Elezioni comunali Roma 2021: Virginia Raggi si ricandida tra il caos politico
Fonte: Il Mattino

Elezioni Roma 2021: Virginia Raggi ci sarà. La ricandidatura dell’attuale prima cittadina della capitale è l’unica certezza. Su tutto il resto dello scenario politico regna il dubbio.

Le premesse politiche

Il 14 agosto scorso gli iscritti alla piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle sono stati invitati a scegliere se approvare il terzo mandato per i consiglieri comunali e a esprimere il consenso sulle alleanze con i “partiti tradizionali” nell’ambito di elezioni amministrative. L’80% dei votanti ha detto sì al terzo mandato, mentre meno del 60% ha approvato la proposta sulle alleanze. Uno scarto di entusiasmo consistente, anche se è importante considerare che a partecipare alla votazione online sono stati in 49mila circa, meno della metà degli aventi diritto.

Il “voto di ferragosto” sulla piattaforma grillina ha un significato importante perché ha autorizzato i vertici pentastellati a tentare, tra le altre cose, il rilancio della figura politica di Virginia Raggi in vista delle elezioni Roma 2021, e perché spiana la strada al cambiamento delle norme basilari che diedero vita al Movimento 5 Stelle. Cambiare le norme di quello che si definisce partito del cambiamento, in questo caso, significa la normalizzazione dell’organizzazione politica, un allineamento alle pratiche di tutti gli altri partiti. Per chi avesse mai avuto il dubbio che quella dei 5 Stelle fosse una rivoluzione in corso, insomma.

Il giorno dopo la votazione online era evidente che lo scopo del superamento del vincolo dei due mandati per i consiglieri comunali fosse quello di estenderlo, in seguito, anche ai parlamentari, e che le alleanze politiche riguarderanno futuri ed eventuali progetti di governo. Interpellando gli iscritti alla piattaforma Rousseau, il Movimento 5 Stelle ha voluto fare una prova: un modo per capire dove soffia oggi quel vento che, proprio a ridosso del voto delle comunali romane nel 2016, Virginia Raggi considerava in procinto di cambiare, cambiare una volta per tutte, grazie al Movimento. Doveva essere il cambio di passo nelle amministrazioni locali, in nome della “politica pulita” e dal basso targata 5 stelle. Eppure. Max Collini, in una canzone intitolata Tatranky che parla di un viaggio a Praga subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, a un certo punto dice «in Boemia tutto è fermo. (…) Tutto è immobile». Alla vigilia delle elezioni Roma 2021, la situazione nella quale si trova la città eterna non è molto differente.

L’amministrazione Raggi

L’attuale amministrazione negli anni si è fatta vanto di pulizia di strade, costruzione di piste ciclabili, opposizione a grandi eventi (come dimenticare la strenua opposizione alle Olimpiadi di Roma da parte dell’appena insediata giunta 5 Stelle). Ma la fiducia inizialmente accordata dai cittadini romani ha lasciato presto spazio allo scontento.

Forse perché i toni trionfalistici con cui Virginia Raggi annuncia risultati normalissimi per una giunta comunale hanno irritato chi vive in una città difficile e complessa, stritolata da disfunzioni evidenti; forse perché chi aveva scelto i 5 Stelle per il cambiamento ha compreso molto presto che i “problemi di Roma” sarebbero rimasti irrisolti anche stavolta. E poi le indagini, gli arresti delle figure politiche più vicine a Virginia Raggi, il tira e molla con i vertici del Movimento 5 Stelle, gli autobus in fiamme, simbolo della disfatta, di una città che “per governarla ci vuole l’imperatore”, come dicono in molti.

Chi amministrerà la Capitale dal Campidoglio dopo le elezioni Roma 2021? Fonte: turismoroma.it

Se dunque l’amministrazione cittadina della sindaca pentastellata non ha sicuramente entusiasmato, la figura di Virginia Raggi ha finito per essere rilevante più che altro da un punto di vista nazionale: le contraddizioni del sistema politico si riassumono e si articolano proprio a partire dalla contesa del Campidoglio.

