Carola Rackete insulti sessisti stupro

Carola Rackete ha osato sfidare un sistema di leggi scritte e non. La capitana alla guida della Sea-watch 3 ha preferito consapevolmente farsi arrestare. I social l’hanno punita per questo affronto frontale: “Puttana“, “zecca viziata“, “troia“, “cessa“, “Meriti di essere violentata“. Accuse sessiste prive di argomentazioni per l’operato di Carola, che è stata giudicata per il suo aspetto fisico, per la sua storia personale di donna, bianca, tedesca e benestante, piuttosto che per le sue azioni, per aver violato il Decreto Sicurezza Bis attraccando a Lampedusa.

Il web della self-celebration, dove ognuno è libero di postare contenuti di sé e per sé, diventa coacervo di repulsioni e angusta misoginia che si trasformano in pubblica umiliazione. Tutti vi partecipano sentendo di doverlo fare, di dover offrire gratuitamente il proprio punto di vista come se fosse assolutamente necessario. Proprio qui, in questo spazio di massima condivisione delle vite, c’è chi indaga e scova nel passato dei trasgressori i tratti caratterizzanti, le curiosità, gli aneddoti, che andranno poi ad avvalorare quella sfilza di considerazioni sul passato dei personaggi a cui è stata assegnata la lettera scarlatta. La sorte peggiore tocca alle donne.

Insulti sessisti a Carola Rackete: non solo lei

Nel libro Giustizieri della Rete di Jon Ronson si fa riferimento alla storia di Adria Richards, una donna che aveva pubblicato una foto su twitter indignandosi per un commento, percepito come sessista, espresso da due programmatori nel corso di una conferenza. Poiché aveva osato degradare la virilità di un uomo facendogli perdere il lavoro, il web la punì degradandone la femminilità. In che termini? Augurandole lo stupro.

Questa è la sorte a cui sono destinate le donne che non sanno stare al proprio posto, che non rispettano gli imperativi del sessismo. A Carola Rackete hanno augurato lo stupro perché è così che la nostra società punisce le donne che osano nella nostra cultura.

Immagine pubblicata da Laura Boldrini in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne (2016).

Ancor prima di Carola, anche Greta Ramelli e Vanessa Marzullo nel 2014 sono state travolte tra una pioggia di insulti, dopo essere state rapite nel corso di un progetto di assistenza sanitaria in Siria. E ancor di più dopo aver manifestato la propria volontà a tornare in quegli stessi luoghi. Due giovani ragazze, vittime per cinque mesi di una coercizione, furono marchiate con gli appellativi di “dementi”, “vispe terese”, “paghino loro”, “figlie di papà”, “perditempo”. L’assessore di Varese le accusò di essere partite per farsi i selfie con i ribelli.

La cantante Emma Marrone è stata ricoperta di insulti sia per essersi schierata al fianco della capitana, sia per un episodio che la vide protagonista alcuni mesi fa: dal palco del Palasele di Eboli osò urlare “Aprite i porti!” e subito sui social la sua espressione si tramutò in “Apri le cosce“, “Apri le porte di casa tua“. E gli insulti non si limitano soltanto alla politica, ma abbracciano qualsiasi settore. Giulia Bardanzellu, giornalista e responsabile della comunicazione della Torres, si è sentita costretta a denunciare quando è successo a lei.

Una storia diversa per gli uomini

Con gli uomini difficilmente si scade nel sessismo, proprio perché gli attacchi sono il prodotto di una cultura che ha molteplici retaggi, di chi difende le donne soltanto quando sanno restare in silenzio. Di un uomo non si giudica l’aspetto fisico, non si considera il suo abbigliamento come essenza specifica della sua persona o, come già detto, non gli si augura lo stupro come è successo nelle ultime ore a Carola Rackete.

Poi c’è quella tendenza ad augurare la morte che non conosce distinzioni di sesso. Accadde per Giuglio Regeni, per Mimmo Lucano ed è accaduto pochi giorni fa ad Andrea Camilleri, colto da un malore. Il livello base di argomentazione è che se hai osato, allora meriti di morire.

Carola Rackete insulti sessisti
Fonte: ilFattoQuotidiano

Professiamo ideali di giustizia, ci indigniamo per il mancato rispetto delle leggi, ma, sebbene nel nostro sistema democratico e occidentale lo stupro sia debellato e considerato una pratica illecita volta a danneggiare le persone, alla prima occasione utile, c’è chi lo augura pubblicamente, invocando quella stessa giustizia.

Sara C. Santoriello

1 commento

  1. Massima solidarietà per tutti questi personaggi, donne ma non solo, che per cercare di sottrarsi dallo status quo, gliene vengono dette di tutti i colori. Altrettanto per persone anonime come me che, per aver dimostrato senso di tolleranza e di diritto di espressione per tutti in argomenti come quello della Sea Watch, mi hanno augurato di morire sgozzato. neanche avessi voluto attaccare, non solo direttamente, ma anche indirettamente, qualcuno o qualche branca di individui. E vabbè…….

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