breaking bad film

La notizia bomba di qualche giorno fa: Breaking Bad diventa un film e subito i rumors si sono sprecati sulla trama e i possibili attori coinvolti. Rivedremo Walter White? O almeno Pinkman? Oppure ci accontenteremo di un personaggio secondario in stile Better Call Saul senza Saul? In ogni caso i sentimenti alla diffussione della notizia sono stati contrastanti: c’è chi esulta, e chi lo considera figlio di un brutto trip e torna a dormire sperando di non svegliarsi più. La paura di rovinare un cult televisivo è palpabile, una paura atavica dell’appassionato seriale, quasi pretestuosa – concedetecelo.

Breaking Bad film

Pretestuosa perchè prima di redigere l’articolo abbiamo ripreso una puntata qualsiasi di Breaking Bad, giusto per rivivere anche solo per un attimo le atmosfere e le sensazioni che solo la serie di Vince Gilligan ha saputo creare.

Sapete una cosa? Il film di Breaking Bad ci vuole, eccome.

Perché esistono serie che fanno intrattenimento, serie che fanno da formazione e poi ci sono quelle come Breaking Bad (e come lui Mad Men, I Soprano..) assurte a planetario immenso delle emozioni e dei sentimenti umani. Una mappatura annichilente, che lascia riflettere a volte cambiare – che poi è il motivo per cui Breaking Bad non è “solo” una serie, ma formazione, esperienza di vissuti altri. Stiamo parlando di un’opera in grado di raccontare tramite perifrasi recitative i massimi sistemi, lo straordinario che si cela nell’ordinario delle nostre anonime vite tutte, però, costellate da grandi e piccole sfide quotidiane fatte di rotture, traumi, scelte, violenze, dilemmi morali.
Un’opera, quella con protagonista Bryan Cranston, che nel formato televisivo ha raggiunto vette drammaturgiche inesplorate e che se il film riuscirà anche solo ad eguagliare sarà un guadagno per la cinematografia tutta.
E questo è anche il primo motivo per cui tutti, ma proprio tutti, fan e non fan, dovrebbero esser felici della notizia del film.

Breaking Bad
fotogramma tratto dal film Infiltrator, con Bryan Cranston.

In secundis, c’è una elemento fin troppo sottovalutato: spesso con iniziative del genere – che di primo acchito sembrano strumentali tentativi commerciali per dare fondo al barile e riempire le tasche dei produttori – hanno la virtù di avvicinare, ai pochi che ancora non l’ha fatto, al podotto originale. Pensiamo ai ragazzi che all’epoca in cui debuttò Breaking Bad erano ancora troppo piccoli per apprezzare. Mettetevi nei loro panni: se a quest’ora non aveste ancora visto questa serie, sareste gli stessi? Non vorreste qualcuno o qualcosa in grado di spingervi a farlo? Siamo sicuri di sì. Perché Breaking Bad ha segnato l’immaginario di tante generazioni diverse, ma per mantenere vivo questo fuoco ed evitare che la stessa scada nel cult televisivo di una nicchia di appassionati (sempre più vecchi, sempre più pretenziosi..) c’è bisogno anche di trovate come questa.

E siamo arrivati al terzo motivo: se il film dovesse essere sterco, ciò darà ancora piu lustro al capolavoro originale e verrà dimenticato presto. Pensate al Padrino Parte III, Il reboot di Robocop, il Ghostbusters uterino, sequel e reboot dimenticati che non hanno intaccato l’aura dei loro predecessori. L’importante non è, dunque, evitare un sequel che determina un parziale (e si spera pensato) allargamento dell’universo di un dato prodotto, ma evitare di spremere un mito fino a disseccarlo (pensiamo al lavoro che è stato fatto sul film de Il Corvo, i sequel, i reboot e le altre porcate crossmediali sempre angosciamente lontane dalla sufficienza). E l’unico spin off che ad oggi esiste di Breaking Bad, è il prequel Better Call Saul, che narra le origini di Saul Goodman e che di certo non lesina in qualità visto che parliamo di un legal drama di tutto rispetto.

Breaking Bad spin off

In ultimo Breaking Bad con questo tentativo, seguito allo spin off Better Call Saul, non solo si dimostra pietra immortale della televisione contemporanea ma anche un prodotto al passo con i tempi. Una produzione che abbraccia la logica del franchise, fondata sul marketing relazionale, chiave dei dividendi dei nostri tempi. Quei manigoldi di Hollywood hanno capito che non ha più senso vendere un solo prodotto in un singolo momento al pubblico, ma che lo stesso si può fedelizzare attraverso una transazione continua. E questo modus operandi invade anche il campo aristico, che nell’industria culturale significa fornire universi narrativi in espansione, sempre in fieri e mai conclusi. Non si vende una storia, ma si vendono i loro personaggi e le loro infinite possibilità d’intreccio.

Insomma, parliamo di angoscia, sbigottimento, appagamento, nostalgia, tutte sensazioni che vengono evocate a sentire quelle due paroline: Breaking Bad. Non sappiamo voi, ma noi vogliamo tornare a provare quelle sensazioni.
O almeno provarci.

Enrico Ciccarelli

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Sociologo, specializzando in Comunicazione pubblica, sociale e mediale. Giornalista. Scrittore amatoriale. Appassionato di cinema.