Janis Joplin, l'emblema della rivoluzione della figura femminile
Fonte: Music.it

Il mito di Janis Joplin comincia il 19 gennaio 1943 a Port Arthur, piccola cittadina nel profondo Texas nella quale vive i primi anni della sua vita con la famiglia composta dal padre Seth, la madre Dorothy e i due fratelli minori Michael e Laura. Fanciulla ribelle ed inquieta, sviluppa una notevole insofferenza verso ogni ambiente conservatore dettata dal proprio carattere e dalle sue posizioni antirazziste e anarchiche nei riguardi della sessualità.

La musica è una via di fuga per la cantante: fin da ragazza inizia a strimpellare blues e folk per fuggire lontano da quella realtà che le trasmette soltanto oppressione e contraddizione. A soli diciassette anni scappa dalla sua adolescenza infelice alla ricerca del successo trasferendosi a San Francisco, capitale culturale per eccellenza di tutti gli anni Sessanta (ruolo che verrà poi assunto dalla Grande Mela nel decennio successivo). È in California che nel 1966 avrà il primo fortunato incontro con la sua storica band Big Brother and The Holding Company, con i quali inciderà i primi due album.

Il primo lavoro, che prende il titolo dal nome della formazione, esce nel 1967 prodotto da un’etichetta semisconosciuta. La partecipazione al Festival Internazionale di Musica Pop di Monterey tenutosi dal 16 al 18 giugno 1967 è la svolta che farà raggiungere a Janis Joplin maggiore notorietà. Eseguendo dal vivo la propria versione del brano blues di Big Mama Thornton “Ball and Chain”, la giovane artista texana mise in mostra le proprie qualità regalando al pubblico una delle performance live più coinvolgenti di tutto il suo percorso musicale.

Per il secondo disco Janis e i suoi compagni di avventura di allora firmarono un contratto niente poco di meno che con la Columbia Records. “Cheap Trills” esce nel 1968 accolto con grande entusiasmo dalle nuove generazioni di musicisti e non, ma ampiamente criticato dalla stampa del periodo. Al centro dei giudizi negativi vi è la, così definita, mancanza di tecnica degli strumentisti necessaria per le lavorazioni in studio.

La cantante – la cui personalità è notoriamente insicura per i frequenti episodi di bullismo subiti nel corso del periodo scolastico dovuti principalmente al suo aspetto fisico e ai suoi ideali avanguardisti – sentirà troppo il peso delle critiche, a causa delle quali deciderà, dopo la partecipazione al Festival di Woodstock, di lasciare il primo gruppo per costituirne uno nuovo: The Kozmic Blues Band. Intitolato a questa formazione uscirà un solo album, il terzo della carriera di Janis Joplin: “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!“, registrato e pubblicato nel 1969.

A seguito di questo disco Janis, sempre più imprigionata nel circolo vizioso dell’alcool e della droga, non inciderà più nulla per qualche mese fino all’incontro con i cinque musicisti della FullTilt Boogie Band, ultima formazione alla quale si legherà prima della prematura departita. La cantante comincia a registrare in studio le canzoni che andranno poi a comporre il nuovo disco che non farà in tempo a completare.

Il 12 agosto del 1970 Janis Joplin tiene il suo ultimo concerto allo stadio di Harvard di fronte a dieci mila persone (il massimo numero di spettatori che poteva ospitare stando alle regole imposte dagli organizzatori). Nonostante il furto notturno dell’attrezzatura e la scarsa durata del live che prevedeva otto canzoni in scaletta, la performer dimostra un carica emotiva ed energica non indifferente e una spiccata dedizione al suo pubblico. A distanza di ormai cinquant’anni, l’ultimo spettacolo di Janis Joplin viene ricordato come uno degli eventi clou della storia della musica moderna.

Alle ore 6.00 di domenica 4 ottobre dello stesso anno, il produttore Paul Rothchild aspettò invano Janis agli studi: il road manager John Cooke la trovò riversa per terra nella sua camera al Landmark Hotel di Los Angeles. Terminato dai soli musicisti, “Pearl“ verrà pubblicato pochi mesi dal decesso della ventisettenne. La canzone in esso contenuta “Me And Bobby McGee“ arriverà al primo posto della classifica statunitense.

Attraverso il suo canto roco e struggente, Janis Joplin si fa manifesto dei cambiamenti della società. I retaggi culturali della generazione precedente vanno man mano sgretolandosi: il patriarcato radicato nell’ethos della guerra e del controllo della figura maschile della sessualità femminile viene meno. Le lotte femministe in atto porteranno negli anni successivi a conquiste quali le leggi sull’aborto e sul divorzio e la vigente parità tra i generi.

Portatrice di messaggi di unione e speranza diffusi con grande intensità, grazie alle sue doti pure e cristalline e allo stile emancipato ostentato ispirato alle figure femminili del blues e ai poeti della Beat Generation Janis Joplin è diventata la prima icona della musica rock appartenente al gentil sesso, nonché un emblema della rivoluzione giovanile avvenuta nel contesto storico degli anni Sessanta e dei primissimi anni Settanta. Un’artista immortale che ha saputo incarnare appieno l’ideologia del movimento culturale americano e che pertanto ancor’oggi non guasta ricordare.

Vincenzo Nicoletti

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