Didattica a distanza Smartworking
Fonte: https://www.centralino.eu/index.php/blog/news/116-smart-working-e-didattica-a-distanza-il-centralino-voip-per-la-scuola

Ormai, dall’inizio del 2020, nelle nostre case imperversa il fenomeno della didattica a distanza e dello smartworking e oggi, quando sembrava di essere arrivati al punto da non dover tornare più indietro, ricompare come un’ombra minacciosa, ergendosi imponente alla difesa della nostra salute. L’imposizione di tale nuova realtà ha comportato delle conseguenze negative sulla socialità delle persone e ha, inoltre, portato l’uomo a trasformarsi dall’animale sociale aristotelico che era, in un lupo solitario bloccato di fronte allo schermo. Se, infatti, già le nuove tecnologie avevano contribuito a un distanziamento delle persone, le nuove norme della pandemia hanno annullato qualsiasi possibilità di socialità. Lo smartworking ha appunto allontanato i lavoratori dalle loro consuetudini e dagli incontri quotidiani, spesso rapidi, ma essenziali per una vita attiva. La didattica a distanza ha creato altrettante barriere allontanando i ragazzi, nel pieno del loro bisogno sociale, dagli amici e dai compagni a cui affidarsi per affrontare le giornate e per liberare la mente. La paura ha fatto pressione su uno Stato ormai poco interessato al fatto che i giovani possano veramente avere delle prospettive al di fuori delle quattro mura (per chi ha la fortuna di avercele).

Le nuove disposizioni in merito sono anche da adattare a una società dove non tutti possono permettersi le tecnologie necessarie per seguire correttamente ed equamente da casa sia la scuola che il lavoro. Le scene che si sono susseguite in questi mesi vedevano ragazzi alla ricerca della connessione per seguire anche una sola ora di lezione, bambini in difficoltà nel rapportarsi con le maestre e con i compagni attraverso uno schermo piatto. Piatto come la loro socialità che è stata ridotta al minimo, anzi totalmente annullata. Nella settimane scorse si era ricominciata a vedere una parvenza di normalità, spezzata però dall’aumento dei contagi e da alcune norme restrittive troppo poco attente al futuro e all’elevazione culturale del paese, nonché alla crescita e alla realizzazione personale dei singoli. Da adesso il 75% del lavoro sarà telelavoro e, altrettanto vale per le lezioni, che si svolgeranno attraverso la DAD. Dunque, in molti casi, la totalità delle ore di lavoro e di lezione si svolgono online: mai si era immaginato che un istruttore di karatè avrebbe dovuto connettersi a computer per mostrare ai sui allievi le mosse – e ciò vale anche per gli insegnanti e gli istruttori di qualsiasi forma di sport o arte-, né che i professori e i maestri sarebbero stati costretti a ricercare l’attenzione limitata dei loro alunni per sentire risuonare dalle casse la loro voce.

Lo smartworking e la didattica a distanza hanno ridotto i confini e gli obblighi dettati dalla paura del nemico invisibile, ma non sono un valido sostituto a un sistema dove la socialità è l’elemento più naturale dell’essere umano. Dagli albori dell’umanità si è studiata, appunto, la figura dell’uomo e la sua psiche attraverso la filosofia, la psicologia e le molteplici scienze umane; si è guardato alle tendenze comportamentali naturali di questa specie, individuandone una natura sociale con l’obiettivo dell’accrescimento significativo dell’IO. Filosofi e sociologi guardano oggi a questa nuova umanità provata, poiché scevra della dimensione che le garantisce di essere tale e, mentre la didattica a distanza e il telelavoro ci proiettano verso un nuovo mondo, fare i conti con l’umanità in sofferenza è necessario e urgente. La società, infatti, è costituita da masse, masse di uomini che collaborano tra di loro per il raggiungimento del bene comune e che sono parte integrante di un tutto. Con la pandemia, purtroppo, le stesse masse hanno subito una frammentazione e l’umanità è stata sopraffatta dalla solitudine. Questo ha influito molto anche sulla capacità delle persone di avere a che fare con l’altro, di rapportarsi col diverso; e, se da un lato l’isolamento ha reso il desiderio di coesione più forte, dall’altro si sono inasprite le distanze tra le diverse classi sociali e all’interno delle stesse.

Fuori dalla porta c’è un universo alieno dove si cammina sulle uova con la paura di romperle, dove ci si riconosce a malapena. Fuori c’è un mondo dove meno persone incontri meglio è, per la tua salute e per la loro, dove la scuola è considerata un campo minato e la didattica a distanza l’unico possibile rimedio. Un mondo che pochi si arrischiano ormai di frequentare, preferendo restare immobili di fronte a uno schermo, seppur carichi della voglia di guardare a un futuro di normalità ritrovata, magari con il vantaggio di apprezzare le piccole cose con una nuova gioia.

Dietro tutta la solitudine dello smartworking e della DAD c’è la speranza di sconfiggere il virus e la voglia dei singoli di contribuire, almeno in parte, alla vittoria contro il nemico. Ma esiste un dubbio più grande per chi ha dovuto ricominciare a lavorare tramite smartworking e a seguire le lezioni da casa: serviranno gli sforzi, le rinunce, i sacrifici? La didattica a distanza e il telelavoro saranno davvero solo il segno di un mondo che si evolve e non dell’umanità che muore? Chissà se un giorno saremo in grado di riacquistare quella libertà perduta, quel diritto e quell’attitudine alla socialità che solo all’uomo appartiene; perché, come dice il grande Charlie Chaplin nel suo discorso all’umanità: «Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi, che potete fare di questa vita una splendida avventura».

Francesca Scola

Greenpeace

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