Elly Schlein, giovane eurodeputata italiana, è un’esponente di Possibile e di Liberi e Uguali. L’abbiamo intervistata in vista delle prossime elezioni del 4 marzo.

Come si pone Liberi e Uguali da un lato con il Partito Democratico e dell’altro con Potere al Popolo?
On. Schlein: «Il rapporto è di totale autonomia. Alcuni di noi, me compresa, sono usciti da molto tempo dal Pd per un’insanabile rottura con le scelte politiche fatte in questi anni di governo, dalle riforme del lavoro, dell’ambiente a quelle della scuola, a quella elettorale e costituzionale. Abbiamo detto con chiarezza, in particolare due anni fa quando noi siamo usciti e abbiamo fondato Possibile, che con questo Partito Democratico non c’era spazio per alcun tipo di alleanza, perché ogni scelta fatta, calata dall’alto, ha tradito gli impegni presi con gli elettori nel 2013, quando c’era un programma comune ed è stato completamente disatteso. Scelte politiche che non solo non hanno risolto i nodi fondamentali del paese, ma su cui non c’è stata una minima autocritica nemmeno dopo la sonora bocciatura del 4 dicembre 2016. Liberi e Uguali nasce dalla convergenza tra forze politiche a sinistra, con una scelta netta di autonomia.

Elly Schlein

Ovviamente anche nei confronti di un’altra forza politica a cui guardo con rispetto, che è quella dei compagni e delle compagne di Potere al Popolo. Sono dispiaciuta che non ci sia stata occasione di provare a stare tutti insieme attorno ad un programma comune e definito, noi abbiamo provato fino all’ultimo a tenere un dialogo apertoSe il dubbio è sul rapporto con il Pd, credo che LeU nasca senza alcuna ambiguità: per noi di Possibile questo è stato un argomento fondamentale. Ci sono evidentemente alcuni temi su cui siamo molto d’accordo, altri invece su cui non siamo d’accordo; penso alla grande questione su come deve cambiare il quadro europeo. A mio avviso, tuttavia, non erano differenze che non si potessero discutere attorno ad un tavolo per cercare di far convergere le forze della sinistra, politiche e sociali, perché le tre cose è indispensabile che si tengano insieme.»

Personalmente, quale percentuale di consenso si aspetta per questa nuova lista?
On. Schlein: «Aspettiamo di vederlo domenica. Dipenderà da quanto saremo riusciti a riallacciare i fili dell’ascolto, con tante persone che a sinistra non si sentono più rappresentate, stufe di una classe dirigente che in questi anni non è stata in grado di intercettare il grande disagio sociale creato soprattutto dall’aumento delle disuguaglianze. C’è un grande lavoro di ricucitura da fare, soprattutto perché in questi anni anche chi si era candidato per portare in Parlamento temi di sinistra, poi è andato al governo e ha fatto politiche di destra. Questo non aiuta gli elettori a non essere disorientati, non essere stufi e non essere disillusi. Credo che uno dei maggiori avversari sarà proprio l’astensionismo, l’indifferenza, l’idea che alla fine il voto non faccia, poi, differenza. È il motivo per cui molti di noi, anche avendo altri progetti di vita, hanno deciso di scendere in campo e di mettersi direttamente al servizio di un progetto. Non illudiamoci, però, che il lavoro di ricostruzione della sinistra, in un paese che soffre come il nostro, sia semplice e che possa essere fatto in breve tempo.»

Secondo lei, Liberi e Uguali rappresenta una nuova casa per gli spiriti di sinistra, soprattutto nella fascia tra i 18 ed i 24 anni?
On. Schlein: «Noi crediamo che sia tempo di innovarsi profondamente, anche nei linguaggi e nei metodi a sinistra, perché ci sono state delle trasformazioni sociali enormi. Serve una sinistra che sappia guardare in faccia queste trasformazioni e anticiparle piuttosto che subirle. Come anche solo la tecnologia e l’automazione hanno cambiato profondamente i processi produttivi: è bene se facilitano le nostre vite e magari ci permettono di lavorare qualche ora di meno, ma è essenziale che il valore aggiunto e la ricchezza che producono sia in qualche modo redistribuita nella società, altrimenti questi processi non faranno che aumentare diseguaglianze e minare il futuro.  Tante delle sfide maggiori che ci troviamo di fronte non si possono più risolvere entro i ristretti confini nazionali, come ad esempio i cambiamenti climatici, la giustizia fiscale e la lotta contro i paradisi fiscali, le migrazioni, le politiche economiche e sociali. Questi temi hanno la necessità di essere tenuti insieme in una visione nuova della società che, però, riprenda valori antichi: l’idea che nessuno debba rimanere indietro e che siamo tutti uguali. […] La fascia di chi fatica ad arrivare alla fine del mese si è enormemente allargata. L’intento è proprio quello di dare casa a tanti che erano rimasti orfani. C’era la grande richiesta, derivante proprio dalle giovani generazioni, di creare un progetto unitario, dopo una lunga storia di frammentazioni.»

