Haiducii: «La musica è un recettore attivo di emozioni»
Foto di Marika Ramunno

Vrei să pleci dar nu mă, nu mă iei ”: c’è chi almeno una volta nel corso della propria esistenza ha canticchiato, o meglio storpiato, le parole del ritornello di “Dragostea Din Tei” e c’è chi mente. Portato alla ribalta nei primi anni Duemila, il singolo d’esordio di Haiducii ha rubato il cuore di milioni di amanti della musica dance raggiungendo nel giro di poche settimane dalla pubblicazione la vetta delle classifiche musicali di tutto il globo.

La copertina del singolo d’esordio di Haiducii ”Dragostea Din Tei”

Felice espressione del carattere deciso e grintoso della sua interprete, il ritmo calzante e la linea melodica ben definita di “Dragostea Din Tei” sono i principali ingredienti dell’hype planetario legati a questo titolo che ancor’oggi imperversa nelle discoteche. Per la prima volta nella storia un brano in una lingua atipica nella musica contemporanea come quella romena ha superato la cortina di ferro per ergersi a linguaggio universale capace di far ballare persone dai più disparati paesi del mondo.

A consolidare negli anni a venire il successo di Haiducii, il lancio di ulteriori singoli tra i quali “More ‘n More”, “Boom Boom” e “Te Iubesc La Rasarit” in featuring con Dj Jump, tanto per citarne alcuni. Forte del suo ricco background artistico, Paula Monica Mitrache – questo il nome all’anagrafe della cantante italo-romena – ha deciso di rimettersi alla prova in questo 2020 rilasciando un inedito in chiave elettro pop dal titolo “Respira” disponibile a partire dal 3 luglio in radio e in digitale.

Echi orientaleggianti si fondono alle concitate sonorità elettroniche tipiche della musica di Haiducii suscitando i tanto ricercati effetti ipnogeni. “Respira” è un invito ad assaporare nel bene e nel male il gusto della vita apprezzandola nelle sue molteplici sfaccettature. Spesso ne smarriamo la sacralità perdendone i valori e dimenticandoci che la gioia di vivere si annida in ogni dove: nella capacità di emozionarsi ammirando un dolce e struggente paesaggio, nel porsi delle mete da raggiungere e soprattutto nell’essere presenti agli altri e a sé stessi.

In occasione della nuova uscita, abbiamo contattato Haiducii per porle qualche domanda riguardo il suo operato. Ecco quanto rilasciatoci:

Correva l’anno 2004: “Dragostea Din Tei” ebbe sull’allora mercato discografico un clamoroso effetto tsunami. Ti sei mai interrogata sulle motivazioni dietro la viralità del tuo singolo d’esordio?

«Il 2004 è stato un anno variegato sotto molti aspetti. L’affermarsi del virtuale ha comportato numerosi cambiamenti non solo nel modo di fare musica e di fruirne, ma più in generale nella società. È stata una sorta di rinascita per tanti, un potente uragano dal quale ci siamo lasciati piacevolmente travolgere. È in questo contesto che è scaturita l’idea di esordire con lo pseudonimo di Haiducii e di pubblicare “Dragostea Din Tei”. A dire il vero le motivazioni che hanno portato il mio primo singolo ad un così inaspettato successo restano ancora oggi un’enigma anche per me. Mi piacerebbe scoprirle, magari con il vostro aiuto! Grazie all’affetto nei miei confronti (anche se in molti casi virtuale) è stato possibile coronare un sogno. Colgo l’occasione per esprimere la mia gratitudine a chi mi è stato vicino.»

Paula, quando ti sei approcciata per la prima volta al mondo della musica? Credi che sia una passione innata oppure che si possa sviluppare nel tempo?

«Ognuno nasce con delle inclinazioni che sente proprie e con un messaggio di cui farsi portavoce. Il canto lo si può sicuramente studiare, ma questo non basta: la passione è fondamentale per chi vive di canzoni. La musica è un recettore attivo di emozioni: lasciandosi andare sul palco e amalgamandosi con gli spettatori un artista trasmette ciò che ha dentro al proprio pubblico. Ho iniziato a sognare la carriera di cantante fin da piccola: ascoltandomi canticchiare tutto il vicinato sapeva quale era il mio grande desiderio. Mi farebbe piacere che ciascuno possa trovare come me il coraggio di seguire il proprio istinto: il mondo sarebbe come un immenso fuoco d’artificio multicolore.»

