Vaccino AstraZeneca covid-19
Fonte immagine: tg24.sky.it

La recente sospensione dell’utilizzo del vaccino AstraZeneca in Italia e in altri paesi europei è un elemento forte, che va a posizionarsi in maniera piuttosto ingombrante nel bel mezzo di una situazione complessa dove ogni giorno arrivano questioni in grado di alimentare una psicosi sempre più dilagante. Ma, come giusto che sia, è il caso di restare calmi e cercare di comprendere quello che effettivamente è accaduto col vaccino covid.

Nel corso della somministrazione del vaccino AstraZeneca, che ora arriva a sfiorare fra Regno Unito ed UE le venti milioni di dosi inoculate, si sono verificati alcuni casi di cosiddette “morti sospette”, principalmente a causa di fenomeni tromboembolici, che le autorità di vigilanza, nazionali ed europee, hanno ritenuto di dover analizzare più a fondo per escludere un legame diretto con la vaccinazione ed eventualmente comprendere quale sia la causa del problema. Va comunque detto, per correttezza e giusta informazione, che la mortalità per fenomeni di trombosi in soggetti che hanno ricevuto il vaccino non supera quella normalmente registrata nella popolazione. A questo punto è il caso però di fare alcune precisazioni. Partendo da una questione puramente statistica: talmente grande è la richiesta e altrettanto grande è la produzione di dosi di vaccino che elevata è anche la probabilità che in fase di produzione uno o più lotti possano aver avuto dei problemi, venendo contaminati o sintetizzati in maniera errata. È una ipotesi che le autorità preposte stanno vagliando, per escluderla o confermarla. Di qui l’importanza dei dati identificativi dei lotti di produzione, che permettono in maniera celere di capire da dove viene un prodotto che ha presentato dei problemi.

Seconda questione, quella più tecnica, è il concetto di farmacovigilanza (Pharmacovigilance Risk Assessment Committee, PRAC). Si tratta di un processo di osservazione che inizia quando un determinato farmaco, superati tutti i trial sperimentali, va effettivamente sul mercato e viene somministrato. Si tratta di una fase estremamente importante, perché comprende numeri impossibili da replicare nelle fasi sperimentali. Il fatto che si sia immediatamente intervenuti a fronte di casi sospetti significa che questo processo funziona alla perfezione.

Terzo elemento: l’eventuale alternativa per il vaccino covid. La stampa parla già della sostituzione del prodotto con altri vaccini, primo su tutti Johnson & Johnson, ma anche Sputnik. Tralasciando però il fatto che anche questi, ritenuti sicuri, si basano sulla stessa tecnologia del vaccino AstraZeneca e che probabilmente, una volta in utilizzo, vedranno anch’essi polemiche e preoccupazioni rispetto eventuali effetti collaterali, semplicemente perché dentro alla produzione e all’utilizzo di massa di prodotti come questi (ma anche di qualsiasi altro farmaco), esiste una percentuale di effetti collaterali importanti e di morti. È così da sempre, da quando utilizziamo farmaci, che si tratti dell’Aulin, di un vaccino anticovid o di qualsivoglia altro preparato.

Ma, al momento, la domanda non può che essere “cosa succederà”, soprattutto per chi ha ricevuto la prima dose. È molto improbabile che il vaccino AstraZeneca venga sospeso, perché a fronte del numero enorme di dosi somministrate i casi sospetti sono davvero pochi. L’ipotesi più probabile è che venga confermato il valore statistico degli eventi accaduti e che il prodotto torni utilizzabile. Oppure che si risalga all’origine del problema, semmai esista, e lo si vada a risolvere, verosimilmente intervenendo nella linea di produzione che lo ha causato. Quel che è certo è che usciremo dalla pandemia solo con la vaccinazione di massa e che, durante questo processo, di eventi simili se ne registreranno altri. È inevitabile, visti i numeri enormi delle somministrazioni del vaccino covid. Possiamo solo restare tranquilli e attendere eventuali comunicazioni degli enti preposti, come sempre sgombrando il campo da polemiche e allarmismi mediaticamente alimentati che non fanno altro che peggiorare le cose.

Mauro Presciutti

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