maria puteolana donna guerriera
Fonte: https://www.vocedinapoli.it/2017/05/11/maria-puteolana-la-lady-oscar-del-regno-napoli/

In un mondo di uomini, dove la forza e il coraggio erano considerati appannaggio di un genere più che di un altro, in cui una donna doveva impegnarsi il doppio di un uomo per ottenere riconoscimento, si fa largo una figura semi-leggendaria: parliamo della coraggiosa guerriera Maria Puteolana.

La tradizione descrive Maria come una donna vissuta a Pozzuoli nel XIV secolo. Era l’epoca del dominio degli Angioini e Maria era una delle comandanti dell’esercito di Roberto D’Angiò. La donna guerriera, che aveva scelto di lottare e salvarsi da sola, difese la terra natale con la sua vita: si narra che morì in un attacco degli odiati nemici del mare.

Donna forte e combattiva, sarà chiamata “La Pazza”: oggi una strada di Pozzuoli le è dedicata. Di Maria Puteolana si sa molto poco: la sua figura è avvolta da mistero e l’unico riferimento storico preciso è fornito da Francesco Petrarca. Quando visitò Pozzuoli nel 1341, il poeta raccontò di aver incontrato alla corte di Roberto D’Angiò la “famosissima virago Maria, detta Maria Puteolana”.

È proprio l’autorità riconosciuta a Petrarca a dare credibilità storica all’esistenza della donna guerriera:

«…ma oggi, quando si è fatta innanzi e mi ha salutato, bardata da guerra e al comando di un manipolo di soldati, ne sono rimasto sbalordito. Poi sotto quell’elmo ho riconosciuto la sua femminilità».

Petrarca vede il soldato prima che la donna: l’immagine immediata che sottolinea è quella di forza, vigore e potere, con il volto sfregiato da ferite di battaglia. Inviolata fino alla fine dei suoi giorni, il poeta pone l’attenzione sulla verginità di Maria, candidamente illibata nel contesto militare, quel mondo di soli uomini. In una società patriarcale decidere di non “appartenere” ad alcun uomo è forse l’espressione più sfrontata di libertà, rifiutando l’immedesimazione in qualsiasi ruolo ancestrale predefinito. E sono i soldati stessi a non osare avvicinarsi a Maria, a decidere di non violare e contaminare quella purezza: per timore più che per rispetto.  

Nota a tutti era, infatti, la forza fisica di cui Maria Puteolana era straordinariamente dotata; si racconta che alcuni cavalieri, diffidenti e increduli al fatto che una donna potesse essere un soldato, le chiesero di dimostrare quella forza: la sfida fu accettata e fu lei stessa a dettarne le regole. In una prova di arturiana memoria, Maria chiese ai soldati di sollevare un masso gigantesco.

Nessuno dei presenti riuscì nell’impresa: Maria la guerriera, invece, non solo sollevò il masso, ma lo scagliò lontano quasi come se fosse incorporeo. È sempre Petrarca a raccontarci la scena, facendo trasparire il suo sbalordimento e la sua ammirazione.

Incredibile senza dubbio, ma questo episodio non rimarca il peso di un’ingiustizia straordinariamente attuale? È un mondo che chiede alle donne sempre quella prova in più, quell’ulteriore dimostrazione di essere all’altezza, di essere forti e pronte alle sfide: un mondo in cui per essere considerata, a volte devi negare la tua femminilità, perché il potere troppo spesso è declinato al maschile.

Maria Puteolana il rispetto sapeva guadagnarselo: non solo grazie a quella forza fisica eccezionale, ma anche per quel carattere intrepido, passionale, quel sangue ardente di brava donna napoletana. Coraggiosa abbastanza da essere la prima a lanciarsi in campo e resistente alla fame, al freddo, alla sete e alla stanchezza. Niente poteva fermarla.  

La sua vita era consacrata a combattere e avrebbe pagato fino all’ultimo centesimo il prezzo per quell’inviolata libertà, anche se per inseguire il sogno di autodeterminazione Maria rinnegava in modo ossimorico il suo essere donna, magari senza sacrificio ma non senza ingiustizia.

Oggi le differenze di genere vanno ad attenuarsi, ma si tratta di un processo lungo e tortuoso: taluni archetipi sono difficili da scardinare e ribaltare. Non è raro che donne di successo tendano ad assumere atteggiamenti pensati come tipicamente “maschili”, cercando di nascondere sensibilità e fragilità (idealmente legate ad un universo più femminile).

Il primo passo per una parità effettiva e non teorica è smettere di classificare talune caratteristiche come femminili o maschili: riconoscere la propria identità, abbracciarla e portarla avanti con orgoglio, senza dover pensare di dover giustificare il proprio essere, è la sfida più ardua che dobbiamo portare avanti. E se è vero che classificare è il primo modo in cui siamo abituati a dare ordine al mondo, è anche vero che non possiamo farci definire da delle etichette.

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

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