Quell’anno le margherite divennero rosse. Poliedricità e scrittura
Ph. Giulia Veneziano

Antonella Polenta, biologa e agronoma, dopo essersi occupata di studi epidemiologici e sociali, ha diretto l’Area Vigilanza idrografica presso la ex Direzione Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo della Regione Lazio. Mentre in campo letterario amano definirla una scrittrice poliedrica, perché solita cimentarsi in generi letterari diversi, passando dalle composizioni poetiche ai romanzi fantasy, dalle storie gialle fino ad anche al genere storico. Ha vinto svariati premi, ricevuto varie segnalazioni e ottenuto la pubblicazione su antologie e riviste.
Il suo ultimo romanzo, Quell’anno le margherite divennero rosse (2022, Pegasus Edition), è un chiaro esempio di narrazione eclettica che ingloba, in un’ambientazione storica, mistero, pathos e tinte noir.
Marzo del ’44, nella frazione rurale di Magliano in Toscana. Undici ragazzi vengono fucilati per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito della nascente Repubblica di Salò. Passeranno alla storia come i “Martiri di Istia”.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice.

Ci parli del suo ultimo libro? Come nasce?

«Quell’anno le margherite divennero rosse è un romanzo storico scaturito dalla richiesta di una persona desiderosa di far conoscere alle generazioni future un piccolo e drammatico pezzetto di storia, che altrimenti sarebbe rimasto concentrato solo nel ricordo di chi lo aveva vissuto.»

Qual è il suo rapporto con la scrittura?

«Direi che ne ricavo soddisfazione e non potrei farne a meno. La scrittura è una parte integrante del mio essere. Un mezzo per narrare storie, di ogni genere o origine. Storie appartenute al passato (Talvolta un libro. Francesca da Rimini, nata da Polenta – Elmi’s world); fenomeni scientifici come l’esistenza dei buchi neri nella galassia terrestre (3013 I sentieri del futuro – Masciulli Edizioni); o ancora, ipotesi pseudoscientifiche e magiche circa la comparsa dei cosiddetti cerchi nel grano, detti anche pittogrammi vegetali, nelle colture di cereali (Crop Circles – Pegasus Edition).»

Quell’anno le margherite divennero rosse, Pegasus Edition, 2022.

Che relazione c’è, per lei, tra scrittura e società?

«Purtroppo, mi pare che si sia creato uno squilibrio tra le persone che amano leggere e quelle che scrivono. La scrittura, a mio avviso, è diventata una specie di catarsi, un bisogno per scaricare le proprie insoddisfazioni e frustrazioni.» 

Perché è importante raccontare, oggi, una storia come quella narrata in Quell’anno le margherite divennero rosse?

«Rispondo citando un concetto che ha espresso un lettore leggendo il mio libro: “In comunità così divise, l’esser nati in una stessa terra è sufficiente a che ci si senta tutti dalla stessa parte? Questo è un libro in cui non si parla di Ucraina, di Siria, di Yemen o di Libia, ma è come se se ne parlasse.” In effetti, anche se la vicenda narrata avviene durante la Seconda Guerra mondiale, ritengo che storia e sentimenti che suscita siano molto attuali.»

È a lavoro un altro appassionante romanzo?

«Sì, un giallo ambientato a Londra. Vede come protagonisti due bravi e affiatati detective di Scotland Yard alle prese con un serial killer. Affascinati, soprattutto uno dei due, dal mondo artistico del burlesque

A cura di
Brassotti Agency & Associati

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