Crisi idrica: entro il 2050 il 25% della popolazione mondiale potrebbe dipendere dall'acqua delle montagne
Immagine: voglioviverecosi.com

Un articolo pubblicato su Nature descrive uno scenario allarmante secondo cui, entro il 2050, l’umanità potrebbe fare i conti con una crisi idrica di dimensioni tali da rendere un quarto della popolazione mondiale dipendente dall’acqua proveniente dalle montagne. Diverse zone del pianeta fanno già affidamento su queste risorse idriche che da sole, ad oggi, non sempre bastano a coprirne il fabbisogno domestico e agricolo.

Crisi idrica: un futuro senz’acqua

L’allarme di una possibile crisi idrica è stato lanciato da uno studio di ricercatori dell’Università di Zurigo guidati da Daniel Viviroli in cui viene presentato un modello che, attraverso i dati attuali, permette di fare delle previsioni su quella che sarà la domanda di acqua fresca entro il 2050. Il modello si suddivide in tre scenari possibili. Quello più interessante – forse anche il più plausibile – è “la via di mezzo” (“middle of the road” scenario): un possibile futuro in cui la nostra società della diseguaglianza non avrà fatto grandi passi avanti verso la sostenibilità ambientale, ma in cui il sovrappopolamento e il degrado del territorio non avranno (ancora) innescato rivalità tra le comunità confinanti per il possesso delle risorse.

Crisi idrica: entro il 2050 il 25% della popolazione mondiale potrebbe dipendere dall'acqua delle montagne
Il fiume Colorado nasce nelle Montagne Rocciose e sfocia nel Golfo della California, nella parte meridionale del Messico. Quasi tutta la popolazione della zona dipende da questo bacino, rendendola particolarmente sensibile ai fenomeni di siccità. Fonte: https://www.eenews.net

Secondo le cifre riportate dal WWF, solo il 3% dell’oro blu del nostro pianeta è acqua dolce e due terzi di questa non è pronta all’uso perché intrappolata nei ghiacciai o irraggiungibile. Le zone montuose (comprese montagne, colline e altipiani) giocano un ruolo fondamentale per gli ecosistemi, l’industria, l’agricoltura e le utenze domestiche, ma coprono appena il 39% delle terre emerse e non sono certo distribuite in maniera eguale sul pianeta.

L’uso di acqua potabile pro-capite è cresciuto a ritmi vertiginosi a partire dagli anni ’50-’60 del secolo scorso, ma, secondo il modello di Viviroli, la crisi idrica sarà causata soprattutto dallo sviluppo demografico più che da un aumento nel consumo di acqua individuale. Intorno al 2010, quasi due miliardi di persone (1.8 Mlr) che vivevano nelle pianure dipendevano dall’acqua proveniente delle montagne. Nel 2050 questo numero arriverà a contare 2.5 miliardi di individui. Tra tutte le regioni “basse” che dipendono da queste risorse, quelle che subiranno maggiormente gli effetti della crisi idrica saranno i Paesi in via di sviluppo che sperimenteranno nei prossimi anni un grande boom demografico.

Crisi idrica: entro il 2050 il 25% della popolazione mondiale potrebbe dipendere dall'acqua delle montagne
Fiume Yangtze: il corso d’acqua più lungo della Cina nasce nell’altopiano del Tibet. Nel 2000, 264 milioni di persone dipendevano già da questo bacino. Fonte: https://www.britannica.com/

Nel sud-est asiatico, tra il 2001 e il 2010 le vite di 390 milioni di persone sono dipese dall’acqua proveniente dal Gange, dal Brahmaputra e dal Mehgna: il numero più alto di individui dipendenti dalle risorse idriche montane al mondo.  Secondo il modello della “via di mezzo”, entro il 2050 questo numero salirà a 570 milioni, ma è bene ricordare che la quantità di acqua presente su quel territorio rimarrà la stessa. Altri bacini idrici come quelli del fiume Nilo, del Niger, del Colorado o dello Yangtze saranno sottoposti a simili pressioni. Non stupisce quindi che i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi idrica saranno, in ordine, l’India, la Cina, il Pakistan e l’Egitto, né che tutti questi Stati siano già oggi tra i maggiori consumatori di risorse idriche al mondo.

Altre zone del mondo non sono meno a rischio a causa della crisi idrica, ma probabilmente i Paesi più sviluppati saranno anche quelli maggiormente in grado di correre ai ripari e trovare fonti d’acqua alternative per assetare le loro città e i loro campi coltivati, come la desalinizzazione dell’acqua di mare il riciclo dell’acqua stessa. L’acqua sarà essenziale, non dimentichiamolo, anche per irrigare le coltivazioni che dovranno sfamare questa umanità in crescita. Quasi tre quarti della produzione globale di cibo provengono proprio da zone pianeggianti e quasi sette aree piatte coltivate su dieci (il 68%) dipendono dall’acqua delle montagne. Molte di queste zone, però, portano avanti una gestione insostenibile delle risorse d’acqua blu (blue water resources) già in loro possesso, rendendo così le montagne ancora più preziose.

Solidarietà o conflitto

La crisi idrica arriverà a colpire entro il 2050 il pianeta in diversi modi a seconda dello sviluppo economico e demografico degli Stati, ma anche del clima stesso, favorendo zone a clima mite rispetto a quelle aride. I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo non potranno che peggiorare le condizioni di tutti coloro che dipendono dalle nevi perenni e dai ghiacciai presenti sulle montagne. L’insostenibilità delle attività umane dovrà scendere a patti con un mondo finito fatto di risorse limitate – non sempre – rinnovabili, e con un modello di gestione delle risorse idriche che rispetti l’ambiente e possa generare solidarietà tra le comunità che condividono le stesse risorse idriche. L’unica alternativa è la guerra per l’acqua.

Carlotta Merlo

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