A differenza di quanto sostengono in molti, la riforma su cui saremo chiamati a votare il 20 ed il 21 settembre è tutt’altro che puntuale e rischia di pregiudicare diversi aspetti del nostro sistema politico-istituzionale.

Ridurre il numero dei deputati e dei senatori significa innanzitutto scalfire il valore del voto di ogni singolo cittadino, e non solo da un punto di vista simbolico. E poi sarà totalmente squilibrato il rapporto tra rappresentanti e popolazione: ad esempio, il Trentino Alto Adige avrà diritto a 6 senatori, a fronte di un milione di abitanti (con un rapporto di 1 a 178mila), mentre Regioni come Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo avranno diritto ad un senatore ogni 303mila e 328mila abitanti. Dunque, nei fatti, il voto di trentini e altoatesini varrà molto di più di quello degli abruzzesi (e la riforma provocherà tante asimmetrie di questo genere), minando alla base il principio di uguaglianza del voto di cui all’art. 48 della Costituzione. Ciò è vero anche per il voto degli italiani all’estero. Infatti, la circoscrizione numericamente meno rilevante, composta da Africa, Asia e Oceania, sarà rappresentata da un numero di parlamenti triplo rispetto a quello eletto nella circoscrizione più grande (quella che coincide con l’Europa).

Sarà inoltre scompaginato l’equilibrio interno del Senato: i senatori a vita (quindi non elettivi) si troveranno ad avere, in percentuale, un peso maggiorato con ripercussioni su tutte le nomine affidate alle Camere. Analoghe conseguenze ci saranno per l’elezione del Presidente della Repubblica, laddove anche il peso dei delegati delle Regioni diverrà percentualmente più forte. Quindi, da come si può capire, colpendo la rappresentanza, il taglio dei parlamentari lederà l’attuazione di una pluralità di principi costituzionali.

Non si fermano qui le ragioni del nostro No. La diminuzione del numero dei parlamentari, infatti, comporterà un ingolfamento del lavoro delle Camere e delle relative commissioni: uno stesso carico di oneri e compiti graverà su un minor numero di componenti, rendendo più lente tutte le procedure.

O, ancora, questo taglio introdurrà soglie di sbarramento implicite molto alte, in particolar modo per il Senato. Ben 9 Regioni eleggeranno soltanto dai 3 ai 5 senatori. Pertanto solo le prime due liste (o al massimo le prime tre) riusciranno ad eleggere dei rappresentanti. Quindi, liste che otterranno il 15% – o persino il 20% – non eleggeranno alcun senatore. Il rischio è che Camera e Senato avranno composizioni molto diverse fra loro. Ciò comporterà una maggiore dialettica fra i due rami del Parlamento e percorsi probabilmente più accidentati per la discussione e l’approvazione delle leggi.

Infine un’ultima questione, non meno preoccupante. A causa dell’aumento dimensionale dei collegi, le elezioni saranno una corsa impari, dove solo chi ha soldi e forti sponsor riuscirà davvero a competere. Se è questa l’idea di democrazia che hanno i promotori del referendum, ammettano che si mira a costruire una rappresentanza basata sul censo!

L’amara verità è che il Movimento 5 Stelle ha cominciato presto a riprodurre gli stessi limiti e vizi di tutte le altre forze politiche, e questa revisione della Carta costituisce un tentativo di allinearsi di nuovo al sentimento antipolitico profondamente radicato nella pancia del Paese.

È molto preoccupante il fatto che si stia mettendo a rischio l’intero ordinamento costituzionale per provare a recuperare un po’ di consenso, tra l’altro mentre gli alleati di governo non hanno voluto fare scelte diverse per la paura del confronto elettorale. Una paura condivisibile, dato il momento storico che stiamo vivendo (siamo ancora in piena emergenza sanitaria); ma ci sia concesso almeno il beneficio del dubbio: siamo sicuri che prendere posizione per il No e un eventuale esito sfavorevole per la riforma potrebbero determinare la caduta del governo? Lo stesso Presidente del Consiglio non ha mai ancorato la tenuta della maggioranza a una vittoria del Sì.

Quindi ci sentiamo di dire a chi non ha ancora deciso cosa fare che potrà votare serenamente No, e comunque, in ogni caso, i principi e gli equilibri della Costituzione non possono essere considerati meno importanti di una remota eventualità.

Futuro Prossimo
GD Campania
                                                

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