Ong e Covid-19
Fonte immagine: medici senza frontiere

Il primo giorno di primavera del Covid-19 è stato anche il giorno dell’attacco, pusillanime, alle ONG. In un contesto in cui tacere diventa la più alta forma di rispetto, gli sciacalli del web, ripiegata la bandiera italiana nel cassetto, hanno ripreso a berciare.

Così accade con Bruno Vespa. Il 21 marzo il giornalista pubblica, sul suo profilo Facebook, un video dal titolo: “Medici senza frontiere dove state?”. Il contenuto è facilmente intuibile, così come il tono di paternale superiorità usato nel formulare l’accusa, per nulla velata, di aver «dimenticato che c’è bisogno di loro, anche se non c’è politica, anche se non c’è propaganda». A rimpinguare la già lunga lista di disinformati accusatori, anche il Senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, il quale, in una nota – anch’essa del 21 marzo – tuona contro le ONG accusandole se non di negligenza, di non fare abbastanza nonostante i numerosi proclami di buone intenzioni.

Il senatore forzista e il giornalista della Rai sono però solo la punta – nota e con ampio risalto mediatico – di un più grande iceberg: un sistema ormai inquinato, sin dalle fondamenta, dove la gogna mediatica rende obbligatoria la pubblicizzazione persino dell’azione dei singoli.

L’atto di accusa verso le ONG, inoltre, può essere ascritto alla prosecuzione di una ben definita narrazione politica, che propone, in un eterno ritorno dell’uguale, il medesimo schema accusatorio ad un nemico di vecchia data: le ONG. E quindi, on y va: di nuovo sulla giostra del disprezzo, alla ricerca del pensiero non necessariamente originale, cercando di pubblicare l’osservazione da più like per conquistare un ruolo attivo nella Repubblica del Capitone dove tutto è lecito, anche farsi portatori di una “post-verità” di orwelliana memoria, di fronte a un uditorio che si distrae facilmente e che spesso non ha voglia di ascoltare.

Italiani brava gente, dalla memoria corta e sinapsi lente

Eppure sarebbe interessante individuare il momento, lo snodo, che ha trasformato l’umana compassione in cinismo e indagare il fine ultimo nel diffamare le ONG. Cosa pretendiamo di dimostrare?

Di aver avuto sempre ragione. Di avere avuto ragione nello storcere il naso di fronte a Carola Rackete, ragione nel non credere alla buonafede degli operatori sanitari a bordo delle navi che ci dicevano che le condizioni delle persone a bordo erano critiche, che non era una messinscena. Avevamo ragione quando pensavamo alle ONG al soldo degli scafisti, quando applaudivamo, con la bava alla bocca, chi chiedeva di affondare la nave e arrestare gli equipaggi.

Speriamo così di sentirci rassicurati.

Perché, se davvero nelle ONG ci fossero dei mercenari alla ricerca di visibilità, non saremmo costretti a pensare che c’è qualcuno che sa fare altro rispetto a vomitare bile o azzannare il primo osso buttato dal Grande Fratello, fino a consumarlo.

Noi, che non abbiamo appreso altro che la suprema arte della critica e del ritorno dell’utile, non riusciamo ad accettare che esistano donne e uomini che, scesi dalle navi o tornati da scenari di guerra, abbiano iniziato a guidare ambulanze e abbiano risposto con la propria competenza all’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo.

E quindi, giù con le accuse più becere, filtrate della propria immonda, egoistica, moralità. Quanta pena, quanto stupito orrore nell’apprendere di questo goffo, penoso e continuo tentativo di J’Accuse.

