Salvini lega governo
Il segretario nazionale della Lega Nord, Matteo Salvini, durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, Roma, 18 gennaio 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

Dal 4 marzo l’Italia è un Paese senza governo, ma lo stato di salute dei partiti arrivati in Parlamento non è lo stesso di due mesi fa. Tra tutti uno solo continua a crescere stabilmente nei sondaggi: la Lega. Ma perché il Carroccio a guida Salvini attira sempre più italiani pur senza riuscire a trovare un accordo per Palazzo Chigi?

Per descrivere il momento politico nel quale ci troviamo – senza un governo, fatto di scontri a distanza tra i vari Di Maio, Renzi, Salvini con la sua Lega e Berlusconi – alcuni giornali hanno utilizzato la metafora dello “stallo alla messicana”. Si tratta dello standoff da film di Tarantino dove nessuno può sparare senza essere a sua volta fatto fuori, ma l’immagine non è perfettamente aderente alla realtà.

In uno stallo alla messicana, infatti, nessun pistolero si trova in una posizione di vantaggio rispetto agli altri, mentre a Roma la situazione è decisamente diversa. Luigi Di Maio è al centro della scena e punta la sua pistola su un Berlusconi ormai all’angolo, che a sua volta è però pronto a scaricare sul leader grillino gli ultimi colpi che gli sono rimasti in canna, in buona compagnia – nel momento in cui scriviamo – di un Partito Democratico ancora a maggioranza renziana, quindi indisponibile a un accordo di governo con i pentastellati.

Ma da questo tutti contro tutti che ogni giorno si arricchisce di timide aperture e forti affermazioni di ostilità c’è qualcuno che è riuscito intelligentemente a tirarsi fuori anzitempo: Matteo Salvini.

La Lega ha escluso solamente la coalizione di sinistra dal novero degli ipotetici partner di governo e ha speditamente proseguito il suo percorso verso Palazzo Chigi con un progetto ben chiaro: fare un governo con Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nessun tradimento alla coalizione di centrodestra, nessun cedimento al Partito Democratico contestato tanto aspramente negli ultimi anni, ma solo pragmatismo.

Le prime settimane della politica dei due forni targata Di Maio sono state caratterizzate dalle trattative con la coalizione di centrodestra. Ma se Salvini si è mostrato come detto disponibile a formare un governo con i Cinque Stelle, lo stesso non si può dire di Silvio Berlusconi, che anzi è arrivato ad affermare in occasione della Festa della Liberazione che «la gente davanti ai Cinque Stelle si sente come si sentivano gli ebrei davanti a Hitler».

Negli ultimi due mesi l’impressione straniante rispetto alle aspettative è stata la seguente: nella coalizione di centrodestra il “moderato” Silvio Berlusconi è sembrato invece il cane sciolto che si è lasciato andare a dichiarazioni eccessive e fuori luogo, mentre Salvini e Meloni hanno vestito i panni dei nazionalisti in doppiopetto per tenere a bada Silvio ed evitare che bruciasse con le sue boutade ogni possibile speranza di governo.

Il tentativo (per ora) è fallito. Di Maio ha annunciato la chiusura del forno con il centrodestra e l’apertura di quello con il Partito Democratico, al momento però ancora lungi dallo sfornare un governo per le ritrosie Dem. Ma nel naufragio delle trattative con il centrodestra chi ha perso davvero? Aiutiamoci con i sondaggi più recenti per rispondere.

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Fonte: Tecnè

Le intenzioni di voto degli italiani sorridono sempre al Movimento Cinque Stelle, che rimane saldamento il primo partito, ma sembra aver esaurito la spinta propulsiva post-voto e dalle consultazioni di inizio aprile in poi ha perso mezzo punto percentuale. Calano anche Forza Italia e Partito Democratico rispettivamente dello 0,6 e 0,4%.

In questa fase l’exploit resta uno solo, quello della Lega: 21,8% dei consensi, +4,4% rispetto al voto e +2% rispetto a inizio aprile.

È curioso osservare come la Lega di Matteo Salvini non abbia sofferto in alcun modo presso gli elettori l’incapacità di formare un governo, anzi ha proseguito la sua crescita costante, mentre il Movimento ha appena subito una prima importante flessione. Il fallimento delle trattative, infatti, sembra aver punito soprattutto Di Maio. La sua chiusura di principio a Forza Italia per una questione prettamente morale è piaciuta agli aficionados grillini, storicamente anti-berlusconiani, ma è un errore pensare che essi rappresentino la totalità degli elettori del Movimento.

Ed è proprio un’altra parte di elettori – quella degli scettici che hanno accordato fiducia ai pentastellati nella speranza di metterli alla prova vedendoli governare – a essere rimasta delusa dai veti di Di Maio. Spostandoci dai partiti ai leader, infatti, la situazione per i Cinque Stelle non fa che peggiorare. Secondo questo sondaggio del Corriere, infatti, il gradimento degli elettori per Matteo Salvini ha superato quello per il leader grillino, che solo un mese fa lo batteva con ampio margine.

Fonte: www.corriere.it

Insomma, se la Lega sembra al momento ricoprire un ruolo secondario nelle trattative di governo, l’impegno profuso da Salvini nella formazione di un esecutivo – emerso già a partire dalla sua disponibilità a rinunciare alle presidenze di Camera e Senato – non è passato inosservato, e indebolisce fortemente la retorica di Di Maio, che nelle sue dichiarazioni più recenti ha affermato che Salvini sembra voler restare all’opposizione senza prendersi responsabilità importanti, altrimenti avrebbe scaricato Berlusconi.

Gli elettori sanno bene che sarebbe stato irresponsabile per il leader del Carroccio scaricare il suo principale alleato in tutte le amministrazioni locali. E al momento la coerenza politica di Salvini sembra pagare anche presso chi non l’ha sempre sostenuto con particolare convinzione, almeno secondo i sondaggi che spesso ha pubblicamente bistrattato. E che questo porti Di Maio a riaprire la porta al dialogo con il centrodestra è tutto fuorché da escludere.

Davide Saracino

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