Modigliani l'amore e Paris
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«Modigliani era un poeta ardente e pittore grande fra i grandi. Passò come una meteora; tutta grazia, collera, tutto sprezzo nei riflessi cangianti dei suoi begli stracci versi colori». Viene introdotto in questo modo il saggio storico dedicato a Modì, da una frase di Paul Guillaume 1925.

«Da Livorno a Montparnasse, la vita dell’artista soprannominato M le Maudit». Modigliani era l’anima delle sue tele e Patrice Avella, scrittore nato in Francia che vive attualmente in Toscana, nel suo ultimo libro Modigliani, l’amore & Paris pubblicato da ‘Edizioni Il Foglio’ ne espone ogni nuance, da quelle artistiche a quelle private. Non soltanto lo scrittore ne ha curato anche la traduzione dalla lingua francese, ma ha messo in luce, con enorme bravura, quelle che sono state le sue opere più significative.

Amedeo Modigliani bruciava di passione con la stessa intensità con la quale cercava di trovare la giusta tonalità del suo vermiglio. Cercava il rosso perfetto allo stesso modo di come cercava di catturare l’anima delle sue muse. L’artista livornese, che ebbe una vita cortissima, ha lasciato una ricchezza inestimabile al mondo artistico. Un amante ricercato e dannato per le sue donne, ne ha avute moltissime e poche sono state quelle che hanno scalfito il suo cuore.

Modigliani
La copertina del libro di Patrice Avella

Parigi fu la città che lo consacrò come artista e la capitale europea che fu importantissima per la sua crescita artistica. «Per poter capire gli impulsi che agirono veramente in Modigliani, bisogna cercar di scordare il ‘milieu parigino’ e rifarci all’arte italiana del Cinquecento, quella che scaturisce dal realismo naïf di Giotto, per poi rifugiarsi in una visionarietàLa sua emotività si sviluppò a un punto tale che tutto in lui fu spinto agli estremi; e come la sua sensibilità si fece più acuta, crebbe l’intensità delle emozioni».

Modì fu un pittore soprattutto, ma anche uno scultore. L’unico comune denominatore presente in tutte le sue opere è la singolarità dell’anima. Un’intera esistenza a cercare di immortalare l’anima. Oltre all’essenza e alla purezza dell’anima un’altra componente è sempre presente nelle sue opere: la tristezza dolente e rassegnata.

Modigliani è vissuto tra Parigi e Livorno ed è morto nella città che lo ha reso immortale e che ne ha ispirato le opere più belle. “Je voudrais tant que ma vie soit comme un fleuve très riche qui coule avec joie sur la Terre” (Amedeo Modigliani).

Parliamo dell’artista direttamente con Patrice Avella.

Perché Modigliani è un’artista famoso ancora oggi in Francia come in Italia o nel mondo?

«Ce ne sono stati tanti di artisti come Amedeo prima: con più genio, con più sapienza, con più resistenza, con più speranza. Ce ne sono stati tanti che sono andati più in là prima e dopo. Ma Modigliani è uno. Modigliani è indivisibile. La sua storia comincia e finisce con lui. E anche la sua pittura. Modigliani è l’unità dell’anima. Era un peccatore rovinoso, di quelli che bruciano e consumano tutto per arrivare al centro dell’anima. Per raggiungere l’ansietà dei rossi, Modigliani ha vissuto sul bruciato. Ha peccato. Ha espiato. Ha peccato ancora. Come santa Caterina cercava il suo rosso. Le donne erano fuoco. La pittura era fuoco. Parigi era come Babilonia, la capitale del male. La vedeva rossa come i senesi, la città del demonio. E rosse le facce delle donne dai cui occhi l’anima dipartiva. Quando Modigliani consumò l’ultimo rosso, morì …scriveva un critico d’arte, Carrieri, a Parigi nel 1950.»

Si dice sempre che Modigliani ha bruciato nell’alcol la sua arte, è vero?

«Abbiamo tutti in testa la sua reputazione di un uomo alcolizzato, drogato o bohémien. È vero, però come tanti altri artisti della sua epoca. Ma Modì era altro. Le sue precarie condizioni di salute sin da piccolo, la sua malattia che lo ucciderà, la tubercolosi, lo faceva soffrire molto e il suo stato di salute precario lo impediva anche di fare la sua arte con serenità ben più della sua miseria. Le polveri, ad esempio, li impedirono di dedicarsi all’arte della scultura per esempio. Sapeva di avere poca vita e che questa doveva essere vissuta intensamente.»

Recensione e intervista a cura dell’Ufficio stampa Il Taccuino

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