Nizar Qabbani e il dolore nella poesia siriana del Novecento
"World of love", opera di Wissam Shawcat. Fonte Immagine: The National

Tra i poeti che maggiormente hanno scritto la storia della poesia araba del Novecento si può con certezza citare il nome di Nizar Qabbani. Poeta siriano nato a Damasco, è stato una figura di riferimento nel mondo arabo per aver contribuito a indebolire, con le sue parole, le ingiustizie sociali dell’epoca e aver dato voce a temi che per secoli sono stati considerati dei tabù. Dalle poesie di Nizar Qabbani emerge con forza la volontà di liberare il mondo femminile da una catena plurisecolare di oppressione ed esplorare temi e motivi che prima di lui la poesia tradizionale trascurava (spesso in modo cosciente). Sessualità, gioventù, ribellione, tristezza: sono tra i nodi più ricorrenti nei suoi testi, intorno ai quali il poeta siriano costruisce il proprio immaginario.

In Italia, ad oggi, persiste un grande vuoto nello studio della letteratura araba. Con la traduzione e la pubblicazione dell’antologia (redatta dallo stesso autore) “Le mie poesie più belle” (Jouvence, 2016), Silvia Moresi e Nabil Salameh hanno contribuito a diminuire, almeno in piccola parte, quel vuoto. Nizar Qabbani ha avuto una eco enorme anche nel mondo della musica: già nei decenni precedenti gli anni Settanta le sue poesie furono trasposte in musica da artisti noti al pubblico arabo: Kadhim al-Saher, Umm Kulthum, Abdel Halim. Il grande successo del poeta deriva dalla potenza rivoluzionaria delle sue parole: la sensibilità di Nizar Qabbani non solo tocca corde politiche, ma scandaglia profondamente le abitudini di vita della società, con tutti i pregiudizi, le ossessioni, i disagi insiti in esse.

Nizar Qabbani e il dolore nella poesia siriana del Novecento
Nizar Qabbani; crediti: Interno Poesia

“Disegnare con le parole” innumerevoli “Fiumi di tristezza”

Dell’uomo a lui contemporaneo Nizar Qabbani evidenzia non soltanto i punti di luce. Nere su bianco, le sue parole riescono ad arrivare al cuore delle cose, spesso oscure: la cifra stilistica di questo poeta, purtroppo sconosciuto ai più, è la semplicità lessicale, un aspetto che ha provocato notevoli difficoltà anche agli stessi traduttori. E con semplicità il poeta dedica alcune sue poesie al dolore dell’uomo e ai vari modi di reagire a questo sentimento che si tende a reprimere. Nella concezione di Nizar Qabbani il dolore, la tristezza, la nostalgia e l’amore per i piccoli dettagli non sono mai esperienze da evitare: bisogna attraversarle e farsi attraversare da loro, per conoscersi e per riconoscere una fragilità tutta connaturata all’essere umano. Nella poesia “Fiume di tristezza“, in cui domina la figura dell’acqua (elemento vitale e letale allo stesso tempo), il poeta si abbandona al fiume di musica che scorre in lui: l’amore gli ha fatto perdere la strada e lui non può far altro che infrangersi contro il sentimento, così come il mare sugli scogli. La libertà del poeta consiste nella parola: solo disegnando il mondo – reale o immaginario che sia – con la scrittura, può ritrovare un proprio spazio in cui respirare.

La poesia fisica di Nizar Qabbani e i due modelli di donna

A una attenta lettura, si nota che le poesie di Nizar Qabbani hanno una forte componente fisica legata all’esperienza del dolore, con particolare riguardo per la figura della donna. Ne “La collana di gelsomini” si possono quasi toccare con mano le sensuali curve della donna dall’abito nero su cui contrasta la collana di fiori. E l’intero testo è percorso da immagini quasi staccate le une dalle altre, come se fossero scene di un film. Così accade anche in “Poesia della tristezza“. Tra i due testi, al centro dei quali è sempre una figura femminile, c’è una grande differenza: nel primo la donna rifiuta un dono d’amore sincero da parte di un uomo (la collana di gelsomini) per apparire bella agli occhi di sconosciuti; nel secondo si trova una donna insegnante di tristezza. Questa figura indica all’uomo come vivere il dolore nelle piccole cose dell’amore, come abbandonarsi alle proprie debolezze.

Il poeta scrive:

Il tuo amore mi ha insegnato la tristezza,
e io, da secoli, avevo bisogno
di una donna che mi rendesse triste
e mi facesse piangere fra le sue braccia come un uccello,
una donna che raccogliesse i miei frammenti
come schegge di cristallo rotto
.

Si ritrova in “Poesia della tristezza” un gusto per i dettagli del quotidiano e per suoni, profumi, colori. Un aspetto che percorre, in realtà, l’intera antologia di Nizar Qabbani, dove si ripetono parole come “gelsomino”, “mare”, che riportano subito alla mente immagini chiare e vivide.

Il dolore e la solitudine del poeta sono concentrate in una immagine molto significativa: un posacenere che raccoglie le ceneri della sigaretta e quelle del poeta, schiacciato dal peso della nostalgia. Il dolore si annida nell’assenza, che prende la forma del ricordo di una carezza, del suono di una voce , di una chioma profumata. «L’amore», sostiene Nizar Qabbani, «nel mondo arabo è prigioniero e io voglio liberarlo»: si tratta dello stesso amore che ha l’irruenza delle rivoluzioni e l’energia del mare, in cui annega, spesso, l’io narrante.

Copertina di “Le mie poesie più belle”, pubblicato in Italia dalla casa editrice Jouvence. Fonte immagine: https://www.jouvence.it/catalogo/le-mie-poesie-piu-belle/

Non mancano nella poesia di Nizar Qabbani temi afferenti problematiche sociali. Il suo interesse è volto in particolare al mondo femminile: la gioventù trascorsa tra donne e il suicidio della sorella, causato da un’imposizione maschile, lo hanno spinto a dichiararsi portavoce della liberazione della donna. Dedica infatti molte poesie a figure di donne: da “Incinta“, sullo spinoso tema dell’aborto, a “L’amore e il petrolio“. La donna, quella donna che non disdegna la collana di gelsomini, è oltre il patriarcato, e chiede all’uomo:

Quando capirai?
Quando si sveglierà l’essere umano che è in te?

Arianna Saggio

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