blankets thompson in: https://www.lospaziobianco.it/graphic-novel-2-blankets/
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Blankets è la graphic novel autobiografica scritta e illustrata nel 2003 da Craig Thompson nata, a detta dell’autore, da una sua improvvisa ma urgente esigenza: quella di descrivere come ci si sente nel dormire vicino a qualcuno per la prima volta. Da questo spunto ha inizio un racconto molto delicato con cui ci si interroga sulla vita, sulle proprie paure paralizzanti e sulle gabbie in cui, senza rendercene conto, ognuno di noi si rifugia. Blankets, con le sue atmosfere invernali, catapulta il lettore in luoghi innevati, resi anche dai disegni in soli bianco glaciale e nero pece, gli fa avvertire il tepore delle coperte cucite insieme dalla nostalgia, dai ricordi e dalla comfort zone e, infine, gli fa avvertire l’esigenza di temprarsi con quel freddo pungente che si prova una volta usciti dal proprio bozzolo.

Blankets ha come palcoscenico il Wisconsin e il Michigan degli anni ’90, luoghi in cui Craig Thompson ha vissuto la sua crescita e la sua formazione insieme al fratello Phil, con cui intesse un rapporto inscindibile, alimentato dalla comune passione per il disegno. I due sono stati educati in una famiglia molto rigida, dalla formazione cristiana evangelica strettamente osservante ed è proprio questa atmosfera che incombe come una folta coltre di nebbia a segnare in modo indelebile il piccolo Craig. Da bambino subiva bullismo a scuola e aveva così identificato il mondo esterno come pieno di pericoli e la piccola realtà della sua abitazione come un posto sicuro in cui stare, fatta di preghiere e di disegni. A differenza degli altri bambini, Craig subiva una certa fascinazione dalla messa domenicale, diceva di puntare al Paradiso e di voler dedicare la sua vita a lavare via l’infelicità che è presente sulla terra. La sua fede lo aiutava a farsi scivolare via le molestie e le violenze verbali di cui era continuamente vittima e lo ha accompagnato fino all’età adolescenziale, momento in cui Craig ha sospettato di voler intraprendere la vita sacerdotale. Ma a quale prezzo?

Craig Thompson in Blankets racconta di come, nella sua solitudine, ha pensato di aver sprecato il suo tempo con sogni e disegni, attività terrene del tutto futili di fronte alla ricerca della purificazione. Voleva bruciare tutto, ogni suo ricordo e ogni cosa che lo rendeva davvero felice. La bolla scoppia all’improvviso, in una notte in cui “il senso dello spazio, della profondità, si dissolsero a mano a mano che i fiocchi di neve cadevano sempre più fitti” e in cui, con la narrazione di due piani temporali differenti, portati avanti parallelamente, Craig Thompson si rende conto di star vivendo quei banali ma pregni momenti di gioia smisurata che solo l’amore (per l’arte, per il fratello prima e per Raina dopo) riescono a donargli e a imprimere un reale senso alle sue giornate.

L’insegnamento che Blankets ci sussurra tra una tavola e l’altra è il non smettere mai di cercare il nostro posto nel mondo e di non temere di vivere. Craig Thompson ha sdoganato l’archetipo del graphic novel autobiografico e della “novellizzazione” del fumetto: dosa infatti avvenimenti realmente accaduti e finzione letteraria, costruendo un flusso narrativo dinamico nel suo giocare con diversi registri. L’autobiografia di Thompson racconta una vita vissuta tra progetti mancati, intervalli forzati e dolorose anamnesi del passato. Eppure, una volta trasformato in fumetto, il tutto esercita attrazione e immedesimazione e riesce quindi ad assumere le sfumature delle esistenze di ognuno di noi. L’autore elabora il suo rapporto con il cristianesimo edificando una complessa cattedrale della memoria, prendendone spesso le giuste distanze per favorirne la fruizione. I riferimenti biblici costellano l’opera e sono sfruttati sia come simboli di quel nido che ha tenuto al riparo Craig, sia come strumento di crescita e di formazione, una virgola che, una volta esplorato al meglio se stesso, gli permette di iniziare a costruire in piena totalità la sua identità.

Alessia Sicuro

5 x mille Survival
Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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