lockdown fare cultura
Fonte immagine: https://lplks.org/blogs/post/what-am-i-waiting-for-books-on-my-to-read-shelf/

Durante il lockdown la nostra quotidianità è stata d’improvviso stravolta e la nostra frenetica vita ha subito un brusco arresto e noi siamo stati costretti a soggiornare nelle nostre quattro mura domestiche. In vista della vertiginosa riduzione delle attività da svolgere e delle varie fonti di intrattenimento, gli italiani sembrano aver riscoperto (o almeno ci hanno provato) hobby e attività di stampo culturale.
Di fronte al forte rallentamento delle consegne per lo shopping online, durante il lockdown era possibile scomodare i corrieri solo per i beni di prima necessità e, con lungimiranza, i libri sono stati etichettati proprio in questo modo. Perdersi tra le pagine di un romanzo, apprendere dai migliori critici e saggisti, ripercorrere i passi di personaggi di rilievo grazie alle loro preziose biografie, sono stati degli escamotage importanti per fuggire da un forte periodo di stasi, magari da alternare al classico film o alle maratone su Netflix. Un’indagine condotta da Impresa cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con la società di ricerca Swg, ha analizzato come è cambiato il consumo della cultura da parte degli italiani durante l’emergenza. La lettura ha qui registrato un incremento totale del 14% ma, il 39% dei lettori forse per diminuire le sue spese, forse per non attendere i tempi di consegna, ha preferito utilizzare ebook e libri digitali. A salire (del 7%) è stato anche il consumo di musica, mentre altri settori come la lettura di fumetti e la lettura delle riviste hanno visto un calo dei consumi rispettivamente del 27% e del 10%.

Il mondo della cultura ha cercato di reinventarsi anche in altri ambiti. Durante il lockdown musei e teatri hanno cercato di intrattenerci trasmettendo sui loro siti online ufficiali mostre e spettacoli, un po’ per aiutarci a rendere la quarantena più dolce, un po’ per mantenere vivo un legame, una fioca fiamma di interesse in tutti i loro potenziali fruitori. Ma gli spettacoli dal vivo in formato digitale non sono stati ricevuti con particolare entusiasmo e proprio per questo i lavoratori del settore hanno iniziato ad allarmarsi.


Sul Corriere della Sera del 4 aprile è stata infatti pubblicata una lettera firmata da Dario Franceschini, per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Michelle Müntefering, ministra per la politica estera culturale della Germania, José Manuel Rodríguez Uribes, ministro della Cultura e dello sport in Spagna. I tre ministri hanno scritto di “aver concordato di riflettere assieme sullo sviluppo e sul sostegno di forme digitali nella politica culturale internazionale” per cui inviteranno “operatori culturali e creativi dei nostri Paesi a un forum di discussione virtuale” nella seconda metà del 2020. Questa iniziativa è stata poi seguita dalla petizione #unfondoperlacultura attivata in parallelo su change.org da Federculture, presieduta da Andrea Cancellato e diretta da Umberto Croppi.

Quando la vita ha ricominciato man mano a fluire al di fuori delle mura domestiche, infatti i settori atti al fare cultura si sono visti rallentati rispetto a tutti gli altri ambiti. Con l’arresto della macchina capitalistica tutti si sono messi sulle difensive; è vero che la fase 2 e la fase 3 hanno segnato i primi passi della ripartenza economica dell’Italia dopo il lockdown, ma per le direttive del governo i cinema, i teatri e le biblioteche hanno dovuto attendere settimane prima di riaprire al pubblico, perché visti come luoghi di potenziale assembramento e perché, in fondo, non fanno guadagnare poi così tanto.

Quell’arte che, in una forma o nell’altra ci ha tenuto compagnia e ci ha nutriti durante il lockdown, rischia ora di perdere i suoi dipendenti, tutte quelle figure che lavorano per fare cultura e renderla facilmente fruibile. Sebbene siano potenzialmente luoghi di grande produzione economica, i settori che si occupano del fare cultura vengono troppo spesso dimenticati perché troppo spesso associati a una specifica élite: perché promuovere attività che interessano solo a una minoranza? Di conseguenza, nella piramide sociale ed economica, i luoghi del fare cultura diventano sempre meno importanti, posti alla base come se fossero un mero accessorio delle classi più agiate che possono permettersi il sabato al teatro, la serata al cinema, l’acquisto dell’ultimo bestseller. L’età media dei consumatori di questi prodotti sale vertiginosamente (tranne che per il cinema, la quale esperienza risulta essere ancora molto accattivante, tanto da non farsi schiacciare da soluzioni più rapide e domestiche).

A mancare è una giusta promozione e un giusto programma da rendere ai fruitori, di ogni età e ceto sociale, in modo da comunicare il messaggio più antico del mondo: l’arte è stratificata, tutti ne possono giovare e una sua maggiore accessibilità non potrebbe far altro che aumentarne la richiesta. Ad aggravare la situazione sono anche i problemi economici post lockdown. I settori del fare cultura si ritrovano infatti ancora una volta svantaggiati poiché, se gli italiani hanno bisogno di tirare la cinghia, difficilmente preferiranno spendere i loro soldi per attività culturali. I servizi online usufruibili tramite le rispettive piattaforme digitali, la preferenza dell’acquistare su Amazon, il sempreverde streaming illegale e anche la semplice scelta di fare altro, dando priorità ad altri aspetti della vita, sono condizioni che stanno facendo male alla cultura, tanto da mettere a rischio interi settori e figure professionali. Esperienza diretta ed esperienza via web dovrebbero integrarsi e rafforzarsi a vicenda in modo da migliorare la sua attuale scarsa gestione e da creare un ambiente culturale forte, prolifico e il meno possibile tendente alla settorialità e all’élitarismo.  

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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