Il nome Vittorio Boiocchi alla maggior parte degli appassionati probabilmente non farà suonare alcun tipo di campanello nella mente, a meno che non si abbia una una profonda conoscenza di ciò che succede negli stadi italiani in tutto e per tutto. Per chi non lo sapesse, Vittorio Boiocchi era lo storico capo degli ultras della Curva Nord dell’Inter, noto anche per aver fondato negli anni Ottanta il gruppo Boys San, e per esser stato condannato 10 volte per un totale di 26 anni di carcere. Un personaggio storico di San Siro, che nel pomeriggio del 29 ottobre scorso ha perso la vita durante un agguato proprio mentre si giocava Inter-Sampdoria. E proprio la sua morte ha generato il parapiglia avvenuto in curva Nord all’intervallo del match di cui stiamo parlando.

Alla notizia della morte dello storico capoultras, gli ultras hanno deciso in segno di lutto di abbandonare la curva nord di San Siro durante la partita. Fin qui non ci sarebbe stato nulla di male, se non fosse che gli ultras hanno obbligato, con metodi non esattamente ortodossi, anche chi non apparteneva ai gruppi organizzati ad abbandonare lo stadio prima della fine della gara. Le testimonianze dallo stadio hanno mostrato come gli ultras con spinte e pugni abbiano costretto chiunque, famiglie con bambini incluse, ad uscire dalla curva Nord anzitempo.

Un’imposizione di forza scellerata e senza senso che ha coinvolto persone che con la vita da stadio non hanno nulla a che fare, e che riapre il dibattito sulla presenza degli ultras negli stadi italiani. Perché definire gli ultras un problema sarebbe una visione estremamente riduttiva di quello che succede ogni settimana allo stadio e anche degli ultras stessi, ma è altresì vero che bisogna parlarne e capire bene anche l’impatto negativo del fenomeno.

Gli ultras, nel bene e nel male e con i propri pregi e i propri difetti, sono comunque il cuore pulsante del tifo in uno stadio. Sono gran parte dell’atmosfera in uno stadio e gran parte dei cori (quelli che non mirano ad insultare o denigrare, si intende) durante una partita. Fare di tutta l’erba un fascio non è corretto a prescindere, in qualunque situazione, e quindi definire gli ultras “criminali” è quanto di più sbagliato ci sia. Però il problema degli ultras violenti esiste, è sempre esistito e di certo non lo scopriamo oggi. L’episodio di Milano è l’ultimo di una lunga serie di eventi violenti che vanno dalla morte di Ciro Esposito al motorino lanciato dagli spalti di San Siro. E i quattro Daspo emessi nei confronti dei tifosi nerazzurri sono un provvedimento ridicolo che non educa né dà minimamente la dimensione di ciò che è successo, ovverosia un’imposizione coatta di potere da parte di chi non ha potere di alcun genere. La Curva Nord, infatti, dopo il silenzio osservato all’Allianz Arena – e nonostante i provvedimenti adottati – potrà tornare ad occupare i suoi soliti spazi contro il Bologna in casa, come se nulla fosse accaduto. Intanto resta l’immagine inespiata di quanto occorso contro la Sampdoria, che è la peggiore pubblicità che la vita da Ultras potesse ricevere, peraltro in un periodo storico in cui la tolleranza verso gli atti violenti è al minimo.

Il potere dei gruppi organizzati negli stadi è sempre stato troppo ampio, dal non rispetto dei posti assegnati fino alla gestione delle vendite dei biglietti per le partite. Fin troppe volte gli ultras hanno avuto il potere di comandare su tutto ciò che avveniva sugli spalti e qualche volta anche su ciò che avveniva in campo. Ma l’epurazione degli ultras dagli spalti in stile Juventus è veramente l’unica strada percorribile? Ancora una volta, la verità sta nel mezzo. Estirpare i violenti dagli stadi è qualcosa che andrebbe fatto a prescindere che siano ultras oppure no. Tuttavia, immaginare uno stadio senza persone in piedi a cantare mette quella giusta dose di tristezza che fa riflettere sull’erroneità della misura. Probabilmente la scelta più giusta per contenere quantomeno il fenomeno dell’imposizione coatta dei posti a sedere sarebbe adottare il modello Borussia Dortmund in tutti gli stadi d’Europa, così da poter anche tenere maggiormente sottocchio i gruppi organizzati, non per osservarli come se fossero in carcere, bensì per dare a loro uno spazio che sia solo loro, e a chi è interessato solo alla partita la possibilità di non essere intralciato in alcun modo. Ma episodi come quelli di San Siro non possono essere più tollerati in nessun modo.

Andrea Esposito

Laureato all'Università di Napoli, L'Orientale. Attualmente studente all'Università Suor Orsola Benincasa. Nato il 30/08/1995 Aspirante giornalista.

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