Almamegretta: «La fusione di culture è per noi fonte di ricchezza»

Gli Almamegretta (dal latino volgare “anima migrante’’) sono un gruppo musicale napoletano nato alla fine degli anni ’80 che nel corso degli anni ha saputo imporsi come una delle realtà più interessanti della musica underground nostrana.

Inizialmente la band composta da Gennaro T (all’anagrafe Gennaro Tesone) alla batteria, Giovanni Mantice alla chitarra, Gemma al basso e Patrizia Di Fiore alla voce, si esibiva nei locali del capoluogo campano in un rhythm and blues con testi in inglese.

A causa dell’abbandono della cantante nel 1991 la formazione degli Almamegretta subisce un mutamento di line up: entrano a far parte del gruppo Gennaro Della Volpe (Raiz) alla voce e Pier Paolo Polcari (Pablo) alle tastiere a cui si aggiunge successivamente Massimo Severino al basso.

I nuovi membri degli Alma portano una ventata di aria fresca: dopo un breve fase di sperimentazione il gruppo assume la propria identità musicale e si orienta verso un sound dub/reggae con alcuni elementi tipici della musica napoletana, trip hop, pop e funk.

Gli Almamegretta si fanno conoscere al pubblico attraverso l’EP d’esordio “Figli di Annibale’’ (1992) seguito dal primo disco “Animamigrante’’ (1993), che segna l’incontro con il soundman e dubmaster  D.RaD. L’album vince la Targa Tenco come miglior opera prima.

Nel 1995 esce “Sanacore’’ premiato anch’esso con una Targa Tenco come migliore opera dialettale e inserito dalla rivista Rolling Stones tra i 100 dischi italiani più belli di sempre alla trentaseiesima posizione.

I successivi album tra cui “Indubb’’, “Lingo’’, “4/4’’ e “Imaginaria’’ (seconda Targa Tenco per la band partenopea come miglior disco in dialetto) non fanno altro che accrescere il successo degli Almamegretta che ad oggi vantano di numerosi riconoscimenti e dalla partecipazione nel 2013 al Festival di Sanremo con “Mamma non lo sa’’ e “Onda che vai’’.

Di recente gli Alma hanno pubblicato “Dub Box Vol.2 – No Border’’ contenente i loro celebri brani “Maje’’, “Sanacore’’, “Scatulune’’, “Figli di Annibale” remixati rispettivamente da Funsui, Ivory B e Dj 2 Past, FiloQ, ComputerXIX e Paolo Baldini Dub Files.

Ecco quello che ci hanno raccontato lo storico batterista degli Almamegretta Gennaro T e il tastierista Pablo. Di seguito l’intervista completa.

Nel corso degli anni ’90 la vostra band ha saputo imporsi come uno dei nomi di spicco del rinnovamento della musica italiana e ancora oggi sono molti gli artisti che si ispirano a voi. Che ricordo avete di quegli anni? Potreste raccontarci in breve alcuni dei momenti che hanno segnato la vostra carriera? Cosa è cambiato in voi?

(GENNARO T) : «Certo gli anni novanta sono stati per noi Almamegretta cruciali. È quello il periodo in cui siamo riusciti a venire fuori in modo lusinghiero. In effetti sono stati un momento molto vivace e creativo per tutta la nuova scena musicale e culturale italiana; noi siamo uno dei frutti di quegli anni.»

L’elemento caratterizzante degli Almamegretta è la commistione di vari elementi musicali apparentemente opposti tra loro: nei vostri brani avete saputo fondere dub, musica napoletana, elettronica, pop e funk dando vita ad un genere tutto vostro che voi stessi avete definito meditronica. A cosa è dovuta la ricerca di un sound così articolato? Quali sono le vostre principali influenze?

(PABLO): «La commistione di elementi diversi ci è sembrata fin da subito la ricetta che più si addiceva al messaggio che gli Almamegretta hanno sempre voluto trasmettere e che meglio ci sembrava potesse rispecchiare lo spirito dei tempi. Abbiamo sempre creduto che la fusione di culture diverse sia una fonte di ricchezza culturale. Le nostre influenze sono state fin da subito molteplici: il blues, un certo tipo di dub e la musica proveniente dal Mediterraneo. Tutti questi elementi fanno parte della musica degli Almamegretta!»

La provenienza da una città aperta e storicamente multiculturale come Napoli ha influito nel vostro modo di far musica e nella scelta delle tematiche affrontate nei vostri brani? Che tipo di rapporto hanno gli Almamegretta con la propria città d’origine?

(PABLO): «Fare musica partendo da Napoli è come stare sulle spalle di un gigante. Napoli è sempre stata centrale sia musicalmente e che culturalmente parlando . Il capoluogo campano è un posto che in qualche maniera ti influenza molto in quello che fai. Il nostro rapporto con la città è sempre stato ed è tutt’ora molto forte. Credo non potrebbe essere altrimenti!»

Con l’ultimo EP Dub Box Vol. 2 – No Border gli Almamegretta si sono in un certo senso messi in discussione senza però dimenticare le loro origini: l’album contiene i grandi successi Maje, Sanacore, Scatulune e Figli di Annibale completamente remixati da importanti dj e producer. Come è avvenuta la lavorazione di questo disco e quali sono le novità introdotte rispetto ai precedenti?

(PABLO): «La serie DubBox nasce con la volontà di utilizzare nostre vecchie hit degli Almamegretta per sperimentare nuovi campi sonori riferiti in maniera più esplicita al dancefloor. Lo abbiamo fatto coinvolgendo producer che ci sembrava potessero esprimere il meglio della scena di riferimento attuale. È un’operazione per noi innanzitutto divertente e che ci ha ispirato anche in una riproposizione live più energetica e più ritmica di questi nostri brani storici.»

La musica napoletana è stata fin dai suoi albori molto apprezzata anche al di fuori dei confini regionali. Oggigiorno purtroppo questo trend ha subito una flessione rispetto agli anni scorsi  e sono veramente pochi gli artisti partenopei che riescono a riscuotere successo in Italia e all’estero.  Secondo voi a cosa è dovuto questo fenomeno?  Che consiglio dareste ai giovani artisti campani esordienti?

(PABLO): «Non credo che sia così, almeno per quanto riguarda l’estero. A oggi gli unici due act di musica alternativa realmente riconosciuti al di fuori dei confini nazionali sono Liberato e i Nu Guinea entrambi provenienti da Napoli. Per ciò che concerne la club-culture sono originari di Napoli Riva Starr e Marco Carola (tra gli altri) che da anni sono star internazionali affermatissime. Se invece dobbiamo rifarci a quello che accade in Italia, nel nostro minuscolo giardinetto, allora dobbiamo tener conto di dinamiche diverse che come spesso da noi, in molti campi, poco si rifanno ad un fact checking veritiero o ad un reale giudizio meritocratico. Non credo che gli artisti emergenti campani abbiano bisogno dei consigli degli Almamegretta, ma di strutture, investimenti e delle giuste risorse per potersi esprimere al meglio. Questo purtroppo non sempre avviene e ciò delle volte penalizza i giovani musicisti meritevoli e di talento.»

Vincenzo Nicoletti

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