Giampaolo
fonte: sempremilan.com

Lo sappiamo, il periodo d’oro è passato. Non ci sono più i campioni di una volta, non ci sono i soldi per fare acquisti di livello ma, sotto la guida di Maldini, Boban e Giampaolo, dovrebbe esserci un progetto.
Uno di tipo economico, volto a risanare il debito di ottanta milioni che gravano sul bilancio del club. Uno commerciale, per incrementare il fatturato e l’appetibilità verso gli sponsor e i mercati esotici. Infine, quello sportivo, partendo da un allenatore con un’idea tattica precisa e una filosofia chiara.

Giampaolo
(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Questo passo sembrava esser stato fatto con l’arrivo di Marco Giampaolo, un curriculum di alti e bassi, ma dove la parola d’ordine era solo una: gioco. E in effetti, alla Samp come all’Empoli, l’allenatore di Giulianova ne aveva prediletto uno di un certo tipo, fatto di palla a terra, verticalizzazioni, tanta qualità e dinamismo (connubbio di tecnica e atletismo) dalla cintola in sù. Bisognava privarsi dei muscoli e aggiungere estro, gli eminenti geometri dovevano lasciare spazio alla ferocia dei piccoli Caravaggio: calciatori bravi con i piedi ma anche in grado di garantire un apporto in termini di forza ed esplosività. In teoria le cose sono state fatte: Krunic, Leao, Bennacer, Rebic, tutta gente che risponde a questo profilo che ha sostuito altra, ormai sportivamente morta, come Montolivo, Mauri, Bertolacci.
Il problema infatti non è certo da rintracciare nei nuovi acquisti, ancora tutti da valutare e sorprendentemente in target, ma quelli che, con colpevole miopia, sono visti come i punti di forza di questo Milan e che sono rimasti in rosa come titolari indiscussi e che livellano verso la mediocrità il valore assoluto della squadra.

giampaolo milan
fonte: sportmediaset

Come Chalanoglu, un calciatore oggi né carne né pesce, che non ha mai trovato la sua posizione in campo in due anni e passa di Milan. A questo punto è legittimo chiedersi: sicuro sia colpa degli allenatori?
O Musacchio, marcatore di una certa affidabilità ma troppo simile (e più debole) di Romagnoli.
O addirittura Suso, un giocatore che a fine campionato porta punti pesanti ma troppo monocorde e discontinuo per farne il trascinatore. Se ne sono accorti anche le altre squadre, visto che hanno reputato eccessivi i quaranta milioni chiesti dal Milan per la sua cessione.
O anche Paqueta, che sembra sì un giocatore futuribile, un patrimonio del club, ma che sembra pagare, al contempo, un dilemma tattico e una lentezza che poco si presta al calcio odierno. Da notare che il brasiliano non è arrivato per pochi spicci, ma per una cifra intorno ai trenta milioni di euro.
O di Biglia, il geometra per eccellenza, uno di quelli che nel centrocampo può dare il meglio di sè a fianco un paio di mastini, altrimenti il rischio è quello di rivelarsi deleterio.
E infine, problema di numerose squadre in Serie A: i terzini. Rodriguez e Calabria, il primo più esperto e talentuoso del secondo, entrambi ordinati, zelanti, ma che non garantiscono quel quid tecnico che potrebbe dare al motore del Milan di Giampaolo una marcia diversa.

Privarsi di tutti questi calciatori, sostituirli con altrettanti era comunque una follia. Con tutte le difficoltà, con tutti gli ingorghi del mercato (pensiamo Andrè Silva andato via solo all’ultimo) ribaltare la rosa era veramente difficoltoso.
Ma allora cosa vogliamo dire? Che a a questo punto, l’agghiacciante domanda è: era giusto cambiare?

Era giusto prendere Giampaolo?

Un allenatore con un’idea così diversa dalle risorse a disposizione e le possibilità di investimento del Milan 2019/2010. Non lo sappiamo. Abbiamo comunque voluto parlare dopo due vittorie, e non sciacallare sui colori rossoneri – quando e se Giampaolo non troverà il bandolo della matassa. Le preoccupazioni sono tante. Gli equivoci altrettanti. Chi ha visto le partite sa.

Enrico Ciccarelli

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