Inondazione a Palermo: ignorare la crisi climatica è distruggere il futuro
Immagine: notizie.virgilio.it

Viviamo la crisi climatica come un evento che non ci riguarda da vicino. Ne sentiamo parlare sempre più spesso in tv, radio, sul web, assistiamo a scene apocalittiche con distacco e noncuranza, affidando il nostro dolore, la nostra indignazione a un inutile commento sui social network, spesso pieno d’ignoranza. Ma la crisi climatica è molto più vicina di quanto possiamo immaginare ed i suoi nefasti effetti possono colpire ogni angolo del mondo in qualsiasi momento. Viviamo la crisi ambientale come una sciagura che non può toccarci da vicino, fino al fatale momento in cui si abbatte su di noi portando via con sé le nostre auto, le nostre case, le nostre sicurezze e, sempre più spesso, anche vite umane. L’inondazione che ha colpito Palermo è una prova lampante che tale crisi è una bomba ad orologeria pronta a esplodere e che nessun lentissimo e per questo inefficace piano di conversione ecologica può disinnescare. Ignorare la crisi del clima vuol dire ignorare i diritti delle nuove generazioni, non garantire un futuro certo a chi di tale sfacelo ambientale non ha nessuna colpa.

Inondazione a Palermo: ennesimo campanello d’allarme

Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata colpita da numerose alluvioni dagli effetti catastrofici: da Genova, città in cui nel 2010 e nel 2011 gli eventi meteo estremi hanno provocato morti e distruzione, alle tempeste che nel novembre del 2019 colpirono Liguria e Piemonte, causando numerose frane e lo straripamento di diversi fiumi. Nel 2019 il rapporto “Il clima è già cambiato” redatto da Legambiente sottolineava che in Italia «Dal 2010 sono 563 gli eventi registrati sulla mappa del rischio climatico, con 350 Comuni in cui sono avvenuti impatti rilevanti. Nel 2018, il nostro paese è stato colpito da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollati».

Inondazione a Palermo: ignorare la crisi climatica è distruggere il futuro
L’inondazione avvenuta a Palermo è solo l’ultima di una lunga lista di calamità naturali che hanno colpito il Belpaese.
Immagine: legambiente.it

L’inondazione che ha colpito Palermo, causando due morti e gravi danni in tutta la città, è l’ennesimo campanello d’allarme che ci avvisa del pericolo che stiamo correndo e della sciagura ambientale e sociale a cui stiamo andando incontro. Stando alle statistiche di Coldiretti da gennaio a luglio del 2020 sono stati 66 i nubifragi che hanno colpito l’Italia: le violente precipitazioni che molto spesso si trasformano in vere bombe d’acqua sono aumentate del 22% rispetto allo stesso periodo del precedente anno.

Se all’aumento degli eventi meteo estremi si aggiunge la mancata prevenzione intesa come manutenzione delle strutture urbane il gioco, o meglio, la tragedia è già scritta. A Palermo, come in molte altre città italiane, la mancata manutenzione dei tombini ha rappresentato una delle cause determinanti dell’inondazione. La cura delle suddette strutture non è però l’unico fattore che aggrava la situazione d’emergenza che si verifica durante le violente alluvioni: con l’aumentare dell’intensità delle tempeste, aumenta anche il rischio di dissesto idrogeologico. All’indomani dell’inondazione a Palermo Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, ha dichiarato che «Sul territorio italiano abbiamo ben 620.000 fenomeni franosi che interessano un’area per complessivi 24.000 chilometri quadrati pari ad oltre il 7,9% del territorio nazionale. Nelle aree a basso rischio idrogeologico – alluvionale vivono 2.062.475 persone, in quelle a rischio medio 6.183.364 abitanti e ben 4,8 milioni vivono in aree allagabili».

L’uomo è dunque responsabile non solo della crisi climatica che comporta l’intensificarsi degli eventi meteorologici, ma anche e soprattutto della mancata prevenzione, che in molti casi potrebbe rappresentare il fattore fondamentale per la salvaguardia di intere città e di molte vite.

