Giulio Rincione Condusse
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Il 18 maggio la casa editrice Shockdom ha presentato il ritorno del fumettista Giulio Rincione, con la sua ultima graphic novelCondusse Me”. Si tratta questa volta di una raccolta di storie che assumono le sembianze di pezzi di puzzle, tutti posti lì per costruire quella che è un’analisi della vita, della morte, dei limiti dell’uomo e di come sia arduo cercare di superarli.

La narrazione di “Condusse me ” è affrontata con differenti tecniche pittoriche e artistiche che rendono originale ogni evento e citano una serie di richiami alle opere precedenti di Giulio Rincione. Così ad esempio il caratteristico fiore, che si affaccia quasi come un leitmotiv, ricorda i caldi colori dell’albero di Paranoiӕ, ancora una volta simbolo di liberazione, un sole che rischiara l’animo e, parallelamente, la tavola dai colori oscuri e opachi, soffocanti.

«Succedono. La vita è fatta di accadimenti, una successione di eventi che si succedono. Alcuni straordinari, altri ordinari. Alcuni straordinari vissuti in modo ordinario e altri ordinari, vissuti in modo straordinario. Fatto sta che quest’estate è successo. Un accadimento forte, che mette un autore nelle condizioni ideali per lavorare ad una storia breve a fumetti. La storia da cui tutto inizia è Amor Condusse Noi, una storia necessaria per metabolizzare un accadimento. E più andavo avanti nelle tavole e nei testi, più non potevo fare a meno di citare Storielline, la mia prima autoproduzione del 2013. Senza volerlo, ne stavo scrivendo una sorta di seguito.»

Così Giulio Rincione presenta Condusse me, una storia che ha avuto un periodo di gestazione lungo sei anni, un percorso che l’autore identifica come una sorta di ricerca ad opera di un bambino (quel bambino che alberga in ognuno di noi) riguardo la conoscenza di noi stessi.
Il suo primo passo è in “Il buco” , la prima storia. Il bambino si perde durante la ricerca della conoscenza finché non si trova ad un bivio, ad una porta: se entra sarà un dio, se esce sarà un uomo.

Ma qual è la differenza? Il dio e l’uomo sono parti nemiche dentro noi stessi. La prima non accetta i limiti, la società, le gabbie invisibili in cui siamo continuamente rinchiusi; la seconda impara a convivere con tutto questo e costruisce su questi schemi la sua esistenza. Questo scontro presentato in “Condusse me” è l’essenza della vita umana, una vita finita e limitante, ma che nella sua interezza è composta da infiniti punti.


«Puoi trovare l’infinito dentro di te. Puoi diventare dio. Ma dio non è felice e non prova più nulla. È libero. Non è bene, non è male. È solo libero.»

Per liberarci dalle costrizioni sociali e dai limiti umani, pirandellianamente parlando, si può solo puntare all’isolamento. Quando si arriva a fare i conti con se stessi, quando si inizia ad avere contatti con il nostro mostro, il nostro male interiore, con l’insoddisfazione e con il desiderio di andare oltre, ci si profila davanti la possibilità di fare un salto, di staccare quel tubicino che ci rende uomini, ma che ci prospetterà solo gelo, vuoto e aridità sentimentale.  Nessun giudizio, né pregiudizio, nessun dolore, nessuna insulsa distrazione (arte, poesia..) nessuna frivolezza che attutisca il peso della quotidianità.

Giulio Rincione inizia un percorso metartistico scardinando le tavole, troppo piccole per contenere il bambino che sta diventando un Buddha e che si accascia, come un tempio. Inizia qui l’ultima sezione di “Condusse me” e del racconto “Amor condusse noi”. Una volta che l’uomo supera i suoi limiti gli resta come unico ostacolo il tempo, la quale distruzione condurrà tutti verso una non-morte, ad un Olimpo, al quale Giulio Rincione dà vita con tavole bianche, graffiate da sottili tratti neri.

Siamo in “Dentro”, l’ultima storia, quella dell’uomo ormai cieco, sospeso in una dimensione atemporale, immerso nell’infinito. Non è né l’inferno e né il paradiso, non c’è nulla che conti, nulla che possa alimentare la sua mente che ancora cerca ad aggrapparsi ai ricordi della sua vecchia vita. Simbolicamente vaga con una tela che vorrebbe dipingere, in un mondo senza colori.

Condusse me trova qui la sua chiave di volta. L’amore è quella strada che ci può portare all’accettazione di noi stessi e del mondo, può farci vedere l’infinito nel nostro microcosmo finito, ci permette di riempire la nostra esistenza e di aver sempre qualcosa per cui lottare.
L’amore condusse noi, dandoci un senso e un continuo significato.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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