emozioni

Perché il calcio è straordinario? Nella sua interpretazione più elementare non è altro che un semplice rincorrere un pallone con lo scopo di buttarlo in una porta. Banale, vero. Concettualmente. La straordinarietà del Calcio, infatti, risiede non tanto nell’articolazione delle sue regole basiche, quanto più in tutto ciò che si genera intorno alle gare. La competizione di riferimento, la posta in gioco, il calore del tifo – che poi è una conseguenza dei due fattori precedenti – si fondono per generare un complesso di emozioni che va ad attecchire sui tifosi.

Ecco, in quest’ottica, Inter-Tottenham di qualche sera fa è stata la forma più alta e dolce di catarsi che i tifosi potessero attraversare. Sei anni dopo l’ultima volta, il palcoscenico calcistico più prestigioso si è riaperto dinanzi ai Nerazzurri nel più maestoso e sublime (kantianamente inteso) dei modi. Già la qualificazione ottenuta a maggio costituì una testimonianza inequivocabile di quanto il “pallone” sia in grado di emozionare nel più genuino ed eccezionale dei modi. Coincidenze, attimi, decisioni che cambiano una vita.

De Vrij, Icardi, e poi Vecino. Si diceva di Pippo Inzaghi che in una partita con cento giocatori lui sarebbe stato comunque il primo a segnare. In maniera speculare, in un’area di rigore con cento persone, tra le quali è presente Vecino, dieci volte su dieci il pallone lo prenderà lui. L’uomo del destino, l’uomo delle rimonte, l’uomo della Champions. Nell’Olimpo nerazzurro, Vecino si è guadagnato degnamente un posto al fianco di gente del calibro di Milito, Sneijder, Eto’o: gli eroi di Madrid, le stelle del Triplete. E anche se l’Uruguagio non ha vinto ancora nulla, la Garra (Charrua) con la quale ha permesso all’Inter di rinascere tra le grandi d’Europa lo eleva al fianco degli Dei. Emozioni pure, urla liberatorie: dal 22 maggio al 18 settembre, un cerchio che si chiude per aprire un altro ciclo, duraturo – si spera – nel segno di Vecino (e di De Vrij).

Certe emozioni in alcuni contesti si svestono di qualsiasi maglia, di qualsiasi appartenenza, di qualsiasi credo. L’esaltazione per il sacrificio e per la giocata non ha bandiera, coinvolge tutti, indistintamente. E se Inter-Tottenham è stata senza dubbio emblema del significato più apprezzabile del calcio, è stata soprattutto la scintilla che ha innescato il fuoco delle polemiche da bar su tutte le piattaforme social. Il duo Trevisani-Adani che ha commentato la gara sarebbe accusato di aver portato avanti una telecronaca partitica, con particolare riguardo all’esultanza messa in atto al gol di Vecino. Minaccia di disdette, sfottò e accuse: i due commentatori sono stati assaliti dalla critica social in maniera così efferata da generare un vero e proprio caso e, quindi, inevitabili schieramenti. Un’esultanza così oggettivamente sfrenata su un canale non fazioso è stata lecita o no?

Il telecronista è una evoluzione del radiocronista, nel senso che quest’ultimo era (ed è tutt’oggi) tenuto a commentare qualsiasi gara con dovizia di particolari, fornendo le immagini attraverso il suono. Il telecronista non ha bisogno di curare il dettaglio del passaggio o di spiegare la giocata: le immagini parlano da sé. Il ruolo del telecronista, coadiuvato dalle immagini, deve essere quello di informare lo spettatore degli aspetti tecnici della gara, rendendo la visione del match piacevole, fluida, scandendo un ritmo preciso nella telecronaca che deve accompagnare il tifo del tifoso. Soprattutto, però, questi deve emozionare, empatizzare con lo spettatore, trasportarlo nella dimensione dello stadio. In Inter-Tottenham è stato fatto questo tipo di lavoro, ed è stato fatto alla perfezione, complice la passione che lega i due accusati al mondo del Calcio. Il fatto è che, però, quello in esame non è stato un caso isolato, cosa che li svincola da qualsiasi ragionamento di faziosità. Chi ama questo particolare sport si emoziona dinanzi a determinati eventi, non può farne a meno. Adani si esaltava quando Perisic rendeva la vita impossibile a Musacchio in Inter-Milan, quando Higuaín segnava il trentaseiesimo gol e quando Vecino segnava allo scadere contro la Lazio. Parimenti, Trevisani esaltava in maniera feroce la grandiosità di Cavani contro il Dnipro, la spettacolare prestazione del Pepito Rossi contro la Juventus e la grande Atalanta contro il Dortmund. Egualmente Marianella ha sempre commentato le gesta di Drogba e Torres in maniera particolarmente frizzante, senza mai essere accusato di appartenere a questo o quel tifo. Questo perché le accuse rivolte al duo Trevisani-Adani sono solo emblema di una vena polemica tutta made in Italy, rivolta da Italiani ad Italiani, e mirata semplicemente a destabilizzare l’ambiente e creare climi di tensione.

La telecronaca è anche il modo attraverso il quale il telecronista canalizza l’energia che prende dal campo riflettendola sul tifoso, fazioso o meno che sia. Privarci delle emozioni che ci dà il Calcio, privare un telecronista – seppur non di parte – di una telecronaca passionale quando assiste ad un evento esaltante è una castrazione troppo grande, che non riflette lo spirito emozionale di questo sport. In un periodo in cui il Calcio si sta lentamente allontanando da tutti i propri valori di riferimento, non obblighiamoci a privarci del suo aspetto più intimo, più bello, più genuino. Godiamoci le sue emozioni senza polemizzare, e guardiamo meno ai “vessilli”: il pallone, anche se non sembra, non è una guerra.

 

fonte immagine in evidenza: TPI

 

Vincenzo Marotta

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Politologo, storico, filosofo, economista, giurista. Sono il tipico laureato in Scienze Politiche: un po' di tutto ma nulla in particolare. Salerno la mia bandiera a scacchi, Roma il mio pit stop: attualmente studio Economia e Management Internazionale alla Unint. Faccio parte del coordinamento generale di Libero Pensiero. Caporedattore anche su SpazioJ.

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