Nel suo piccolo anche Marangio s’incazza, intervista all’ autore comico Lello Marangio

Somma Vesuviana. Come affrontare il problema della disabilità? Abbattere le barriere architettoniche e mentali? Ne abbiamo parlato con il noto scrittore comico Lello Marangio, al teatro Summarte.

“Nel suo piccolo anche Marangio s’incazza” è il titolo del primo libro dell’autore comico Lello Marangio, umorista, autore, regista, sceneggiatore per noti cabarettisti come Peppe Iodice, Lino Barbieri, Biagio Izzo, Lucio Pierri, I Teandria, Nello Iorio, Lino D’Angiò, Alan De Luca, Paolo Caiazzo, Guido Palliggiano, Maria Bolignano, Peppe Maiulli, I Ditelo Voi, Enzo Fischetti e Massimo Borrelli.

La disabilità è il tema centrale del romanzo di Lello Marangio, presentato recentemente al teatro Summarte con la partecipazione dell’amministrazione comunale della città di Somma Vesuviana, del sindaco Salvatore di Sarno e la vice-sindaco Maria Vittoria di Palma al fine di sensibilizzare la collettività al delicato tema della disabilità, discutere sul problema delle barriere architettoniche e dibattere sulle possibili soluzioni da adottare.

Nel suo piccolo anche Marangio s’incazza edito dall’Aias di Casoria del presidente Salvatore Giacometti non è in vendita, ma è possibile richiedere un volume offrendo un personale contributo all’associazione italiana assistenza spastici.

“Al mio segnale scatenate l’infermo” così comincia l’incipit del romanzo richiamandosi alla celebre frase del film “Il gladiatore”. Abbiamo dialogato con l’autore Lello Marangio in merito ai contenuti e le finalità del suo libro e di come sono osservati dalla prospettiva del disabile i limiti e le barriere imposti dalla società odierna.

Qual è il senso dell’espressione “al mio via scatenate l’infermo”? Chi è l’infermo?

«Mi fa piacere che lei abbia colto questa frase, non l’ha colta quasi nessuno: l’infermo solitamente è rappresentato come una persona che si scatena poco, che ha poca mobilità. L’infermo è un richiamo al gladiatore, è colui che va scatenato».

Come facciamo a scatenarlo?

«Se riusciamo a farlo scatenare con un libro nel quale parliamo della disabilità in maniera comica, abbiamo già ottenuto un primo obiettivo».

Come si coniuga un tema tragico come quello della disabilità con l’ironia?

«Credo che forse come nel mio caso bisogna avere questa fusione nel Dna. Quando ho pensato di scrivere questo libro in collaborazione con l’ Aias di Casoria ho ritenuto che se già nelle prime pagine avessi trasmesso al lettore un senso di melanconia a tutto, le persone si sarebbero disinteressate sia al libro che al problema. Perché purtroppo se non si vive il tema della disabilità in prima persona, o in famiglia si è portati a non considerarlo. Inoltre a parte il tema della disabilità il libro, tecnicamente fa ridere. Io faccio l’umorista oramai da trent’ anni, quindi lavoro un po’ come un ingegnere. Quando un ingegnere fa i calcoli del cemento armato già sa che funzioneranno. Poi se riusciremo grazie all’umorismo e veicolare il tema della disabilità, il risultato sarà pienamente raggiunto».

Come è stato accolto il suo libro sul territorio? Quali saranno le prossime tappe?

«La prima presentazione è stata fatta ad Arzano, dove abito, con una manifestazione teatrale alla quale era presente Peppe Iodice. Il pubblico e le associazioni sul territorio lo hanno accolto con favore e sono sempre pronte a promuove nuovi eventi. Abbiamo appena portato il libro a Grottaminarda e per martedì è in programma una prossima tappa ad Ariano Irpino e man mano vengono predisposti sempre nuovi eventi».

In riferimento ad un episodio del suo romanzo, come è cambiata nel tempo la concezione della disabilità nella scuola?

«Ora forse le cose sono un po’ migliorate rispetto al passato. Prima esistevano addirittura le classi speciali. Quando ero piccolo, io stesso facevo parte di una classe speciale. Come cito nel mio libro, per me non era possibile svolgere l’attività di educazione fisica. Oggi sono trent’anni che nuoto, ma all’ epoca ero totalmente esonerato dalle attività sportive. Ero rinchiuso in un’aula dove c’erano i tre bambini disabili della scuola. Questo fortunatamente oggi non accade più, anche se bisognerebbe fare ancora molto per abbattere le barriere architettoniche e mentali».

A proposito di politiche scolastiche, Lei ha qualche suggerimento?

«La politica scolastica dovrebbe avere un occhio particolare al fine di favorire l’integrazione dei bambini disabili. Inoltre bisognerebbe in particolar modo prestare attenzione alle loro potenzialità. C’è sempre una specificità in ogni bambino disabile. Il compito della scuola deve essere quello di comprenderla e tirarla fuori».

Quale potrebbe essere l’approccio degli educatori e dei docenti al fine di sensibilizzare le nuove generazioni al tema della disabilità?

«Credo che il modo migliore di affrontare questo tema sia parlare e parlarne, ma farlo con il cuore. Capire, Senza pietismo. Come in tutte le cose, se fatte con il cuore riescono bene».

Rosa Auriemma