una ribellione di tipo cospirazionista verso un presunto blocco di poteri che sostiene la campagna di immunizzazione, che giustifica l’avversione a tutto campo degli argomenti pro-vaccini, con la parallela semina di obiezioni definitive.

Il cospirazionismo come nuova ideologia

Fin dalle origini, questo fantomatico popolo no vax e no green pass è stato visto come se fosse un arcipelago di individui atomizzati che si scambiano le loro paranoie esclusivamente in chat. In pratica, come una magmatica galassia di scettici completamente avulsa e estraniata dalla realtà, che invoca la libertà di non vaccinarsi schierandosi così contro la scienza, il progresso e quello che dovrebbe essere il ritorno alla normalità della vita quotidiana. Tuttavia, nel corso del tempo, quest’onda di contestatori è sfociata in eventi regolari e sempre più ravvicinati, che vanno dalle regolari manifestazioni settimanali fino ad arrivare al fallimentare tentativo di bloccare le stazioni ferroviarie.

A conferma che non siamo più di fronte a dei semplici gruppi di manifestanti che si oppongono confusamente alle restrizioni varate in modo occasionale, ma ad un vero e proprio movimento cospirazionista che si sta dotando di un’embrionale organizzazione e di un discorso a essa affine che ne rafforzi le certezze e si faccia megafono delle sue esigenze.

Aggirando contraddizioni logiche e traendo forza dalle evidenti incoerenze che lo caratterizzano, il cospirazionismo si sta confermando essere una delle forme della politica al tempo della crisi della rappresentanza, che va oltre le categorie politiche classiche a conferma della fine dei vecchi conflitti ideologici. Questi manifestanti hanno infatti costruito attorno alla libera determinazione di non immunizzarsi tutto un sistema di pensiero che non contempla dubbi né compromessi, ed avversa frontalmente ogni tesi favorevole alla vaccinazione. La loro non è più quindi soltanto una scelta personale su cui confrontarsi, ma una narrazione della crisi sanitaria che ha assunto i contorni della dottrina, con dogmi, eresie e nemici pubblici.

Pertanto, seppur in maniera irrazionale e paranoica, i discorsi dei cospirazionisti iniziano seriamente ad affrontare uno dei nodi decisivi della nascita della sovranità politica moderna: il rapporto tra libertà individuale e sicurezza collettiva, tra paura e fiducia reciproca. La lunga semina populista e antipolitica, anzitutto da parte del mondo dell’informazione, nel tempo ha creato un’amplissima vulnerabilità di gregge, che oramai ci rende particolarmente permeabili a qualsiasi campagna di disinformazione. Proprio come avremmo dovuto imparare dalla vicende paradossali e al di fuori di ogni regola politologica della nascita del Movimento 5 Stelle o dell’assedio al Campidoglio dei sostenitori di Trump.

La libertà personale difesa anche attraverso la violenza

L’architrave di questo granitico apparato di idee è la rivendicazione della libertà personale contro l’obbligo che sarebbe imposto da strumenti come il Green Pass, ritenuto discriminatorio. Tuttavia, queste manifestazioni di dissenso il più delle volte hanno assunto risvolti violenti, come dimostrano i sempre più frequenti insulti e le aggressioni verbali scandite soprattutto verso il governo, contro la struttura del commissario per l’emergenza, e verso gli organi di informazione. Oltre l’oramai classico slogan “libertà, libertà”, sta di fatto venendo sempre più utilizzato da questi manifestanti cospirazionisti anche quello di “giornalisti terroristi”.

Per questo motivo, non bisogna sottovalutare  l’assalto al gazebo del MoVimento Cinque Stelle compiuto a Milano. L’aggressione subita durante il corteo romano da Francesco Giovannetti cronista di Repubblica e del gruppo Gedi, secondo i manifestanti reo del solo fatto di aver provato a documentare la protesta in corso. In pratica, la stessa sorte che è toccata all’inviata Antonella Alba di RaiNews24. Ma ad essere presi di mira cominciano a ritrovarsi anche i medici, come dimostrano le minacce e l’inseguito fino a sotto casa ai danni dell’oramai celebre infettivologo Matteo Bassetti – direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

Di conseguenza, come dimostrano anche le indagini riguardo al canale Telegram dei no vax chiamato Basta Dittatura , il Ministro degli interni Luciana Lamorgese ha iniziato a prendere in seria considerazione i rischi di infiltrazione terroristica. Le ingiurie, la rabbia e le minacce potrebbero concretizzarsi. Gli occhi sono puntati sulla prossima manifestazione nazionale contro il Green Pass, indetta il 15 settembre a Roma.

