Gianfranco Rosi e il suo
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Il prossimo 9 settembre il pluripremiato regista Gianfranco Rosi sbarcherà nuovamente sul grande schermo, con una pellicola che secondo vaghe sensazioni, sembra destinata ad emozionare come le sue precedenti. “Notturno” ritrae le storie dell’umanità dimenticata nel difficile Medio Oriente, uno dei maggiori teatri di conflitti bellici e sociali dei nostri tempi. 

Notturno in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia

Già in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista di origine eritrea proverà di nuovo ad aggiudicarsi il plauso della critica cinematografica, dopo i successi di “Sacro Gra” e “Fuocoammare”, che entrambi gli hanno conferito rispettivamente i prestigiosi onori del Leone d’Oro (Mostra del Cinema di Venezia, 2013) e l’Orso d’Oro (Festival di Berlino, 2016) oltre ad una candidatura agli Oscar nella sezione miglior documentario con lo stesso Fuocoammare

Il cinematografo come cannocchiale

Un film di luce sul buio delle guerre” è il periodo che compare nel corso del trailer di Notturno, in concomitanza con l’alternarsi dei più crudi scenari di Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Tracciando un breve profilo di quello che sarà il nuovo documentario di Gianfranco Rosi, Notturno si prospetta un viaggio sensoriale ai confini delle precarie realtà lontane dai nostri occhi, realtà che talvolta ci vengono mostrate con molta approssimazione dai media. In particolare l’unilateralità delle notizie, negli ultimi tempi convergenti nell’attuale emergenza sanitaria, hanno ulteriormente offuscato storie come quelle delle guerrigliere peshmerga, della sofferenza di una madre yazida per la figlia prigioniera o la travagliata vita di un cacciatore solitario tra i canneti e i pozzi di petrolio. Le vicissitudini di questi ed altri personaggi costituiranno il cardine della nuova sfida cinematografica del regista originario di Asmara classe 1963.

Notturno racconta storie di vita “comuni” del Medio Oriente

E così che grazie ad un lungo arco di tre anni trascorso sulle più impervie rotte del Medio Oriente, Rosi narrerà le storie di alcuni suoi comuni abitanti, evidenziandone come già ci ha abituati nelle precedenti creazioni, la spontaneità del loro approccio alla quotidianità. <<Ho cercato di raccontare la quotidianità di chi vive lungo il confine che separa la vita dall’inferno. Durante i tre anni di viaggio ho incontrato le persone che vivono nelle zone di guerra. Ho voluto raccontare le storie, i personaggi, oltre il conflitto>>, dichiarerà lo stesso regista in un’intervista di presentazione del suo nuovo film. 
Ed è proprio qui che verrebbe fuori la bravura di Gianfranco Rosi, ovvero quella di estrapolare una tale autenticità dai volti e dai luoghi che descrive. Ebbene, lo spettatore verrebbe messo nella condizione di poter stabilire un contatto diretto con gli stessi soggetti, a dire il vero di gran lunga più realistici che cinematografici. Attraverso le sue storie è inoltre possibile accrescere la comprensione delle vicende che scaturiscono determinati eventi, come quelli drammatici raccontati in Fuocoammare, provocati dalla cinica complicità tra l’uomo e il fato. 

Inseguendo la sensazione iniziale, Notturno si appresta dunque a diventare un nuovo capolavoro, decisamente idoneo ad unire cinema e realismo. La capacità di suggerire delle profonde riflessioni, piuttosto intrinseca nelle narrazioni di Rosi, offrono allo spettatore un ottimo strumento culturale, grazie alle vibrazioni che per forza di cose arrivano dritte all’animo. Pertanto non resta che dire bentornato, Gianfranco! 

Gianmarco Santo

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