Biennale di Venezia 2020 cinema e teatro
Fonte immagine di copertina: blog.screenweek.it

La Biennale di Venezia 2020 s’impegna nuovamente in tutti campi, ma in particolare per cinema e teatro. Dopo i diversi mesi di lockdown e una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero, è tempo di reinventarsi, anche per quanto riguarda l’ambito culturale.

Svecchiarsi, modificarsi o rinnovarsi: in qualsiasi modo lo si voglia fare, quello da mettere in atto è un vero e decisivo cambiamento. In continuità con il “prima” e verso un miglioramento con il “dopo” per tacciare il “futuro prossimo”.

La pandemia e gli effetti su cinema e teatro

La pandemia e il dichiarato stato di emergenza di marzo 2020 hanno sicuramente mutato tante realtà, tra cui anche l’approccio mentale, organizzativo e culturale nei confronti delle grandi rassegne internazionali. Il cinema e il teatro, l’arte e la musica, l’editoria e l’informazione, tutta la sfera che ruota intorno alla cultura in ogni sua forma, hanno dovuto mutare il proprio involucro e vestito. Da una parte cercando di garantire una continuità con il passato, dall’altra perfezionando quello che di manchevole era presente.

Anche la Biennale di Venezia 2020 ha dovuto giocare la propria parte, modificando programmi, modalità e funzioni. Di fronte al blocco causato dal Covid-19 il presidente della Biennale di Venezia, Roberto Cicutto, nel suo breve intervento per il catalogo della Biennale Teatro, ha dapprima voluto far chiarezza su ciò che la Biennale è e cosa vuole proporre, nonostante le difficoltà in corso, definendosi successivamente in ogni caso orgoglioso di rappresentare un’istituzione così importante, in un momento storico così difficile.

I cambiamenti ci sono stati soprattutto nell’ambito dei programmi artistici: si sono adeguati alle esigenze post lockdown, limitando anche le ospitate internazionali. Mentre c’è stata una forte tenuta per quanto riguarda gli spettacoli dal vivo, dal teatro alla musica e danza, allineando i programmi con le date e le uscite della Mostra del Cinema.

Le manifestazioni culturali sono state infatti tutte programmate in un lasso di tempo concentrato: dalla fine di agosto 2020 alla fine di novembre 2020. Il rinvio diretto della manifestazioni è ricaduto, invece, sulla Biennale Architettura e la Biennale Arte, rimandate rispettivamente al 2021 e al 2022.

La volontà di dialogo

Il Presidente Roberto Cicutto ha voluto poi sottolineare come: “La Biennale è qualcosa di compatto, dove ogni festival è un componente di un dialogo unico, le arti della Biennale non saranno mai sostituite dallo streaming, tanto meno nella Mostra del cinema, dove gli unici streaming saranno quelli delle conferenze stampa.”

La scelta di concentrare la Mostra Internazionale Cinematografica, seguita dal Festival di Teatro, Musica e Danza, in un lasso di tempo comune, è un sintomo di volontà di unione e dialogo. Un legame immaginario che si vorrà mantenere anche con le manifestazioni rinviate di Architettura e Arte, grazie alla presenza della mostra curata dai sei direttori Hashim Sarkis, Cecilia Alemani, Alberto Barbera, Antonio Latella, Ivan Fedele e Marie Chouinard, che al Padiglione Centrale dei Giardini racconterà i momenti chiave della storia della Biennale lunga 125 anni (1895-2020).

Con tutte queste mosse organizzative e strategiche, la Biennale di Venezia 2020 si mostra donatrice di un segnale forte di unità e compattezza per la promozione e la ricerca nel campo delle arti contemporanee. Cinema e teatro, danza e musica trovano il loro momento di dialogo e connubio con l’anima principale della Biennale: l’arte. Si tratta infatti di un vero e proprio programma, incentrato sulla divulgazione di un senso unitario del concetto stesso di “arti”.

Biennale di Venezia 2020 e i protagonisti della rassegna teatrale

Il tema scelto dalla Biennale di Venezia 2020 per la rassegna teatrale è quello della censura. Dal 14 al 25 settembre Antonio Latella manderà in scena il suo programma, l’ultimo nei panni di direttore. Durante la presentazione ha esordito sottlineando come questo tempo sia stato prezioso per capire in che modo comunicare con il pubblico: “Ho studiato tantissimo in questi quattro anni e ho capito cosa vuol dire avere coraggio, cosa vuoi dire al pubblico. È un gesto civile, un progetto culturale”.

Il programma per la Biennale di Venezia 2020, per quanto riguarda il teatro, è infatti una sorta di mappatura di artisti italiani “nascosti”. Quelli su cui il mainstream e le grandi istituzioni scommettono poco. Più precisamente sono stati invitati a lavorare sul tema della censura ventisette artisti con titolo “Nascondi(no)”. Un tema inteso a 360 gradi, quasi come se si trattasse di una sfida nei confronti anche di loro stessi.

Alcuni, vecchi partecipanti della Biennale degli scorsi anni, sono stati chiamati per ritrovarsi: è il caso di Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva, Martina Badiluzzi e Caroline Baglioni. Tra gli ospiti invece i nomi più conosciuti sono quelli di Daniele Bartolini, Filippo Ceredi, Liv Ferracchiati, Antonio Ianniello, Giuseppe Stellato, AstorriTintinelli, Biancofango, Babilonia Teatri, Nina’s Drag Queens, Teatro dei Gordi, Fabiana Iacozzilli, Giuliana Musso e Jacopo Gassmann. E infine l’inaugurazione è stata affidata alla poetessa e attrice Mariangela Gualtieri.

Marta Barbera

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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