Come dimostrano i fatti, questo susseguirsi di iniziative e di intimidazioni non fanno altro che esprimere un clima sempre più teso, espressione del malessere e dell’intolleranza che sta crescendo nel nostro Paese. D’altronde, sempre più spesso, queste proteste stanno venendo non soltanto rivolte contro il governo, ma anche contro tutti coloro che raccolgono e diffondono notizie. Tuttavia, come dichiarato da Raffaele Lorusso – segretario della Federazione Nazionale della Stampa – «È paradossale che chi scende in piazza per rivendicare una libertà che non esiste in Costituzione, perché stiamo parlando di una questione che attiene alla sanità pubblica, se la prenda con chi sta esercitando legittimamente la libertà di espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione».

Il moralismo sanitario non è la soluzione al problema

A guida delle manifestazioni ci sono anche i fascisti veri e propri, ma non è una novità: provare a intestarsi battaglie altrui dove si intravedono spazi vuoti fa parte di una lunga tradizione dell’estrema destra. Pertanto, considerare questo movimento cospirazionista esclusivamente come il prodotto dell’estrema destra, vorrebbe dire non provare a comprendere pienamente il fenomeno a cui ci stiamo rapportando.

Questo movimento cospirazionista è principalmente una realtà scaturita da erronei provvedimenti governativi e disastrose campagne mediatiche, che hanno permesso da una parte di valorizzare determinati comportamenti, mentre dall’altra di nominare le forme di esclusione e naturalizzarle. Ad oggi, la gestione pandemica non ha fatto altro che fare leva su una scienza trasformata in religione, sul controllo e sulla sorveglianza delle vite, sulla paura alimentata da una propaganda mediatica dai toni bellici. Pertanto il movimento no vax e no green pass, nelle loro espressioni più intransigenti e organizzate, non è che il risultato di questo costante clima da caccia alle streghe.

I vaccini servono soprattutto a ridurre non tanto i contagi, ma bensì quei ricoveri e quei decessi che, oltre un certo limite, imporrebbero nuove chiusure, e la circolazione virale, che comporterebbe l’insorgere di pericolose varianti. Quindi, il carattere giuridicamente facoltativo ma socialmente incoraggiato del vaccino è pienamente compatibile con la comune responsabilità, richiesta a ogni cittadino, di tutelare la propria e l’altrui salute, ciò che è richiesto e accomuna tutti i cittadini.

Siamo oggettivamente uniti nel contrastare il virus, e questo richiede la collaborazione di tutti, non l’atteggiamento implacabile e coercitivo di un gruppo di persone. Eppure chi non si vaccina non è più considerato un soggetto con cui interagire in uno Stato costituzionale di diritto, ma come l’oggetto di una semplice e a tratti brutale rieducazione sociale.

Non saranno perciò la minaccia dell’obbligo vaccinale, oppure le proposte punitive di rifiutare l’assistenza ai non vaccinati, eventualmente bisognosi di ospedalizzazione, o ancora di addossar loro i costi delle cure, a consentirci di superare la pandemia. Per convincere i cospirazionisti è necessario alimentare il desiderio di mettere fine a questa pandemia insieme ad essi, senza prendersela con qualcuno attribuendogli la responsabilità di un problema che invece è comune.

Pertanto, solamente un cambio di prospettiva della crisi pandemica che sposti il discorso dalla responsabilità del singolo a quella dell’intera collettività, permetterebbe ai cospirazionisti di sentirsi degli interlocutori di un dialogo finalizzato ad includerli, piuttosto che come dei nemici di una guerra che mira a sconfiggerli. In caso contrario dovremmo cominciare a fare i conti con questo movimento cospirazionista per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria se non anche oltre, dato che il risentimento per ulteriori provvedimenti governativi che di tutto ciò non tengono conto non farà che aumentare il malessere generale nel nostro Paese.

Gabriele Caruso

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