L’ultimo weekend dell’anno è storicamente sinonimo di bilanci, di somme da tirare e di valutazioni su errori da non ripetere nell’anno successivo, e l’anno calcistico che sta per lasciarci ci dimostra come ci sia ancora molto da fare per migliorare questo sport. Ma vediamo insieme i 5 eventi che hanno caratterizzato in negativo il calcio italiano e non solo in questo 2018.

1 – Quel 4 marzo è stato probabilmente il giorno più triste dell’intera annata calcistica, quando non solo il calcio italiano ma tutto il mondo del calcio ha subito la perdita di Davide Astori, morto durante la notte per un problema cardiaco che lo ha strappato alla sua squadra e alla sua famiglia. Ora, a distanza di 9 mesi, scopriamo che sono state ignorate due extrasistole nel corso delle prove da sforzo negli esami del calciatore e i due casi di aritmia del calciatore dovevano portare ad esami più approfonditi, che invece non sono stati fatti. Così, dopo Morosini, la negligenza dei medici sportivi pare abbia strappato un’ennesima vita al calcio, in nome degli interessi che circolano attorno a questo sport, e il sorriso di Astori, da quel tragico 4 marzo, ha smesso di brillare.

2 – Se si parla di calcio non ci si può sorprendere: i modi di fare nel calcio si avvicinano alle pratiche del mondo del traffico della droga.


Vincent Kompany, riguardo la “calciopoli belga”

È passato abbastanza in sordina nel nostro paese, specialmente per chi non vive solo di calcio e di sport in generale, ma il 10 ottobre è esplosa una vera e propria bomba che ha coinvolto la Jupiler League (l’equivalente della nostra Serie A in Belgio). Tantissime società, anche prestigiose, come Genk, Club Brugge e Anderlecht sono state accusate di aver preso parte ad un sistema di “favori” e frodi fiscali che ha portato a diversi risultati combinati nelle stagioni precedenti. Figura centrale sembra essere Dejan Veljkovic, procuratore sportivo e scout del Lokeren, oltre ad essere notoriamente amico di Ivan Leko, allenatore del Brugge e coinvolto anch’egli nello scandalo. Una serie infinita di frodi, orologi regalati e calciatori coinvolti nelle combine, come nel caso di Vladimir Kovacevic, autore di un goffo quanto strano autogol che ha condannato il Kortrijk alla retrocessione e il Mouscron alla salvezza, episodio dal quale sono poi partite le prime indagini, che hanno dimostrato come il sistema fosse malato già da tanto tempo. Ciò ha portato alla sospensioni di match, all’esonero di diversi arbitri e ad una bolla che ha ricordato molto quella dell’estate 2006 in Italia, con episodi sospetti, favori e aiuti di ogni genere, in un turbine di pessimo gusto che ha sconvolto nuovamente la passione dei tifosi.

Il gol di Rafal Wolski nel playout 2014/15, in evidente off-side

3 – Doveva essere l’evento del secolo per il calcio sudamericano, il derby tra Boca e River per aggiudicarsi la Copa Libertadores in una doppia finale che sembrava venuta fuori da un film, soprattutto dopo una partita d’andata che lasciava ogni scenario aperto. Ma l’assalto dei tifosi dei Millionarios al bus dei giocatori del Boca ha ricordato al mondo che il tifo violento è sempre vivo ed è ancora una realtà ben consolidata a qualunque latitudine. La gestione delle ore successive da parte della Conmebol è stata anch’essa pessima, con continui rinvii e la voglia di far giocare la partita nonostante il capitano xeneize Perez fosse ferito ad un occhio, per poi concludere aggiungendo la ciliegina ad una torta al sapore di sconfitta per il sistema calcio sudamericano: giocare la finale al Bernabeu, come a dire che tifosi e addetti ai lavori non sono in grado di crescere e gestire un evento importante come la finale di Libertadores. Una sconfitta non solo per una fetta di persone che partecipa a questi eventi con il solo scopo di creare danni, ma per l’intero sistema calcio sudamericano, che ha forse perso l’occasione della vita.

4 – Ma i facinorosi non sono soltanto nel cuore del Sudamerica, anzi. È stato un anno piuttosto burrascoso in Europa. Scontri a Bilbao, tifosi della Lazio contro quelli di Eintracht e Marsiglia, i disordini durante AekAjax. Un anno che ha dimostrato come il problema violenza nel calcio non sia assolutamente risolto e come ci sia ancora da lavorare. InterNapoli è stato l’ultimo triste atto di numerose violenze, culminato con un morto e diverse decine di feriti, tutto in nome di una squadra di calcio e no, non si tratta di chi abbia iniziato gli scontri o a quale tifoseria appartenesse il ragazzo ucciso. Il problema della violenza è radicato nella testa di questi elementi che non riescono a ricordare che il calcio rimane soltanto un gioco, bello e appassionante, ma pur sempre un gioco, e scendere di casa con l’intenzione di far male non può classificarti né come tifoso, né come essere dotato di intelligenza.

Il Boxing Day all’italiana, tirando le somme, è stato quindi un fallimento su diversi fronti. Mentre fuori ci si picchiava, all’interno di S. Siro si consumava l’ennesimo becero atto di razzismo nei confronti di un ragazzo di colore. Kalidou Kouibaly si è ritrovato nuovamente vittima dei cori razzisti dopo l’episodio dell’Olimpico contro la Lazio. Parole e ululati che, a 2018 ormai concluso, fanno capire come ci sia una fetta di società ancora così sciocca e maleducata da giudicare le persone in base al loro aspetto fisico.

L’episodio di razzismo a Stamford Bridge che ha coinvolto Raheem Sterling

5 – L’episodio di S. Siro ha fatto eco a quelli avvenuti precedentemente in Inghilterra e che hanno coinvolto a poche ore di distanza sia Pierre-Emerick Aubameyang, a cui è stata tirata una buccia di banana da un “tifoso” ospite del Tottenham, che Raheem Sterling, offeso a bordo campo a Stamford Bridge. In entrambi i casi per fortuna i responsabili sono stati individuati e puniti con il Daspo.


Un’escalation di odio razziale che è poi culminato nell’episodio del 26 dicembre, per il quale non hanno pagato solo i responsabili ma anche la parte buona della tifoseria interista. S. Siro rimarrà chiuso per due giornate, la curva nord un’altra giornata. La solidarietà di calciatori e addetti per il numero 26 azzurro è stata encomiabile, da CR7 a Icardi e anche da parte di calciatori che non frequentano la Serie A, ma cori di questo genere sono fuori luogo non solo in uno stadio di calcio. Il pessimo gusto di certi elementi ha rovinato una giornata di calcio perfetta fino a quel momento e ha ricordato a tutti come il razzismo sia una piaga ancora troppo viva nel calcio.

I momenti peggiori dell’anno 2018 sono stati questi, 5 simboli scelti che ci hanno ricordato di come ci sia bisogno di maturare ancora per fare in modo che il calcio diventi uno sport per cui gioire, piangere, ma che fuori dal campo sia solo un modo per fare comunità e volersi bene, a prescindere da razza e colori.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: fcinter1908.it

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