Maria Sharapova

Qualsiasi appassionato di sport nato negli anni ’90 ha sempre avuto il suo nome in mente, come se fosse una leggenda o una veterana dello sport, qualcuno che gioca da anni e domina su tutto e tutti. E pensare che Maria Sharapova, nel 2004, è solo una ragazza di 17 anni che sta per sollevare il trofeo di Wimbledon dopo aver sconfitto una ben più affermata Serena Williams, e che è appena diventata la prima tennista russa nella storia a portarsi a casa il titolo sull’erba dell’All England Club.

Per anni, quello di Sharapova è stato il nome che tutti conoscevano anche senza aver mai assistito ad una singola partita di Tennis, proprio perché era già una vera e propria icona, una di quelle che non potevi ignorare agli inizi degli anni 2000, come Schumacher, Rossi o Beckham.

Una di quelle personalità che sono riuscite ad andare ben oltre il campo, entrando nell’immaginario collettivo dello sport mondiale con la stessa forza di un uragano e prendendosi la sua fetta di popolarità anche tra coloro che di Tennis non ci capiscono niente: impossibile non conoscere la leggendaria Venere bionda, per un motivo o per un altro.

Certo, sfortunatamente la costruzione del suo mito è stata – a tratti – supportata anche dall’elemento estetico, che in qualche modo mortifica le qualità atletiche di una sportiva eccezionale. È lo scotto della celebrità, ahinoi. Ma ciò che ha significato la Sharapova per il tennis – e per lo sport in generale – trascende qualsiasi becero ululato: sì, perché i suoi 188 cm non sono ‘programmati’ per piegarsi ad apprezzamenti poco eleganti, ma piuttosto sono strumentali alla sua potenza fisica e al suo straordinario dritto.

Maria Sharapova con l’argento olimpico del 2012

Nascita ed esplosione di Maria Sharapova

L’ascesa della tennista russa è rapida e straordinaria: dal 2003, con il primo titolo WTA al Japan Open, fino alla posizione numero 1 nel ranking mondiale, conquistata nel 2005 a 18 anni, senza ovviamente dimenticare il successo a Wimbledon. Da quel momento in poi Maria Sharapova non è stata più solo una tennista: dal 2005 al 2011 la rivista americana Forbes l’ha sempre inserita tra le 100 celebrità più potenti del pianeta e per 11 anni consecutivi è stata la sportiva più ricca al mondo, nonché uno dei volti più popolari delle campagne pubblicitarie per svariati marchi, tra cui Nike, Tiffany, Land Rover e Tag Heuer.

La tennista russa è però anche stata spesso in primo piano in ambito umanitario. Nel 2006 ha fondato un’associazione a suo nome per la lotta alla povertà e per i bambini in difficoltà ed è stata ambasciatrice per lo UNPD dal 2007 al 2016. In più, si è resa protagonista di diverse donazioni per la città di Chernobyl ed ha partecipato a diverse campagne contro il riscaldamento globale.

La 17enne Maria Sharapova con il titolo di Wimbledon, con l’avversaria Serena Williams

La tennista e gli infortuni

Ma sembra quasi riduttivo parlare di una delle più forti tenniste della sua generazione solo per il suo impatto fuori dal campo. Maria Sharapova ha fatto la sua ascesa nell’Olimpo del Tennis per la sua aggressività, per il suo dritto letale e per il suo celebre grunting, considerato spesso fastidioso dalle avversarie ma che tutti abbiamo imparato a distinguere anche ad occhi chiusi.

Ma ciò che più ha contraddistinto la carriera della russa è stata la forza mentale, che spesso le ha permesso di prevalere nei match più lunghi. Basti pensare che solamente dal 2010 ad oggi, quando già quella maledetta spalla ne stava minando la carriera, la Sharapova ha giocato 101 volte il terzo set ed ha avuto la meglio sulle avversarie in 77 occasioni. Ha conquistato almeno un titolo WTA per 13 anni di fila, ha vinto quasi l’80% dei match disputati in carriera ed ha vinto 97 volte contro le top 10 del Ranking.

La sua stellare carriera, purtroppo, è stata caratterizzata da troppi infortuni, in particolare quello alla spalla destra. I problemi fisici iniziati nel 2007 le hanno impedito probabilmente di vincere più di quanto ha ottenuto in carriera, ma non l’hanno fermata dal conquistare il Career Grand Slam, arrivato nel 2012 grazie alla vittoria al Roland Garros e che è coinciso con il ritorno in vetta al ranking mondiale, e, manco a dirlo, è stata la prima tennista russa nella storia a riuscirci.

Nel 2016, la botta. È stato l’anno, quello, dello stop da parte della TADP per doping, dopo essere risultata positiva al farmaco Meldonium. La squalifica, che inizialmente doveva tenerla fuori dal campo per due anni, fu ridotta di un anno, dopo che fu provato che la Sharapova non aveva assunto intenzionalmente quel farmaco e ciò le ha permesso di tornare in campo nel 2017 e conquistare il suo ultimo titolo a Tianjin.

Maria Sharapova celebra il successo al Roland Garros del 2012

Il ritiro

Quel 36esimo titolo WTA è stato l’ultimo acuto della sua carriera. Un percorso meraviglioso concluso per colpa di un corpo non più in grado di reggere lo stress fisico a cui questo sport sottopone. Il canto del cigno della 32enne Maria Sharapova è arrivato in silenzio, in maniera straordinariamente umile, mostrando enorme rispetto per lo sport che l’ha resa una delle sportive più amate della storia, per quella che lei stessa ha definito “l’unica vita che abbia mai conosciuto”.

Ma il personaggio Sharapova è sempre andato ben oltre l’erba e la terra rossa, e siamo sicuri che anche se non assisteremo più alle gesta di quella straordinaria atleta, sentiremo ancora parlare di lei, perché le icone vanno sempre oltre le proprie gesta, e per chi è nato negli anni ’90, è impossibile non ricordarsi di Maria Sharapova.

Fonte immagine in evidenza: essentiallysports.com

Andrea Esposito

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