Se si volessero ascoltare solo gli stereotipi, il Giappone dovrebbe essere uno dei paesi con il maggior rigore e la maggiore dedizione all’organizzazione, e di conseguenza ci si aspettava un’Olimpiade curata sotto ogni punto di vista e che fosse pronta ad affrontare qualsivoglia problema. Poi c’è stato il Covid, e la necessità di spostare Tokyo 2020 a quest’anno, con ovviamente tutti i problemi che questo ha comportato, come ad esempio l’impossibilità di cambiare l’anno per una questione di Marketing. Ma dopo un anno teoricamente passato a prepararsi per questo momento, l’Olimpiade di quest’anno sembra un’edizione destinata al fallimento.

Il Giappone è stato tra i paesi che hanno iniziato con maggiore ritardo la campagna vaccinale, ed è tutt’oggi tra quelli con il minor numero di immunizzati (parliamo di circa l’8%) anche a causa del grande scetticismo da parte dei giovanissimi sui vaccini. Ciò ha inevitabilmente portato a una nuova ondata di contagi che ha raggiunto numeri da record proprio negli ultimi giorni, e alla decisione di disputare tutte le competizioni a porte chiuse, privando quindi gli spettatori della possibilità di assistere a un’Olimpiade che manca nel paese del Sol Levante dal 1964.

Proprio la mancanza del pubblico è uno degli aspetti più gravi di tutta la situazione creatasi nelle settimane che hanno preceduto l’apertura dei Giochi. Sponsor importanti come Fujitsu e Toyota hanno disertato sia l’apertura che la competizione a causa delle porte chiuse, per non associare il proprio nome ad un organizzazione che fino ad oggi non ha dato alcun tipo di garanzia, e portato non poche proteste. La mancanza di fiducia dei giapponesi nei confronti del vaccino non era effettivamente prevedibile in alcun modo, tuttavia era assolutamente possibile avvicinarsi al livello visto ad Euro 2020 (che peraltro non è stato tra i migliori), magari servendosi di qualcosa molto simile al Green Pass europeo o permettendo di servirsi del classico tampone negativo per l’ingresso alle gare. Invece si è scelto di permettere solo a pochi invitati di partecipare, a discapito di coloro che avevano acquistato i biglietti ben prima che l’emergenza Covid, mostrando davvero poco rispetto nei confronti di coloro che più di tutti attendevano le Olimpiadi.

Lo Stadio Nazionale del Giappone, costruito proprio per queste Olimpiadi

Un altro aspetto paradossale della non-organizzazione di Tokyo 2020 è la facilità con cui il virus è “entrato” nel Villaggio olimpico, con ben 110 positivi tra atleti e addetti ai lavori e già diversi costretti al ritiro ancor prima della cerimonia d’apertura. Abbiamo convissuto per l’intero anno con le positività degli atleti di qualunque sport e in qualunque parte del mondo, quindi non si può dire che sia una novità, ma la bolla del villaggio avrebbe dovuto essere un posto assolutamente Covid-free proprio per evitare che i contatti con l’esterno permettessero il diffondersi del virus. Invece il comitato organizzatore non è riuscito in alcun modo a impedire che ciò accadesse: la bolla infrangibile si è trasformata in una debole bolla di sapone e probabilmente perderemo altri protagonisti di questa Olimpiade nel corso dei prossimi giorni per questo motivo.

Infine, la ciliegina su questa torta malriuscita è la conferenza stampa con cui il capo del comitato organizzatore, Toshiro Muto, ha dichiarato che il rischio che le Olimpiadi possano essere annullate è reale, e dipende ovviamente dall’evoluzione che avrà il Coronavirus in Giappone. Ad oggi questo rischio non dovrebbe essere concreto, pur essendo la città di Tokyo in piena emergenza e con il numero di positivi che non accenna a scendere in nessun modo. Questa ipotesi non solo mette profonda tristezza, perché così facendo il virus avrebbe vinto nuovamente nei confronti dello sport, ma perché fa anche capire che non si è pensato minimamente all’ipotesi che la situazione contagi sarebbe potuta peggiorare e non si è pensato ad un piano B che permettesse il regolare svolgimento delle Olimpiadi in qualunque caso.

Il comitato sembra quindi che non sia riuscito in alcun modo a servirsi di questo anno per prepararsi alle Olimpiadi, forse troppo sicuro che nel 2021 la pandemia sarebbe sparita del tutto o quasi. Inutile girarci intorno, per quanto dire che queste siano le peggiori Olimpiadi sia una ovvia esagerazione derivante dal linguaggio utilizzato nei social, rimangono comunque (con le dovute attenuanti, una su tutte la diffusione della Variante Delta) quelle con l’organizzazione peggiore degli ultimi tempi. L’unico augurio possibile in questo momento è che queste settimane di competizione si svolgano senza altri intoppi esterni, e che le colpe del comitato organizzatore non ci privino di altri atleti o di una competizione che abbiamo atteso per 5 lunghi anni.

Andrea Esposito

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