Arriviamo ad oggi: recentemente hai pubblicato il tuo inedito “Respira” scritto a quattro mani da Haiducii e Luca Laruccia. Come è nata la vostra collaborazione e la canzone che da essa ne è scaturita?

«Quando nasce un brano è come essere di fronte all’alba che di prima mattina dona la sua luce incondizionata senza sapere chi la possa ricevere. Lavorare insieme ad un altro artista (in questo caso il caro Luca) è a dir poco meraviglioso: ci vuole affinità, rispetto reciproco e una comune passione per la musica che unisce. Nei tre giorni che hanno portato alla creazione di “Respira” abbiamo tentato di mettere in note la nostra concezione di purezza. Ognuno di noi ha cercato di aggiungere un pizzico del suo splendore ed esperienza al brano.
»

La scelta di girare il videoclip in un luogo meraviglioso e suggestivo come le cave di bauxite di Otranto (LE) è casuale oppure ci sono dei fattori ben precisi che vi hanno portato ad intraprenderla?

«In accordo con l’equipe che ha lavorato al videoclip (il regista Gabrielle Rossato, la fotografa Marika Ramunno, il direttore artistico Jean Paul Stanisci, lo stilista Pietro Paradiso e il mental coach Giuseppe Perra), abbiamo scelto le cave di bauxite di Otranto per un motivo ben preciso: è un luogo che unisce persone provenienti da differenti aree geografiche facendole sentire a casa propria. Se un giordano guarda il videoclip sicuramente penserà sia girato dalle sue parti, un sardo di Ardara pure e, perché no, anche un romeno tanto per fare degli esempi pratici. Madre Terra ha lasciato i suoi figli sparsi per il mondo per riconoscersi ed amarsi!»

Il titolo del brano evoca il desiderio di una vita pura: vivere appassionatamente è comprendere appieno le proprie emozioni e di conseguenza sé stessi. Quanto è importante per te saper abbracciare i propri desideri e sentimenti anziché esserne in balia?

«Nonostante abbia vissuto l’ultimo periodo del regime di Nicolae Ceaușescu, mi sono sempre sentita un anima libera che insegue il destino. Istintiva, rivoluzionaria, amorevole e sognatrice: queste sono le caratteristiche che descrivono al meglio Paula Monica Mitrache. Maturando ho avuto modo di consolidare questa mia volontà di vivere appieno respirando aria pura ed eliminando il superfluo. Voglio abbracciare tutto quello che la vita mi regala, passare dal tacco alto a dormire su una roccia bollente in mezzo alla natura illuminata dalla luna piena in riva al mare.»

Non solo attraverso la musica, ma anche tramite le tue esperienze di vita personale ti sei spesso e volentieri fatta promotrice della cultura romaneasca. Per concludere, puoi gentilmente raccontarci qualcosa in merito?

«Anche se ho vissuto più anni nello stivale che nella mia terra natia, sono una romena doc. Le mie radici sono il bastone per i rami nati dopo. L’associazione socio culturale Dacia Nicolaiana, di cui sono ormai da tempo presidente, nasce dal grande desiderio di omaggiare la Romania che porterò nel cuore finché sarò al mondo e il paese che mi ha accolta calorosamente, ossia l’Italia. Ripensando alle mie origini mi viene in mente una vecchia foto in bianco e nero che mi ritrae nel giardino fiorito situato nell’abitazione dei miei nonni. Fu lì che iniziai a muovere i primi passi e successivamente a sognare un pianeta migliore senza povertà, consumismo ed egoismo. Adoro il mondo del sociale, chi parla poco e fa tanto per gli altri. Un famoso detto barese che ho assunto come motto recita: “Le chiacchiere le porta via il vento”. Grazie Italia!/Multumesc Romania!»

Vincenzo Nicoletti

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