Le elezioni Roma 2021 saranno un voto da guardare in prospettiva (soprattutto riguardo alle alleanze) per comprendere l’evoluzione delle dinamiche politiche nazionali, e sono già il banco di prova per la tenuta dell’attuale governo del Paese e anche per la compattezza dell’opposizione.

Le elezioni comunali Roma 2021 e l’intreccio con le sorti del governo

Fino a pochi giorni fa il Partito Democratico, e a partire dall’esperienza del governo giallo-rosso, aveva raffreddato la tensione con la giunta romana a 5 Stelle. All’annuncio di una ricandidatura di Virginia Raggi alle elezioni Roma 2021, il segretario Nicola Zingaretti bolla la sindaca uscente “nemico numero uno” adottando una linea nettamente oppositiva, definendola il più grande problema di Roma. Dando uno sguardo al desolante e caotico scenario politico attuale, però, il Partito Democratico non sa con certezza quale figura candidare: di tutti i possibili nomi che hanno rifiutato ce sono stati diversi, e in questi giorni sta emergendo la possibilità che a presentarsi alle elezioni sia Monica Cirinnà. Eppure, su scala nazionale, c’è l’autorizzazione di Zingaretti al Sì nel referendum sul taglio dei parlamentari, che si terrà il 20 e 21 settembre 2020. Un appoggio, quest’ultimo, tanto importante per l’equilibrio del governo tanto quanto le trattative per le elezioni comunali romane. Questi, e chissà quanti altri eventi da qui all’inizio della corsa al Campidoglio, potranno costringere il PD a un clamoroso endorsement nei confronti dell’attuale sindaca di Roma, magari al ballottaggio.

Potranno corteggiarsi e respingersi quanto vorranno (come se non fossimo abituati), ma Pd e M5S saranno costretti ad aprire una qualche forma di dialogo: solo così si può evitare la vittoria della destra, che pure potrebbe non arrivare compatta alle prossime comunali romane. In città, infatti, al momento giganteggiano soltanto i manifesti della Lega, a ricordare le elezioni della nuova giunta, e il faccione di Matteo Salvini che chiede il voto dei romani proponendo gli intramontabili ordine e sicurezza. Questo protagonismo potrebbe non essere gradito da quella destra capitolina che risponde al nome di Fratelli d’Italia, partito alla guida della galassia fascista e neofascista di gruppi e sigle radicati in molte realtà romane che, se potesse, forse con la Lega preferirebbe proprio non parlarci.

Un satellite di primaria importanza di questa galassia, a Roma, è Forza Nuova. Uno dei suoi più importanti rappresentanti è Giuliano Castellino, che sabato scorso si trovava alla manifestazione dei “No mask” a gridare dal palco contro la “dittatura sanitaria” e contro l’attuale governo. Il tutto dinnanzi a un pubblico di negazionisti del Covid e No-vax che oggi bruciano le mascherine e le foto di Beppe Grillo, ma che per anni hanno visto il Movimento 5 Stelle accogliere le loro teorie e i loro consensi. I partecipanti alla manifestazione “No mask” erano pochi, c’è da dirlo, ma il cambiamento delle preferenze elettorali, in Italia come a Roma, saranno determinate anche dal Coronavirus e dall’esasperazione psicologica che la pandemia sta determinando.

Le elezioni comunali di Roma saranno ancora una volta un laboratorio per il disegno dei futuri rapporti tra le forze politiche in Italia. A meno che, un giorno, non emerga un’alternativa. Ma le alternative che spuntano da un giorno all’altro e che si intestano il vento del cambiamento e l’alternativa stessa, non portano mai nulla di buono. E Virginia Raggi ne è solo l’ultimo esempio.

Giovanni Esperti

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