Rio

I Rio sono una band che parte da molto lontano e dopo una lunga attesa, hanno lanciato il nuovo singolo “Start up”. Il video è stato girato tra le vie di Modena e vede l’attore Fabio Troiano, che canta e recita il brano, nelle vesti di vari personaggi. «Ero un po’ preoccupato a dirigere Fabio Troiano!» – ci ha detto Fabio Mora, membro della band.

Il 23 marzo è stato pubblicato il nuovo singolo de I Rio “Start Up“, con un tema sociale. Il brano potrebbe essere analizzato su tre livelli: piano politico, piano economico e piano spirituale, l’insieme di credenze. 
Mora: «Il brano parte dalla vena di Bronski e rispecchia molto la sua personalità. Penso che li evochi tutti e tre in pieno. Io penso che questa canzone parli della capacità di una persona di potersi reinventare. C’è una versione positiva di questo in un periodo dove economicamente e lavorativamente è difficile. Noi siamo sempre stati un gruppo che riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno. E questa canzone, cantata e recitata oltretutto con l’interpretazione di Troiano, in alcuni punti drammatica, nel ritornello, che è la parte solare del brano è quella che racconta la “Start up”, cioè questa possibilità e ricerca dell’animo umano di reinventarsi, riscoprirsi e creare qualcosa di nuovo che possa essere positivo per noi e per chi c’è intorno. Potrebbe esserci la difficoltà di essere capita in questo caso, perché tocca tanti livelli di comunicazione.»

Nei vostri brani è frequente questa attenzione verso temi sociali?

Rio

Mora: «Ti faccio l’esempio di “Gioia nel cuore”: nessuno ha mai chiesto cosa ci fosse all’interno della canzone. Tutti la cantano, nessuno si è mai soffermato a chiedersi cosa ci fosse realmente dentro e come mai, in una canzone così solare,semplice, con un ritornello così “banale” e veramente molto diretto, raccontasse di quelle persone che, raggiunto un certo livello di successo, a un certo punto mollano tutto e scelgono di fare una vita molto più semplice, lontano da quello che si potevano permettere prima. Culminano, secondo me, in una serie di cose che, aprendo gli occhi, per loro non significa più niente. Raccontiamo spesso di soggetti e scriviamo canzoni dense con un vestito leggero. Può darsi che questa cosa passi inosservata ma quando si ascoltano una seconda volta, si capisce che non sono così scontate le cose che scriviamo.»

In “Start Up” c’è l’esordio discografico dell’attore Fabio Troiano. Il terzo Fabio del gruppo! Questa collaborazione è occasionale o potrà intensificarsi in futuro?
Mora: «Più che un membro del gruppo, un membro della banda! (ride) Fabio è un incosciente come noi. Sono molto contento di questo perché, tra le collaborazioni nel mondo che nascono, questa è stato diversa. Ci conosciamo da un anno e mezzo, tramite amicizie in comune. Dopo esserci incontrati è nata questa voglia di fargli sentire quello che stavamo scrivendo, aspettando di essere convinti di quello che stavamo facendo. Spero che non finisca qui la nostra collaborazione perché è nata anche una bella amicizia. Fabio è anche un grandissimo attore. Per me, ha recitato e cantato il testo in una maniera magistrale. Quando ci siamo conosciuti mi ha detto: “mi piacerebbe cantare”; e glielo abbiamo lasciato fare. Io gli dissi: “a me piacerebbe recitare” – ma sto ancora aspettando una risposta!»

Il vostro sito web comprende una sezione che si intitola “Racconta il tuo concerto!”. Un modo per incentivare la partecipazione del pubblico. Come ci si sente a leggere cosa avviene dall’altro lato del palco?Rio
Mora: «Noi abbiamo un grandissimo rapporto con chi ci segue dall’altro lato. La maggior parte delle cose che mettiamo sulla nostra pagina le sappiamo già. Potrebbe finire tutto lì ma ci tengono a farci sapere ed è molto bello. Cominceremo a preoccuparci quando arriveranno delle critiche. Noi viviamo il nostro pubblico e condividiamo spesso queste sensazioni sul palco. Lo spettacolo vero lo facciamo a fine concerto, quando apriamo il backstage e buona parte del pubblico entra nei camerini a condividere il resto della festa con noi. Mi fa molto piacere rileggerlo quando hanno voglia di raccontarcelo. Viviamo in mezzo a loro».

Sara C. Santoriello

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