L'eredità di Raffaello è più forte del virus, gli omaggi dalla RAI al MiBACT
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L’eredità di Raffaello Sanzio, il più grande pittore del Rinascimento, è più forte di virus e pandemia. La carrellata celebrativa, che da inizio mese fino ad ora, ha invaso i nostri piccoli schermi, ne è stata la prova chiara ed evidente. Dalla RAI fino ai video del MiBACT per commemorare il genio rinascimentale in onore del cinquecentenario della sua morte.

Era il 6 aprile 1520 quando Raffaello Sanzio muore a Roma, a soli trentasette anni, nello sgomento e nell’incredulità della città. Tutto sembra fermarsi, mentre la notizia circola velocemente in tutte le corti europee. Oggi, in uno stato di chiusura e confinamento personale, l’eredità di Raffaello appare come qualcosa di ancora più prezioso, un’arte che si eleva a bellezza permanente.

Raffaello Sanzio, quel genio rinascimentale

Raffaello Sanzio nasce ad Urbino nel 1483, allievo del padre Giovanni Santi e poi del Perugino, si afferma ben presto come uno degli artisti più rinomati, nonostante la giovane età. Nei primi anni ha la possibilità di formarsi nella scuola pittorica di Urbino, la quale segnerà per sempre il pittore, con la sua atmosfera ricca di fermento e linfa creativa.

Una delle prime grandi creazioni, ricordate anche durante questi giorni di celebrazioni in onore dell’eredità del genio, è sicuramente lo “Sposalizio della Vergine“, conservato alla pinacoteca milanese di Brera, datato 1504, nel quale sia il valore coloristico che compositivo dell’architettura denotano una mano e un talento già profondamente capace.

eredità Raffaello
fonte: http://www.arte.it/raffaello/nel-regno-dell-armonia-raffaello-e-lo-sposalizio-della-vergine-16961

Nel 1504 Raffaello Sanzio, da Urbino si reca a Firenze, con il desiderio di studiare le opere di Leonardo Da Vinci e Michelangelo. Lo studio di ques’ultimo risulta molto evidente nella “Madonna Bridgewater”, conservata alla National Gallery di Edimburgo. L’ultimo dipinto eseguito a Firenze, la “Madonna del baldacchino“, rimane incompiuto a causa della partenza dell’artista per Roma. Roma, quella città piena di possibilità, passaggio fondamentale per la costruzione dell’eredità del genio.

Proprio nella città eterna gli viene affidato l’incarico di affrescare alcune pareti della Stanza della Segnatura. Sul soffitto dipinge in tondi ed in scomparti rettangolari alternati la Teologia, il Peccato originale, la Giustizia, Il giudizio di Salomone, la Filosofia, la Contemplazione dell’Universo, la Poesia, Apollo e Marsia. Nel 1511 continua la collaborazione a Roma e si occupa di alcune decorazioni presenti nella Stanze Vaticane.

Nel 1514 viene nominato dal Papa responsabile della cura dei lavori per la costruzione di San Pietro, lavorando inoltre alla realizzazione delle logge del palazzo Vaticano. La sua attitudine per le opere architettoniche, seppur venga molto spesso tralasciata e dimenticata, è parte costituente e fondamentale della sua carriera artistica.

Ammirato e osannato dal mondo intero, come oggi la sua eredità conferma, portavoce della bellezza del Rinascimento in tutte ciò che creava, morirà a Roma nel 1520, forse troppo in fretta, forse troppo presto.

L’eredità è più forte della pandemia: dalla RAI al MiBACT

L’eredità di Raffaello in onore del suo cinquecentenario avrebbe dovuto essere qualcosa di grande e strepitoso. Una mostra grandiosa alle Scuderie del Quirinale, a Roma, era stata progettata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, Galleria Borghese, Musei Vaticani e Parco Archeologico del Colosseo. L’Italia si preparava così a celebrare il genio.

Ma crisi, pandemia e lockdown non sono riuscite a fermare le varie celebrazioni digitali e virtuali che sia Rai che MiBACT hanno avuto l’onore di sperimentare e mandare in onda, per risvegliare e far proliferare la bellezza di Raffaello.

La Rai ha dato il via alla celebrazioni di Raffaello domenica 5 aprile 2020, con la trasmissione del documentario d’arte “Raffaello. Il genio sensibile“, andato in onda su RaiTre, diretto da Luca Trovellesi Cesana e scritto da Claudio Centioni, con il contributo di Luca Tomìo. Il lungometraggio, dalla durata di novanta minuti, è una sorta di viaggio narrativo sugli anni di formazione in Umbria, a cominciare dal periodo di apprendistato presso la bottega del Perugino.

Ma non solo Rai3, anche RaiStoria ha dato luce all’eredità di Raffaello con un documentario dal titolo: “La Roma di Raffaello“, di Davide Savelli e Massimiliano Griner, con la regia di Graziano Conversano, tutto dedicato agli anni passati a Roma, dal 1509 al 1520. Il documentario entra dalle porte della città per celebrare il successo di una carriera tutta in salita, e mai in discesa.

Anche sul canale YouTube del MiBACT, le celebrazioni dell’eredità di Raffaello sono proseguite con un racconto personale e professionale di esperti e studiosi. Le voci principali sono state quelle di: Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani; Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, Marco Ciatti, direttore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze;  Mario De Simoni, presidente delle Scuderie del Quirinale; dello storico dell’arte Claudio Strinati; del restauratore Antonio Forcellino; della scrittrice Melania Mazzucco, di Marzia Faietti e Matteo Lanfranconi, curatori della mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale.

Tutto incentrato sul tema dell’amore, il video, dalla durata di un’ora, è frutto di una narrazione appassionata, che riesce a far rivivere la grandezza del genio, anche se solo da lontano; anche se solo attraverso lo schermo di uno smartphone.

Marta Barbera

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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