Forse Vespa, come Fazzone e tutti gli altri avvoltoi da social, nell’elogiare il personale sanitario impegnato nella trincea della guerra al Covid-19, dimentica che anche nelle ONG ci sono medici, anestesisti, infermieri, infettivologi. Dimentica che dileggiare, calunniare loro, oltre a dimostrare una sorprendente pochezza d’animo, dileggia la categoria di quelli che egli stesso chiama “eroi”. Perché, nell’umana specie come nelle professioni, non esistono categorizzazioni di valore: un medico è tale sia in corsia al San Raffaele che su una barca a recuperar persone nel mare. Dimentica, dunque, che se occorre questa specificazione, gli elogi diventano retorica e, il supporto, vuoto tifo da stadio.

Qualcuno ha detto (e illustrato) che “il sonno della ragione genera mostri”. E l’abitudine a individuare un primato nella sofferenza determina una progressiva perdita di umanità che si esperisce attraverso la critica feroce e immotivata.

Le accuse alle ONG non si limitano, infatti, alla (presunta) scarsa collaborazione in risposta all’emergenza da Covid-19. Il Giornale, in un articolo del 21 marzo, accusa Open Arms di sottovalutare il rischio pandemico e di considerare le attuali condizioni dell’Italia come “un problema secondario” in favore di una ripresa delle attività per mare.

Speculazione e confusione: considerare il lavoro delle ONG come causa, e non conseguenza, dell’emergenza umanitaria dei migranti altro non fa che alimentare la bramosia e l’ancestrale bisogno di conflitto degli abitanti della Repubblica del Capitone.

Ma cosa stanno facendo davvero la ONG?

Eppure occorre rispondere a questo interrogativo: cosa stanno facendo le ONG?

Il principale destinatario delle accuse di Vespa, Medici senza frontiere, sin dai primi giorni di lockdown ha messo a disposizione delle autorità sanitarie locali e del personale ospedaliero le proprie équipe negli ospedali di Lodi, Codogno, Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano e, dal 26 marzo, anche negli ospedali marchigiani. Msf è, inoltre, operativa anche in altri Paesi per la prevenzione e lotta al Covid-19, pur senza interrompere le attività ante-coronavirus.

Oltre a infettivologi, anestesisti e infermieri, al fianco del personale ospedaliero locale, il grande contributo delle ONG è anche e soprattutto logistico: l’esperienza nella gestione di epidemie in altre zone del mondo è stata definita come cruciale per l’organizzazione e verifica delle condizioni igienico-sanitarie dei locali di vestizione del personale sanitario o per la gestione dei flussi in entrata e in uscita dai reparti dedicati al Covid-19.

Stessa esperienza nella gestione di casi complessi, messa a disposizione da parte di Emergency che, a Bergamo, lavora per la realizzazione di un ospedale da campo completamente dedicato alla cura di pazienti affetti da Covid-19. E così a Brescia, Milano e nelle altre zone vessate dalla grave espansione dei contagi.

Servizi non solo sanitari ma anche di assistenza per le persone più a rischio o le persone in quarantena attraverso la consegna di beni di prima necessità e farmaci. Senza mai dimenticare le fasce più deboli che rischiano, nel calderone di quest’epidemia, di essere travolte e dimenticate: senzatetto e migranti, assicurando, soprattutto a questi ultimi, la traduzione dall’italiano degli aggiornamenti circa le norme comportamentali vigenti, così da permettere una puntuale somministrazione dei flussi informativi provenienti dagli organi esecutivi.  

Come ultimo atto – che suona come una provocatoria concessione più che una resa – Msf, Emergency e le altre ONG, stanno costantemente aggiornando le proprie pagine social, dando testimonianza del loro impegno.

Anche Gino Strada, ospite in una trasmissione televisiva, ha risposto agli attacchi dei giorni precedenti non dissimulando il proprio disappunto verso quella che sembra essere un’interminabile quanto immotivata campagna di odio verso le ONG, macchiate dall’unica colpa – fino a prova contraria – di essere carne da macello per una certa parte politica. «In questo momento c’è chi fa e c’è chi parla. Chi fa cerca di aiutare, chi parla molto spesso parla a sproposito».

Proprio così.

Edda Guerra

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