Ha iniziato molto presto a fare politica. Cosa l’ha spinta a provare?
On. Schlein: «Io faccio parte di una generazione che non si sentiva rappresentata dalla classe politica, soprattutto di sinistra. Ad un certo punto, abbiamo capito che allontanarci dalla politica per la delusione e la disillusione aveva anche l’opposto effetto di lasciare spazio a chi la politica continuava a farla anche per noi. L’unico modo per cambiare il paese era fare la nostra parte, anche se nella vita, poi, vogliamo fare tutt’altro. Io, per esempio, ho una passione per il cinema, vorrei fare la regista. Ci siamo presi un po’ di tempo per provare insieme ad altri a ricostruire un orizzonte politico. Non credo di essermi mai spostata io. Anche quando siamo usciti dal PD, in realtà è il PD ad essere uscito da noi. Noi continuiamo a fare le stesse ed identiche battaglie sui diritti, sull’ambiente, sull’evasione fiscale delle grandi multinazionali, sull’accoglienza, le cose che diciamo sono sempre le stesse, sono gli altri ad essersi spostati a destra.»

Cosa le ha insegnato l’esperienza europea?
On. Schlein: «È un’esperienza, seppur in un momento difficile. Quando non mi sarei mai aspettata di vedere un paese addirittura uscire dall’Unione, di vedere i 28 governi totalmente incapaci di dare una risposta di solidarietà e di condivisione delle responsabilità. Eppure anche in un contesto di crisi, non c’è un osservatorio migliore del Parlamento Europeo per capire che, nella diversità dei nostri contesti nazionali, le sfide che abbiamo di fronte ci accomunano. Ad esempio, 6 stati membri su 28 affrontano da soli l’80% delle richieste di asilo presentate. Sono relatrice per la riforma del Regolamento di Dublino, che è la madre di tutte le ipocrisie. Siamo riusciti a cancellare quel criterio ipocrita del primo paese di accesso e far valere un meccanismo di condivisione di responsabilità, ricordando che stiamo parlando di persone che hanno dei diritti e legami con altri paesi. […] Non è vero che le risorse non ci sono. Spesso sono là dove è sempre mancata la volontà politica dei governi di andarle a recuperare. Tali risorse andrebbero investite in innovazione, ricerca, servizi ai cittadini, salute, economia verde.»

C’è un punto del vostro programma dedicato al “Welfare Universale”. Come si concretizzerà?
On. Schlein: «Il faro è la riduzione delle disuguaglianze, a partire dalla consapevolezza che il mondo è cambiato rispetto a quando il welfare attuale è stato disegnato. Il welfare va ridisegnato in senso universalistico, ‘ché non lasci nessuno indietro. Mentre in Europa dal ’92 si chiede a tutti i paesi membri di dotarsi di uno strumento di contrasto alla povertà, Italia e Grecia sono gli unici due paesi che non hanno un tale strumento all’altezza delle sfide e dei dati, che mostrano un aumento pericoloso della povertà anche in regioni, prima, insospettabili. Poi, politiche molto più attente al tema della disabilità e maggiore conciliazione con tempi del lavoro con quelli della vita. 

Qui passa un altro grande tema: quello della parità di genere. Secondo l’Ocse, se ci fosse una piena parità occupazionale delle donne entro il 2030 si libererebbero 12 punti di PIL. Siamo in una società poco inclusiva. Per tutta la campagna elettorale la destra ha fatto demagogia di basso livello sul tema dell’immigrazione e assistiamo ad un pericolosissimo rigurgito fascista. L’immigrazione è usata come arma di distrazione di massa, se ne parla tanto (e male) per nascondere le mancanze dei governi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi vent’anni nella lotta contro le disuguaglianze crescenti e la povertà. La destra, regina di ipocrisia, se la prende con gli immigrati irregolari e mai con i datori di lavoro che li impiegano nei campi e nelle nostre aziende. Noi siamo per la reintroduzione dell’art. 18, strumento fondamentale a prescindere dal numero di volte in cui è stato applicato, verso la stabilità del lavoro e la riduzione della giungla contrattuale. La vera sfida è garantire pari dignità e pari diritti sul posto di lavoro.»

In termini di alleanze post 4 marzo, cosa si aspetta? Quali sono le preoccupazioni e gli orientamenti?
On. Schlein: «Il quadro dipenderà dall’esito del voto, su cui preferisco non esprimermi per scaramanzia. Vogliamo garantire una rappresentanza alla sinistra in Parlamento. Il rischio maggiore che vedo è che nessuno possa creare una maggioranza e in quel caso sarà fondamentale essere presenti con forza, anche per evitare che le prossime leggi elettorali siano incostituzionali. Noi ce la metteremo tutta. La cosa fondamentale è che LeU discuterà con tutti i suoi iscritti ed iscritte su cosa fare il giorno dopo il voto».

Sara C. Santoriello

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