Senza politiche serie nessun futuro certo

Mentre a Palermo i cittadini lottano per salvare il salvabile e al contempo si chiedono se l’inondazione si sarebbe potuta evitare, i decisori politici non perdono l’occasione di sfruttare l’ennesima tragedia ai fini di una campagna elettorale che ormai sembra non avere fine. Tra le tante frasi di circostanza ripetute negli anni, tra le richieste “di verità” del M5S e quelle di risarcimento per i cittadini che hanno subito danni avanzate dal Partito Democratico, spiccano ancora una volta le più che discutibili dichiarazioni del segretario della Lega Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno, con un propagandistico, insensato e fuori luogo post su Facebook, ha affermato che «A furia di pensare solo agli immigrati, il sindaco Orlando dimentica i cittadini di Palermo: basta un temporale e la città finisce sott’acqua… I palermitani non meritano tutto questo». Parlare dell’inadeguatezza di siffatto homo politicus che dal 1993 a oggi siede sugli scranni del potere (ventisette anni!), accusando altre persone di essere troppo attaccati alle poltrone del Parlamento, risulta essere azione banale e sterile.

Quel che bisognerebbe cominciare a fare è puntare il faro sulle azioni di un popolo che popolo più non è. Il dibattito politico serio, che dovrebbe puntare ad una reale risoluzione dei problemi, è sparito. Quello a cui si assiste ormai nelle piazze, nei comizi, nei consigli comunali è solo un inefficace tifo politico, un’involuzione della fede politica del passato, anch’essa – e oggi se ne vedono tutti i risultati – dannosa, ininfluente e inadatta.

Di piani politici seri volti alla salvaguardia della società odierna e con uno sguardo sul futuro non se ne vede neppure l’ombra. I cittadini che pretendono tali piani sono, come animali in via d’estinzione, sempre più rari. Il popolo concentra ormai quasi tutte le proprie forze su temi quali l’immigrazione e le misure d’assistenzialismo. Nessuna visione del futuro, solo provvedimenti utili alla mera sopravvivenza day by day. Lo stesso popolo si macchia in molti casi di azioni illegali quali gli abusi edilizi o l’aggressivo disboscamento che, in episodi come quelli di Palermo, di certo non aiutano.

Inondazione a Palermo: ignorare la crisi climatica è distruggere il futuro
Indice di abusivismo edilizio per ripartizione geografica. Anni 2009-2018. Nuove costruzioni abusive a uso residenziale ogni 100 autorizzate
Immagine: istat.it

Secondo il rapporto dell’Istat “Bes 2019” «Nel 2018 l’indice di abusivismo edilizio registra, dopo tre anni di relativa stabilità, una leggera flessione (18,9 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, contro le 19,9 dell’anno precedente) […] In alcune regioni l’abusivismo edilizio non accenna a regredire e raggiunge proporzioni allarmanti: nel 2017 si stima che siano state realizzate due nuove costruzioni abusive ogni tre autorizzate in Campania, e una ogni due nel Mezzogiorno». Nessuna retorica quindi quando si parla di abusi, soprattutto nel sud Italia, i dati lo confermano. I condoni edilizi che da anni riempiono i programmi delle diverse forze politiche che si sono avvicendate sono polvere nascosta sotto il tappeto. Sopravvivenza day by day dicevamo, zero visione del futuro.

L’inondazione che ha colpito Palermo, come i tanti altri fenomeni meteo estremi che hanno interessato tutta l’Italia, dovrebbe far luce sul nulla politico che ci circonda e che molto spesso ci ritroviamo a difendere e, cosa più importante, dovrebbe farci comprendere che la natura non si ingabbia. I drammatici effetti dei cambiamenti climatici possono essere mitigati solo tramite serie politiche di adattamento intraprese da una classe politica che la smetta di basare tutto esclusivamente sulla costante ricerca di consensi elettorali e pretese da un popolo che capisca una volte e per tutte che senza tutela ambientale non può esistere società civile, così come diritti e giustizia sociale.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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