Anche per la stagione teatrale 2017/2018 il Centro Teatro Spazio continua la sua tradizione di promozione della cultura teatrale, affinché tutti, soprattutto i più giovani, possano sentirsi coinvolti in un progetto che pone in primo piano l’arte e la condivisione di emozioni.
Così, se da ottobre 2017 a marzo 2018 ad esibirsi sono stati attori e compagnie veterane, ora saranno i più giovani a dar prova delle proprie capacità.

Nei giorni 24 e 25 marzo, sul palco che ha avuto l’onore di conoscere un ancora inesperto Massimo Troisi, andrà in scena lo spettacolo “Così non si va avanti” scritto da Francesco Spiedo e Simone Somma con la regia di Simone Somma.

Gli attori – Antonio Tatarella, Rossella Luongo, Roberto Ormanni e Simone Somma – si muoveranno sul palco con sfondo le musiche originali scritte per l’occasione dagli stessi Roberto Ormanni & il Quartet e Simone.

“Così non si va avanti” è un’opera che nasce dal cuore dei suoi registi, sensibili all’arte e al fare creativo, che inesorabilmente si imbattono in quel conflitto metateatrale che coinvolge lo scrittore e il suo personaggio, quel dialogo eterno che coinvolge la realtà facendola scontrare in modo irresolubile con il foglio di carta. Sullo sfondo, un continuo gioco di citazioni che suggerisce l’ossessione che il protagonista Enrico nutre per Woody Allen. «Le prime note che introducono la commedia sono le stesse della colonna sonora di “Provaci ancora Sam”, il nome Enrico riprende il film “Harry a pezzi”, il nome del personaggio femminile (Anna) si rifà a “Io e Annie” e Boris (il nome del personaggio inventato da Enrico) è tratto dal film “Basta che funzioni”» evidenzia Francesco Spiedo.

Enrico crea Boris, un personaggio che sembra muoversi in un romanzo che non funziona: lo scrittore continua a dargli le sue direttive, ma Boris non segue il copione, è autonomo e fugge da ogni controllo. Le due vite (quella della fiction e quella reale) si scontrano e creano un gioco di opposita, prenderanno una piega negativa in ambito amoroso e si incroceranno continuamente, tanto da far risultare difficile riconoscere le differenze tra le due.

L’artista si annulla nell’opera d’arte, un’osmosi mette in discussione tutti i suoi buoni propositi, gli istilla dubbi ed incertezze. Ormai è difficile capire chi sia la creazione di chi: è stato Enrico, con la sua fantasia e il suo spirito d’inventiva ad aver creato Boris, oppure è la letteratura, è proprio Boris ad aver formato e creato Enrico? Quanto un uomo può credersi originale in una società che forse ha già inventato tutto? E quanto è importante essere davvero originali?

Francesco Spiedo e Simone Somma, con “Così non si va avanti”, ci raccontano come possa essere difficile ed estenuante cercare continuamente di spiccare dal resto della massa e come in realtà potrebbe essere semplice farlo senza sforzarsi ed essendo solo se stessi.
Il problema ancora una volta sta nelle apparenze e nella ricerca di una libertà che sembra sempre ossessionare l’artista, ad ogni suo passo. «Allargando il campo d’azione e leggendo tra le righe il messaggio – ci suggerisce Francesco Spiedo – lo spettatore si ritroverà davanti un importante quesito: quanto è reale la sua libertà?» Quanto ognuno di noi può dirsi realmente deciso delle proprie idee, convinto della propria vita e  unico gestore delle proprie scelte?

Ogni singolo passo di Enrico sarà vincolato dai riflettori che il mondo gli punta contro, perché la commedia di cui è il protagonista non è altro che una matriosca che lo vede creatore e creato, giudice e giudicato e così muove i suoi passi su un palco, emulando un percorso che ogni singolo uomo è tenuto ad intraprendere.
Così effettivamente non si va avanti, concludono Simone Somma e Francesco Spiedo e non si andrà mai avanti se non capiamo che coltivare la nostra individualità significa già realizzare una vittoria e che l’unico modo per essere felici è metterci in ballo, costruendo un futuro con ciò che sentiamo nostro, con tutto ciò che possa realmente darci soddisfazioni, a dispetto del pensiero altrui.

Alessia Sicuro

Avatar
Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui